Per completare questi nostri brevi studii sulla vita domestica e sociale degli antichi Ebrei, ci crediamo obbligati a consacrare alcune parole sul trattamento che trovavano presso di loro i poveri ed i forestieri.
Sui primi diremo: che per quanto Mosè considerasse eccellenti le disposizioni da lui prese, e da noi in parte esaminate, onde tutti i componenti della repubblica da lui fondata potessero vivere in condizione agiata ed indipendente; tuttavia non poteva illudersi, come veramente non si illuse, sulla possibilità che la infingardaggine e i vizii degli uni, e la vile ingordigia degli altri non avessero in un tempo più o meno lontano alterato lo stupendo equilibrio sociale da lui stabilito. Ecco con quali parole dimostra questa possibilità ed ordina di venire in soccorso ai bisognosi: «Perocchè non suol mancare in un paese qualche bisognoso, perciò io ti comando con dire: Apri la tua mano al tuo fratello povero e bisognoso, nel tuo paese».
La lingua ebraica ha tre vocaboli per designare questa classe di diseredati: 1º Evion, derivante dal verbo avà, che significa desiderare, volere; 2º anì, da óni, afflizione, miseria; 3º dal, che deriva dal verbo dalal, e che vale impoverire, mancare, scarseggiare. Questo vocabolo viene [pg 116] usato indistintamente tanto rapporto alla salute fisica e allo stato dello spirito, quanto in rapporto ai beni di fortuna e alla condizione sociale.
Se portati dall'argomento noi dovemmo occuparci di questa classe sfortunata, ciononpertanto ci riteniamo dispensati di allungarci a dimostrare con quanta premura ed amorevolezza venisse essa raccomandata alla pietà dei ricchi, sia da Mosè stesso e sia dai Profeti. I nostri Dottori poi eccedettero talmente nelle loro raccomandazioni delicate e previdenti da quasi rasentare l'esagerazione. A degno complemento dei loro ammaestramenti definirono il popolo d'Israele per rahhamaním benè rahhamaním, misericordiosi figli di misericordiosi, inquantochè, conchiusero essi, sia cosa indubitabile che colui che non ha misericordia verso i sofferenti non può essere (degno) discendente di Abramo66.
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Forse ancora più che pei poveri, Mosè ebbe commoventi raccomandazioni verso gli stranieri. Non sarà forse mestieri che noi notiamo, che presso tutti i popoli antichi i forestieri venivano tenuti quali altrettanti nemici. Ma quale diverso trattamento impone Mosè verso di loro! Oltre di autorizzarli a raccogliere in comunione dei regnicoli poveri le spighe cadute al mietitore, i grappoli d'uva, le olive che il proprietario doveva lasciare non raccolte, e quasi dimenticate, in un angolo del campo e della vigna; la produzione spontanea degli anni sabbatici; in faccia alla legge concedeva loro gli stessi diritti dei cittadini. Quanto sono ammirabili le parole colle quali sancisce questo loro diritto! «Come un cittadino tra voi sarà (considerato) il forestiero che verrà a stanziare tra voi; voi lo amerete come voi stessi, inquantochè voi conoscete l'anima (le sofferenze morali) del forestiero, che forestieri voi foste nella terra d'Egitto». Ed altrove fissando le norme per cui la giustizia riescisse amministrata con imparzialità, equità e fermezza, così si esprime a riguardo del forestiero: «Una sola giustizia, una sola legge regnerà tra voi sia pel cittadino quanto pel forestiero».
E convinto della efficacia che hanno gli esempi sugli animi, e che è a cento doppi maggiore di quella dei freddi precetti; dimostrò tradotti in pratica questi generosi e nobili sentimenti cogli esempi di ospitalità dati da Abramo e da Loth quando vennero visitati dagli angeli in forma d'uomini; dall'esempio di Batuele verso Eliezer; da quello di Labano verso Giacobbe fuggitivo dalla casa paterna; dell'ospitalità da lui stesso ricevuta in Madian da Ietro, [pg 118] e che a sua volta gli restituì nel deserto, nell'occasione che gli accompagnò colà la moglie e i figli.
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TISRI (
Settembre-Ottobre
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Questo mese, che nella Bibbia porta il nome di ierahh aedanim (mese dei forti), potrebbesi a giusta ragione chiamare il mese sacro del popolo ebreo; sia perchè in esso ricorrono le sue feste principali, e sia perchè i dieci primi giorni d'esso sono intieramente consacrati alla penitenza; Mosè aveva stabilito nel primo giorno di questo mese una festa che chiamò iom teruà (giorno di strepitazione). Ora tale festa, appellata ross'assanà (capo d'anno), si celebra per due giorni consecutivi in tutto il mondo Israelitico; e per insegnamento tradizionale i nostri Dottori la dichiararono festa anniversaria della creazione del mondo motivo per cui l'appellarono: iom azícarón (giorno di commemorazione). In tali due giorni che sono i primi dei così detti asséred iemè tessuvà (i dieci giorni penitenziali), oltre allo suonare lo sciofar, gli uffizi religiosi sono assai più prolissi che in qualunque altro giorno festivo: e sbandito dal rituale ogni canto giulivo, le preghiere s'informano tutte a una certa malinconia che commuove il cuore, inspirate come sono dalla credenza tradizionale che in questi giorni Iddio esamina e giudica tutte le azioni degli uomini, e segna il destino di ciascuno d'essi per l'anno che incomincia. In questi, meglio che in qualunque altro giorno dell'anno, sottoponendo a scrupoloso esame il nostro cuore e le nostre azioni, noi abbiamo il dovere di richiamare alla memoria le colpe di cui bruttammo le nostre anime immortali; e grati a Dio, che nella sua misericordia per la nostra debolezza ci suggerì un mezzo onde purificarle, siamo in dovere di adoperarci a riparare quei mali che volontariamente od involontariamente causammo al nostro prossimo67.