CHISLEV
(
Novembre-Dicembre
).

Due fatti della più alta importanza registra la nostra storia in questo mese. Il primo d'essi si rapporta ad una decisione presa da Esdra, e che per quanto la si debba [pg 157] giudicare crudele e dolorosa verso gli interessati, che erano in numero grandissimo, tuttavia era imperiosamente richiesta tanto dalla religione quanto dalla politica; poichè si trattava di estirpare uno sconcio che perpetuandosi minava senza via di scampo sino dalle radici l'esistenza religiosa e politica della nazione intiera. Questa misura consisteva nell'ottenere la separazione degli Ebrei da tutte le donne idolatre sposate nell'intervallo che passò tra la partenza della prima e della seconda colonia giudaica da Babilonia, per la loro antica patria.

Ecco la causa di questo sconcio e il riparo portatovi da un uomo che si acquistò tanti titoli alla benemerenza di Israele, che i Talmudisti lo paragonarono a Mosè. La prima colonia dei reduci da Babilonia era contornata da Moabiti, Ammoniti, Arabi, Samaritani, Fenicii, Siriaci e da altre nazioni che o parlavano una stessa lingua, o dialetti affini, quindi era impossibile ad evitarsi il contatto colle medesime. Si contrassero matrimonii scambievoli; gli Ebrei diedero le loro figlie agli stranieri, e presero mogli da loro. Ne ebbero figliuoli che formarono una razza ibrida non ben giudea, nè ben gentile, ma che per una conseguenza tutt'affatto naturale, partecipava più della madre, dalla quale riceveva col latte le prime nozioni religiose. Quella parte della nazione che era tuttavia attaccata sinceramente alla religione avita, vedeva con dolore questa contravvenzione al più necessario e reciso ordine di Mosè: ben a ragione temeva l'avveramento delle funeste conseguenze da lui pronosticate, tanto più poi perchè tale rilassatezza aveva preso proporzioni estese intaccando a guisa di contagio tutte le classi dei cittadini.

Per rimediarvi pare che questi zelanti patriotti chiamassero da Babilonia Esdra, sacerdote riputatissimo per dottrina e gravità di costumi. Egli discendeva da Zadoc, e perciò apparteneva alla casta dei Pontefici: era stimato il più profondo nella cognizione delle patrie leggi, e gli veniva dato il sopranome di sofér maír (scriba perito), con cui si voleva indicare non pure la sua maestria nello [pg 158] scrivere, ma eziandio la singolare sua perizia nel leggere e spiegare le sacre Scritture85.

Esdra dunque venne a Gerusalemme l'anno primo di Artaserse Longimano, munito di un favorevole rescritto di questo principe che gli attribuiva tutti i poteri di un governatore: gli regalò eziandio cento talenti di argento e gli assegnò somministrazioni di grano, vino, olio e sale pei bisogni del Culto. Oltre a questi sussidii, Esdra raccolse dalla pietà degli Ebrei trans-Eufrateni altri cinquecentocinquanta talenti d'argento, cento d'oro, e molto vasellame di argento e d'oro; parte avuto in dono e parte di quello che trasportato da Gerusalemme non era ancora stato restituito e che a lui riuscì di ricuperare. Con lui si aggiunsero più di 1800 altri ebrei che vollero accompagnarlo, fra i quali alcuni sacerdoti, cantori, leviti e natinei86. La carovana partì verso la metà di Nissan ed arrivò a Gerusalemme nel mese d'Ab. Esdra dopochè fu bene informato [pg 159] dello stato delle cose se nè mostrò scontentissimo, si stracciò le vesti, ed assunse tutti gli altri contrassegni del dolore e del lutto, onde i Giudei commossi dalla sua autorità, promisero di sottoporsi alle riforme che avrebbe voluto fare. Egli allora ordinò che tutti gli Ebrei, anche quelli della campagna si trovassero fra tre giorni, che veniva appunto ad essere il venti del mese di Chislev, a Gerusalemme. L'assemblea ebbe luogo infatti al giorno stabilito, [pg 160] e il popolo se ne stava trepidante e timoroso, per la suprema importanza delle decisioni che si dovevano prendere, sulla piazza che trovavasi innanzi al Tempio. E infatti il motivo era seriissimo, poichè, come già dicemmo, si trattava di giudicare tutti quelli che avevano menato mogli straniere, e fors'anco costringerli a separarsi da esse e dai figliuoli che avevano procreato. E costoro non erano pochi; vi erano sacerdoti, leviti e persone di alto e di basso stato; e si poteva presumere che non tutti sarebbero stati disposti ad accondiscendere al volere altrui in un negozio in cui erano interessate le affezioni più delicate del cuore; poichè sarebbe stato difficile il persuaderli che l'interesse generale dello Stato reclamava da loro un sacrifizio cotanto grave e penoso.

