I nostri Dottori interpretano così questo atto che sembra strano: «Per quale motivo la legge ordina di offendere l'orecchio a preferenza di qualunque altro membro?—Disse Dio: «Quell'orecchio che intese la mia voce sul Sinai, quando proclamai: che tutti i componenti l'Assemblea di Giacobbe sono ugualmente miei schiavi che trassi dalla terra d'Egitto, e ciò non pertanto si sottomise volontariamente al giogo d'altro schiavo, porti esso il marchio dell'ignominia e del disonore».
L'anno del giubileo differenziava dall'anno sabbatico per la prescrizione d'una libertà intiera, assoluta ed inesorabile per la terra e per tutti i suoi abitanti. Imperocchè, nella guisa istessa che nell'anno sabbatico s'era fatta un'eccezione alla legge relativa agli schiavi, così se ne ammise una riguardo alla legge sulla proprietà permettendone l'alienazione in dati casi. Ma questa concessione non era che temporanea anch'essa: inquantochè oltre al permettere al possessore stesso di ricuperare in qualunque momento la possessione alienata; oltre al raccomandare questo misero decaduto alla pietà dei suoi parenti, facendo loro quasi un dovere di ricuperare per lui la già sua possessione; statuì che in qualunque caso all'anno del giubileo, egli ritornasse di pien diritto al possesso dei suoi beni. I debiti di qualunque specie essi fossero venivano pure rimessi61.
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Così ad ogni mezzo secolo tutto rientrava nell'ordine primitivo: lo stato ricuperava i membri per lui perduti nella schiavitù; e questi miserabili resi alla patria e ristabiliti nei loro fondi, riprendendo il titolo di cittadino si trovavano alla portata di adempirne le funzioni e di sopportarne i carichi.
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NOZIONI DI ARCHEOLOGIA
Antichità civili.
Dopo d'avere parlato nei mesi precedenti sulla società domestica degli antichi Ebrei, comincieremo in questo la descrizione dei loro usi sociali, facendovi precedere alcune considerazioni sul loro carattere in generale.
È cosa innegabile che il carattere degli ebrei antichi teneva alcun che di singolare, e distinguevasi da quello degli altri popoli per virtù e vizi proprii. Se è vero che essi non erano affatto scevri dei vizi propri degli Asiatici quali: l'arroganza, l'indocilità, la caparbietà, la mollezza, l'amore del lusso e delle pompe; se è vero ch'essi ebbero una tendenza invincibile verso l'idolatria fino all'epoca del primo esiglio; non è men vero che in parecchi periodi della loro storia noi li riscontriamo sobrii e semplici nei costumi, modesti nelle glorie, attribuendone maggior merito alla protezione di Dio che al loro proprio valore; li riscontriamo ammirabili per fede religiosa e per isviscerato amore al patrio suolo; schietti, mantenitori delle promesse, chiari per umanità, giustizia ed affabilità.
Gli sforzi di Mosè per insinuare nei loro cuori una forte passione per l'agricoltura e per la pastorizia non furono vani, perchè essi vi si mostrarono cotanto propensi e vi si dedicavano con tanto amore, che la massima prosperità della nazione veniva figurativamente espressa dai profeti colle parole che: «ciascuno condurrebbe la sua vita sotto la sua vite e sotto il suo fico»: per quanto ciò non abbia minimamente impedito che ogni qualvolta la loro patria reclamava l'aiuto dei suoi figli, questo popolo non abbia saputo cangiare con prestezza ammirabile e con uno slancio insuperabile gli strumenti di pace in quelli di guerra.