[pg 108] Vediamo ora come il loro carattere si manifestasse in pratica nelle diverse congiunture della vita.

Non è mestieri di essere molto versato nel Pentateuco, per sapere quanto già dicemmo e ripetiamo ora, che cioè il suo autore si studiò di ingentilire l'animo del suo popolo, e di insinuare nei loro cuori urbanità e delicatezza62. [pg 109] E noi ci sentiamo ben orgogliosi di potere asserire senza, tema di smentita, che da questo lato gli ebrei si uniformarono sì bene all'intenzione del loro Legislatore, che lasciarono una prova indubbia della più alta civiltà.

L'atto più comune di urbanità essendo il saluto che viene scambiato tra amici e conoscenti; è perciò naturale che si presenti primo al nostro esame.

Presso gli ebrei, la locuzione che esprimeva il saluto, conteneva una benedizione. Il saluto più ordinario era infatti: Dio (sia) con te: al quale veniva risposto: benedica te Iddio. Si usavano però altre formule quali sarebbero: Dio ti sia benigno: la benedizione di Dio (sia) sopra di te; io ti benedico nel nome di Dio. Volendo informarsi del benessere dell'amico, gli si indirizzava la seguente interrogazione: aschalom lach? a cui ordinariamente veniva risposto: schalom. Gli amici, i parenti e quelli che erano di un rango eguale per lo più facevano seguire un abbraccio al saluto e specialmente poi quando non si erano visti da lungo tempo. Incontrando o accomiatandosi da persone di un rango più alto facevano una profonda riverenza, che la Bibbia esprime colle parole: si prosternò colla faccia a terra.

Da quanto si rileva dal fatto di Rebecca verso Isacco e da quello di Abigaille verso Davide, si può conghietturare, che l'inferiore si affrettava a scendere dalla sua montura, quando vedeva arrivare l'uomo di distinzione al quale voleva presentare i proprii omaggi.

Nel corso della conversazione, l'inferiore dava al superiore il titolo di signore, e a se stesso si attribuiva quello di servitore, senza però lasciare di parlargli direttamente in persona seconda, formula che si usava quasi esclusivamente. Anche le donne parlando a uomini a loro superiori davano a se stesse l'epiteto di serventi. Pare che gli uomini non usassero salutare in pubblico le donne, ma che all'incontro queste si mostrassero molto sollecite ad usare verso gli uomini quest'atto d'urbanità. Tale uso si conserva ancora oggi giorno tra gli Arabi.

[pg 110] Stando a quanto scrisse un celebre viaggiatore63 sugli Orientali, i quali, dice esso, «conservano talmente le usanze antiche menzionate nella Storia Sacra e profana, che salvo la religione, si può dire che è ancora lo stesso popolo di due mila anni fa», noi siamo portati a conghietturare che quando si andava a fare visita a un grande personaggio sì usava farsi annunziare: ma che volendo invece entrare in una casa ordinaria si bussava alla porta, e si attendeva che sortisse il padrone per esservi introdotto. Partendo dalia stessa supposizione si ha fondamento a ritenere che, come si usa attualmente dagli Orientali, si usasse anche fra gli Ebrei di abbruciare incensi in onore degli ospiti e di complimentarli con rinfreschi che consistevano allora in vino mescolato d'aromi, in sciroppo di melagranate, ecc.

Nel rispondere al saluto di commiato del visitatore, il padrone di casa gli diceva: lech leschalom (va in pace) augurio questo che si adoperava anche pel viaggiatore.

Fra gli scambievoli atti d'urbanità a cui ci obbliga la vita socievole, dopo il saluto e la visita vengono i regali, e di essi la Bibbia ci offre pure molti esempi. È quasi superfluo dire che i regali, i quali sono forse ancora più che il saluto e la visita una manifestazione d'una reciprocanza non dubbia di affetto, di stima e di devozione; dovevano necessariamente variare a seconda dei vincoli di parentela e di amicizia che legavano tra loro chi li offriva e colui a cui venivano offerti, e a seconda della differenza della loro condizione sociale64. Essi consistevano in armi, [pg 111] in vestiti, in danaro e in derrate, fra le quali devesi particolarmente notare il grano secco, il pane e il miele. Naturalmente non v'era epoca fissa per tale scambio di regali, poichè gli amici se ne scambiavano nei giorni di allegria per qualsivoglia festività domestica; e in tali giorni, come pure nelle ricorrenze delle solennità religiose, se ne distribuivano generosamente al levita, al forestiero, all'orfano e alla vedova: onde anch'essi, secondo il detto Mosaico «potessero partecipare alla comune letizia».

Si offrivano pure regali ai grandi, dei quali volevasi acquistare la protezione. Talvolta anche i grandi ne offrivano ai loro inferiori, locchè veniva stimato un segno di favore e di protezione. Anche ai re si offrivano regali, ma probabilmente altro non erano se non un'imposta [pg 112] mascherata. È però dovere di giustizia il soggiungere che anche i re dal canto loro si dimostravano liberali verso quei loro sudditi che ritenevano degni di particolare distinzione, e che nei tempi di pubblica esultanza facevano distribuire viveri al popolo radunato.