Sembra quindi che l'assemblea sia stata tumultuosa, e che l'unione di tutta quella gente lungi dal contribuire al buon effetto della combinazione desiderata, lo contrariasse. Colta dunque l'opportunità che pioveva a dirotto, e che il popolo si trovava assai a disagio, l'assemblea fu congedata; e si credette più acconcia l'instituzione di un tribunale composto di Esdra e di alcuni uomini capi dei loro casati designati per nome, onde giudicare i refrattarii citandoli ad uno ad uno. Questo spediente riescì: la commissione lavorò tre mesi ad indurre colle buone o colle cattive gli ebrei a rompere quei matrimonii dichiarati [pg 161] illegali. Un gran numero vi acconsentì mandando via le mogli e i figliuoli, che furono pertanto costrette a ritirarsi alle rispettive nazioni a cui appartenevano; e questo affronto accrebbe contro gli ebrei il numero e l'odio dei nemici.

Tuttavia dobbiamo notare che la riforma non era stata generale: molti eziandio sacerdoti e leviti, anzi le persone più potenti, ricusarono di sottomettersi alla decisione di Esdra, e diedero origine ad una fazione contraria ai rigoristi (farisei)87, ed unita d'interesse cogli stranieri e specialmente coi Samaritani e coi governatori persiani, che risiedevano a Samaria.

Il secondo avvenimento che ebbe luogo in questo mese fu di tale importanza e segna una pagina cotanto gloriosa nella nostra storia, che noi crediamo necessario fare una eccezione alla linea di condotta che ci siamo imposti, e svolgerlo con una certa ampiezza almeno nella sua prima fase: vale a dire sulle cause che determinarono la guerra d'insurrezione contro i Greci, sino alla totale liberazione dello suolo nazionale per opera di Giuda Macabeo.

I reduci da Babilonia nei primi tempi furono governati [pg 162] da capi ebrei nominati ordinariamente dai re di Persia; ma tale dipendenza si faceva sentire così poco da potere quasi dire che la Giudea formasse una specie di repubblica sotto l'alta sovranità di quei re. Il primo di tali capi fu Zerubabele, al quale vuolsi sia succeduto Mesciulla suo figliuolo e poscia Esdra e Neemia. Dopo quest'ultimo, pare che il governo inferiore sia passato nelle mani dei sommi sacerdoti, tanto per la parte religiosa quanto per la civile e politica; e ch'essi siano divenuti i soli intermediarii tra il popolo e i re stranieri di cui erano tributarii. Dobbiamo però notare che per soddisfare le favorevoli propensioni del popolo per la casa di Davide, si introdusse l'uso di nominare un Nassì (principe) tra i membri di quella casa; quantunque peraltro non gli si lasciasse esercitare veruna autorità di fatto.

Noi non ci occuperemo della successione di parecchi re di Persia perchè non fu portata per essi veruna sensibile alterazione nei loro rapporti con gli ebrei, se si escludono i mali che questi ultimi patirono per le guerre che ebbero luogo tra la Persia e l'Egitto: e verremo a parlare degli avvenimenti successi all'epoca in cui Alessandro il Macedone colle sue vittorie minacciava di prossima rovina l'impero di Dario. Trovandosi all'assedio di Tiro, Alessandro inviò una lettera a Iaddo sommo pontefice degli ebrei, che i nostri Dottori per uno strano equivoco confondono con Simeone il Giusto vissuto parecchi anni dopo questi avvenimenti; invitandolo a spedirgli soccorso d'uomini e di provvigioni, e a pagare a lui quel tributo che sino allora era stato pagato a Dario. Iaddo per non mancare al giuramento fatto al suo alleato si rifiutò di aderire a queste richieste, osando sfidare la collera del Macedone il quale giurò di trarre aspra vendetta degli ebrei. Presa Tiro, Alessandro mosse verso Gaza. Questa città gli oppose un'eroica resistenza, ma in capo a cinque mesi essa cadde in potere degli assedianti, e subì un trattamento feroce. Diecimila uomini vennero trucidati; e il resto della popolazione, uomini, donne e fanciulli, furono venduti per ischiavi. Una [pg 163] sorte eguale pareva riservata a Gerusalemme. Un miracolo poteva solo salvare la città santa: e questo miracolo ben meritato dai suoi abitanti in premio del coraggio e della devozione di cui diedero prova nel serbare la fede giurata, fu operato da Dio.