Archeologia.
Riprenderemo ora gli studii incominciati nel mese antecedente sulla Società civile degli antichi ebrei, e parleremo delle diverse specie di malattie cui andavano soggetti; della immortalità dell'anima; degli usi che hanno rapporto alla morte e alla sepoltura dei cadaveri; ed infine degli ufficii dei medici e della loro importanza.
§ 1—
Malattie.
Gli uomini delle prime età, alieni dalle grandi passioni, e conducenti una vita semplice ed uniforme, non dovettero essere soggetti che a piccolo numero d'infermità; motivo per cui nella Scrittura si parla molto raramente di malattie propriamente dette. Oltre a questa ragione generale a tutti i popoli antichi, due altre cause dovevano, a parere nostro, contribuire principalmente a rendere rare le infermità presso gli ebrei, cioè l'aria salubre del clima da loro abitato, e le savie leggi igieniche di Mosè.
Generalmente parlando pare che gli ebrei avessero la persuasione che le malattie e la morte altro non fossero che castighi mandati da Dio a colpire il peccatore. Adamo ed Eva peccano e tosto Dio li condanna alla morte; Faraone rapisce Sara e Abimelecco rapisce Rebecca, e Dio affligge di terribile malore l'uno e l'altro colle loro famiglie; Marianna sorella di Mosè non sì tosto mormora del fratello, viene colpita dalla lebbra; i figli d'Aronne sono colpiti da morte per avere brucciato intempestivamente l'incenso dinanzi a Dio; e i Filistei, i Betsaniti, Ozia re di Giuda, Oza, il re Gioram si fanno colpevoli verso Dio, e la mano di lui pesa immediatamente sul loro capo. Davide seduce [pg 135] Betsabea, e Dio colpisce di malattia letale il frutto dell'adulterio; lo stesso re commette un atto di superbia e Dio che già era adirato contro Israele (per peccati che non specifica), manda una epidemia terribile che in meno d'un giorno, spegne ottantamila persone. Ghehhazì si rende colpevole d'indelicatezza verso Eliseo e tosto è colpito dalla lebbra; Saulle trasgredisce gli ordini di Samuele ed è invaso da uno spirito maligno che lo tormenta; Giobbe è oppresso da grandi sciagure e gli amici che erano accorsi a confortarlo, lo suppongono reo di qualche misfatto perchè Dio non colpisce se non i peccatori. I nostri Dottori ci lasciarono il seguente adagio: «Non si dà morte senza peccato, nè si danno dolori senza colpe».
Le principali e più terribili malattie di cui ci parli la Scrittura, sono la pestilenza e la lebbra tutte e due endemiche dell'Egitto.
La pestilenza è malattia abbastanza conosciuta da esimerci di parlarne. La lebbra non è solo una malattia cutanea, ma attacca eziandio il tessuto cellulare, le ossa, la midolla, tutte le articolazioni; corrode le estremità delle membra, a poco a poco stendesi per tutto il corpo e finalmente lo mutila riducendolo allo stato più schifoso.
Fra gli ebrei i sintomi di questa malattia erano benigni: i primi non erano altro che piccoli punti quasi impercettibili, che presto diventavano croste o scaglie dapprincipio bianche poi nericcie e circondate da aureola rossigna: ma questi punti prima radunati attorno gli occhi od alle narici, stendevansi gradatamente su tutto il corpo fino a che non vi restava più brandello di cute; gli stessi capegli o peli tutti infetti da questo orribile morbo, cadevano affatto. Il peggio si era, che questa malattia si perpetuava fino alla terza e quarta generazione; e che il semplice contatto, l'alito, la vicinanza, bastavano sovente a comunicare il veleno. Ciò ci rende, ragione della severità delle disposizioni Mosaiche per separare i lebbrosi dalla società comune, e dell'obbligo imposto al lebbroso, di portarsi fuori dell'abitato gridando thamè, thamè (immondo, immondo), per allontanare [pg 136] da lui tutti i passanti. I sacerdoti erano incaricati della visita dei lebbrosi, e dovevano vigilare sull'esecuzione delle leggi a loro relative.
Giudicando da quanto fece Davide nella malattia del figlio ch'eragli nato da Betsabea, dobbiamo conghietturare che quando la malattia si aggravava i parenti più prossimi gettavano lugubre grida, si rotolavano per terra, si stracciavano gli abiti, si mettevano polvere o cenere sul capo e digiunavano.