La composizione degli olii odoriferi, degli unguenti e [pg 155] dei profumi sia per uso profano come pel servizio religioso; esigeva un'arte particolare che noi troviamo già ben conosciuta e coltivata ai tempi di Mosè. L'artista portava il nome di rokeahh.
L'olio santo che Mosè insegnò a preparare e col quale si consacrarono Aronne e i suoi figli, tutti gli oggetti del Tabernacolo, e che doveva servire di sacra unzione per tutti i secoli; si componeva di quattro specie d'aromi, aggiunti all'olio d'oliva fino, che doveva venire preparato appositamente dal sacerdote. Questi aromi erano i seguenti: 1º morderór mirra semplice, ovverosia quella che colava spontaneamente senza bisogno d'incisione; 2º kinamón cinamomo o canella odorosa; 3º canè boscem canna odorosa; 4º kidá cassia aromatica.
Il profumo per le fumigazioni del santuario si componeva altresì di quattro sostanze aromatiche. La prima era il natáf gomma; la seconda lo scehhéled storace liquida; la terza la hhelbonà galbanum; la quarta la levonà zacà incenso puro.
In questo articolo dovrebbero trovare posto, alcune nozioni sulle scienze coltivate dagli antichi ebrei, sulla lor lingua e poesia; ma sia che l'indole del nostro lavoro non ci permette di diffonderci in questo studio quanto sarebbe necessario e sia perchè esso potrebbe riescire poco dilettevole per quei lettori ai quali è specialmente destinato il nostro lavoro, preferiamo a non parlarne.
Abbiamo già accennato che gli ebrei erano assai appassionati per la musica colla quale rallegravano i loro festini e accompagnavano i sacri canti. Aggiungeremo ora che i Rabbini vogliono che tali strumenti allora conosciuti fossero in numero di trentaquattro. D. Calmet nella sua dissertazione sugli strumenti di musica, ammette bensì che gli strumenti musicali erano presso gli ebrei in numero assai maggiore che presso qualunque altro popolo antico, ma non ne accetta oltre a venti; intanto che il Ben Zeeb, nella sua prefazione al libro dei Salmi commentato dal Nahhmanide, ne enumera ventuno quali tipi [pg 156] primitivi dai quali ne fa originare altri nove. Da qualunque parte stia la ragione a noi poco importa. Ci basta notare che i padri nostri avevano avanzato anche in questa nobilissima fra le arti belle, tutti i popoli antichi. Gli strumenti musicali da loro usati erano di tre specie:
1ª Gli strumenti a corda compresi sotto il nome generico di neghinód i cui principali erano: il nébel nabbo; il assór decacordo e il chinór chitarra.
2ª Gli strumenti a fiato quali: il ugáv organo; lo sciofar del quale abbiamo parlato lungamente nei mesi precedenti; aghil flauto; la hhazozerà tromba.
3ª Gli strumenti a percossione quali il tof; il menanhém; il scialissím e il selselim cembalo. Di questo strumento ne esistevano sicuramente due specie: una detta silselè sámah, e l'altra silselè teruà.
Come la musica e la poesia, anche la danza è un divertimento naturale all'uomo. Tutti gli scrittori ne attestano la sua antichità e universalità fin fra i popoli più barbari, presso i quali era anzi una ceremonia importantissima dello strano e sconcio loro culto.
Ammettendo che il vocabolo mahhól abbia il significato che gli si attribuisce generalmente, si deve credere che la danza fosse praticata presso gli ebrei specialmente in occasione di pubblica esultanza: stante però le rare volte a cui vi si accenna, la poca sua consonanza colla gravità dei loro costumi e alla serietà del loro carattere, e alla massima facilità colla quale potevasi prestare alla leggerezza e all'incontinenza, ci è lecito supporre che fosse assai poco in uso.