Il pontefice portava inoltre una seconda tunica più ampia alla quale si trovava attaccato l' Efod, specie di veste di un ricco tessuto, in ciascuna delle cui spalle era incastrata una grossa pietra preziosa coi nomi di sei tribù. Il lembo estremo di questa seconda tunica era alternativamente guernito di una granata fatta di lino ritorto di diversi colori, e di un campanellino d'oro il cui suono annunziava la entrata di lui nel santo dei santi. La sua tiara assai più elevata che la mitra degli altri sacerdoti, aveva innanzi una piastra d'oro, attaccata con un cordone di porpora sulla quale si leggevano le parole: kodesc l'adonai (Santo all'Eterno).

Un tessuto doppio di lana variata, detto hhoscen, di lino e di fili d'oro, si trovava fissato sul suo petto con delle catenelle, di cui le une si affibbiavano alle spallette dell' Efod, le altre al cinturino. Dodici pietre preziose incastrate su quattro ordini, portavano inciso ciascuna il nome di una delle tribù di Israele. Stupenda idea rappresentante la confederazione delle dodici tribù in un [pg 131] popolo unito, e la loro perfetta uguaglianza al cospetto di Dio padre e Signore di tutti!

Tranne dunque il maggior numero degli abiti e l'unzione sul capo, la consacrazione di Aronne a pontefice fu uguale a quella dei suoi figliuoli. Ecco come tale funzione fu compiuta da Mosè. Lavati e vestiti degli abiti sacri, si collocarono davanti l'altare dove eravi un toro giovine, due montoni, pani azzimi, ed una paniera contenente due specie di schiacciate. Eglino imposero le mani sul capo del toro, che venne immolato pei loro peccati. Poscia Mosè segnò di sangue i quattro angoli dell'altare, ne sparse il resto sulla predella, e dispose sull'altare le partì pel sacrifizio. Tutto il rimanente delle carni venne tolto e bruciato fuori del campo. Aronne e i suoi figli misero pure le mani sulla testa d'un montone che Mosè immolò in olocausto, e di cui versò il sangue in terra e bruciò le carni sull'altare dopo averle spezzate. Avendo i sacerdoti messo le mani sul secondo montone, Mosè scannollo ancora, quale sacrifizio di consacrazione. Col sangue della vittima tinse l'orecchia destra, il pollice del piede e della mano destra di Aronne e dei di lui figli, e ne sparse il rimanente attorno l'Ara. Raccolse quindi un po' di sangue allora versato, lo mescolò con olio santo e ne unse gli abiti dei sacerdoti, inoltre versò l'olio santo sulla testa del pontefice, per cui fu chiamato: acoén amasciahh (l'unto). In seguito diede in mano ai sacerdoti le parti del sacrifizio, cioè il grasso che cuopre gli intestini, la coda, le reni ed il grasso che le circonda, il piccolo lobo del fegato, la spalla sinistra, un pane azzimo ed una schiacciata perchè offrissero il tutto a Dio.

Questa ceremonia è espressa colle parole: empiere le mani, che hanno lo stesso significato di esercitare, consacrare. Dopochè i sacerdoti ebbero fatto offerta di tutte le cose sopradette, esse vennero arse sull'Ara. Mosè offrì a Dio in proprio nome il petto della vittima. I sacerdoti mangiarono nel tabernacolo il residuo delle carni che si erano cucinate, come pure i pani azzimi e le schiacciate, [pg 132] e alla dimane si arsero i rilievi. Queste cerimonie continuate per otto giorni consecutivi, segregarono perpetuamente i sacerdoti dal resto del popolo e dai leviti medesimi.

Al tempo di Davide i Sacerdoti erano divenuti tanto numerosi, che furono ordinati in ventiquattro classi, le quali succedevansi ogni settimana nelle funzioni sacre.

Sin dopo la schiavitù Babilonese il titolo di pontefice fu ereditario nella famiglia di Eleazzaro. Antioco Epifane cominciò a vendere tale dignità al migliore offerente. In seguito alle splendide vittorie dei Macabei, uno di quei fratelli, Simeone, fu investito dagli ebrei della doppia dignità di principe e di pontefice: dignità che si perpetuarono nei suoi discendenti sino ad Erode. D'origine straniera, costui dopo di aver usurpato l'autorità sovrana, e lordatosi le mani del sangue dell'ultimo rampollo maschio75 di quella illustre famiglia, riserbò per sè la nomina del pontefice. Quest'abuso, che serviva a fare versare l'oro a piene mani nel tesoro dello Stato e nelle borse dei suoi proconsoli, fu seguito dai Romani; per cui quella dignità [pg 133] non fu più circondata dalla venerazione popolare come per lo innanzi.

La consacrazione dei Leviti seguì in questo modo: 1º Dopo che s'era loro lavato il corpo e raso in tutte le sue parti, essi dovevano prendere farina, olio e due tori. Uno di questi tori doveva essere offerto in olocausto, e l'altro in sacrifizio espiatorio; 2º Mosè doveva aspergerli di acqua lustrale; 3º I capi di famiglia imponevano loro le mani sulla testa, come si faceva per le vittime, e li consacravano al Signore in proprio luogo ed invece dei loro primogeniti; 4º I leviti assistiti dai sacerdoti si prosternavano davanti al Signore od al tabernacolo per consecrargli le loro proprie persone; 5º Finalmente imponevano le mani sui tori offerti e li immolavano.

Questa cerimonia li consacrava al ministero santo e li dichiarava appartenenti a Dio e ai sacerdoti. Pare che la legge non assegnasse loro alcun particolare vestimento; solamente ai tempi di Davide e di Salomone i cantori, i musici e quei che portavano l'arca dell'alleanza, erano distinti dagli altri, da una specie di rocchetto o cotta di fino lino, che indossavano solamente nell'esercizio delle loro funzioni.

Gli uffizi dei leviti erano i seguenti: servire i sacerdoti; fare da guardiani al Tabernacolo e poscia al Tempio; portare le varie parti del Tabernacolo cogli accessori nella marcia del deserto; mantenere la pulizia del Tempio; amministrarne le entrate e i tesori, e finalmente sotto Davide e dopo questo principe addestrarsi nella musica e nel canto. Dovevano inoltre studiare le sacre scritture e coadiuvare i sacerdoti nello istruire il popolo nei suoi doveri religiosi e morali.

I leviti erano divisi in tre grandi famiglie secondo il nome dei tre figliuoli di Levi Kead, Gheresson, e Meravi. Davide divise in quattro classi i trent'otto mila leviti che allora si trovavano adulti, ventiquattro mila furano addetti al servizio dei sacerdoti; quattro mila vennero fatti guardiani o portinai, altrettanti nominati musici, e [pg 134] sei mila giudici e genealogisti nelle città inferiori. I musici furono alla loro volta divisi in ventiquattro classi, il cui servizio era alternativo e durava una settimana. I guardiani si mutavano pure ogni settimana nel giorno di sabbato e facevano sentinella a sei, a quattro, a due. Tutti gli ordini e tutte le classi avevano capi particolari.