4. Il bèca e pesava 137 grani.

5. La gherà che pesava g. 13,7.

Giacobbe arrivato a Salem la città di Sichem, al suo ritorno dalla Mesopotamia, comprò dallo stesso principe una pezza di campo per cento kessità. I commentatori non si accordano nell'interpretazione di questa parola, poichè taluni vogliono che si trattasse di monete su cui fosse improntata una pecora, ed altri credono invece che si trattasse veramente di agnelli o di pecore, dati da Giacobbe in cambio del terreno.

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[pg 179]

TEVED
(
Dicembre-Gennaio
).

L'unico avvenimento che si presenta al nostro esame in questo mese è l'infausta ricorrenza che diede origine al digiuno del giorno decimo. La caduta del regno d'Israele e l'esilio della grande maggioranza del popolo ebreo nelle lontane provincie dell'Assiria, non fece rinsavire il regno di Giuda perchè i suoi Re, pochissimi eccettuati, continuarono nei loro traviamenti. Ezechia uno dei suoi ultimi Re può annoverarsi fra i più virtuosi, perchè lo storico sacro, a massimo suo elogio, lo paragonò a Davide. Mosso dal desiderio di indipendenza e affidato alla protezione divina, si ribellò al Re d'Assiria di cui era tributario; e questi raccolto un potente esercito e postolo agli ordini di tre capitani Tartan, Rav-Sariss e Rav-Sakè (quest'ultimo d'origine ebrea secondo certi commentatori) lo spedì ad investire Gerusalemme. L'oste formidabile giunse presso le mura di Gerusalemme, ove Rav-Sakè sperando di farsi aprire le porte dal popolo tormentato dalla fame e di entrare nella città senza colpo ferire, prese ad arringarlo per fargli intendere quanto sarebbe stato meglio per lui darsi in braccio al Re d'Assiria, contro il quale lottarono invano tante altre nazioni. Ezechia atterrito dall'imminente pericolo si rivolse a Dio, il quale per mezzo del profeta Isaia lo assicurò che i soldati del Re Assiro non avrebbero calpestato la polvere della santa Città; inquantocchè «quell'orgoglioso monarca briaco di sua potenza avesse osato di alzare gli occhi sul forte abitatore del cielo, e per mezzo dei suoi servi avesse scagliato ingiuriose parole contro il forte d'Israele». In quella stessa notte Iddio mandò il suo angelo distruttore (un'epidemia) che spense nell'accampamento Assiro cento ottantacinque mila uomini, per cui i rimasti s'affrettarono a togliere l'assedio e a ritornarsene alla loro patria.

Or bene! figlio e successore di quest'ottimo monarca fu Manasse il più tristo dei Re di Giuda, sia perchè sopravanzò tutti i suoi predecessori nelle abbominevoli pratiche [pg 180] dell'idolatria, e sia perchè dimostrò una crudeltà d'animo, una sete di sangue affatto insolita nei regnanti ebrei. E lo storico sacro ci tramandò il suo nome con un marchio indelebile d'infamia notando «che riempì Gerusalemme di sangue da una estremità all'altra».

A costui successe Amon che non volle mostrarsi figlio degenere di un tale genitore. Questi due ribaldi scettrati aprirono tali piaghe nel regno di Giuda, che non fu possibile il rimarginarle neanche al virtuoso e religiosissimo Giosia, figlio del secondo e del quale lo storico sacro attesta: «che non fu prima nè sorse dopo, un Re osservatore cotanto fedele delle prescrizioni mosaiche». Non passarono che pochi anni dopo la morte di quest'uomo tanto più meritevole di lodi, quanto più seppe staccarsi dagli esempi paterni e lottare indubbiamente contro una corrente di corruzione per ricondurre il popolo, fors'anco suo malgrado, alla purezza del culto antico; che Nabucco il quale aveva esteso il suo dominio dal torrente d'Egitto fino al fiume Perath venne ad assediare Gerusalemme in questo stesso decimo mese ai dieci del mese. Dopo circa due anni di assedio nel giorno nove del quinto mese (Ab), la città cadde in potere dei Caldei e il popolo d'Israele fu totalmente allontanato dal suo patrio suolo.

Terminando con questo l'annua rassegna dei digiuni, ci sia concesso di esprimere la speranza che Dio voglia in un avvenire non lontano, adempire la promessa ch'egli fece al popolo d'Israele per bocca del profeta Zaccaria colle seguenti parole: «Così disse il Dio Sabaóth: il digiuno del quarto mese (17. Tamuz), quello del quinto (9. Ab), quello del mese settimo (3. Ellul), e quello del decimo (del quale parlammo ora) saranno per la famiglia di Giuda giorni di giubilo, di allegria e di festa: amate però la verità e la pace»92.