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E poichè ci occorse di nominare questo profeta e che secondo noi certe verità non sono mai abbastanza ripetute, sentiamo a quali cause egli attribuisse la caduta di Gerusalemme ovverosia il compendio dei doveri principali che Dio impose all'uomo. «Ecco le cose, dice egli, che Dio faceva proclamare dai suoi profeti in Gerusalemme quando essa sedeva regina potente e gloriosa: amministrate una giustizia equa; abbiate l'un per l'altro trattamento di pietà e di misericordia; non maltrattate, non usate concussioni colla vedova, verso l'orfano, verso il forestiero e il mendico; non vengavi mai in mente il pensiero di desiderare l'altrui male».
ARCHEOLOGIA
Antichità Politiche
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Forma di Governo.
Dopo d'avere parlato nei mesi precedenti della società civile degli antichi Ebrei, tratteremo in questo mese e nei seguenti delle loro antichità politiche ovverosia della forma del loro governo, dei magistrati, dei re, e finalmente delle leggi penali e della loro applicazione.
La sola ragione basta ad insegnare che il governo paterno fu primo d'ogni altro, posciachè la famiglia fu la primiera delle società. L'aumento delle famiglie non [pg 182] isciolse dapprincipio l'autorità di quegli che ne era il capo naturale; e alla morte del padre o in sua assenza il maggior dei figli potè mantenere una certa autorità sui minori, ma poco a poco questa dominazione dell'età e della esperienza dovette andare menomando di forza, ed alcune famiglie cominciarono a dichiararsi indipendenti. Tale stato di cose ingenerando anarchia e disordine fece presto palese la necessità di un capo comune senza pregiudizio all'autorità dei loro capi particolari. Ecco pertanto le autorità che dovettero costituire il primitivo governo dei popoli; e che quantunque fossero tutte indipendenti nei loro rispettivi uffizi, pure erano insieme collegate da un interesse generale.
E questo sistema naturale di governo è quello appunto che noi scorgiamo funzionante presso gli Ebrei, sin da quando essi trovavansi in Egitto: poichè tutto ci lascia credere che quantunque essi fossero sotto la dipendenza di quei re, nullameno erano pure governati dai loro proprii capi. Le tribù, ch'erano in numero di dodici, secondo i nomi dei dodici figli di Giacobbe, pare che fossero divise in famiglie le quali avevano ciascuna il proprio Zakén (anziano). A capo di ogni tribù vi era il Nassi (principe) che avevano ai loro ordini i Soterim. Quando Dio incarica Mosè di presentarsi al re d'Egitto onde intimargli di lasciare partire Israele dal suo paese gli impone di «fare radunare gli anziani di Israele e di manifestare loro ch'era giunto il tempo in cui Dio stava per adempire la promessa fatta ai loro patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, cioè di trarlo da quella dura schiavitù e condurlo in un paese colante latte e miele». Mosè arrivato in Egitto comunica al fratello Aronne l'alta missione di cui fu incaricato, e uniformandosi agli ordini di Dio si affretta a fare radunare gli anziani, e accompagnato da questi e dal fratello si presenta a Faraone. E allorquando costui respinse sdegnosamente tale richiesta e furioso inveì contro gli Ebrei appellandoli pigri, e con una dissennatezza pari alla crudeltà ordinò ai suoi servi di aumentare la somma [pg 183] dei lavori di quei miseri schiavi e di esigerne l'esecuzione col massimo rigore; noi troviamo menzionati certi officiali ebrei sotto il titolo di Soterim93 la cui autorità era sicuramente sanzionata dal Governo Egiziano, verso il quale erano personalmente responsabili dei carichi imposti alla colonia; perchè si fecero interpreti delle lagnanze del popolo presso il re stesso per tale rigore: e uscendo inesauditi dal suo cospetto e incontratisi con Mosè ed Aronne, rivolsero loro acerbe parole perchè la loro missione aveva sortito un effetto contrario a quello che avevano fatto sperare al popolo.
Quantunque noi non conosciamo precisamente le attribuzioni nè l'autorità degli anziani e dei soterim, dobbiamo credere che tali primitive instituzioni, che noi chiameremo patriarcali, presentassero molti inconvenienti trattandosi di applicarli ad una nazione numerosa e che si voleva unita e forte. Vediamo infatti che appena arriva Ietro suocero di Mosè all'accampamento ebraico, si inizia immediatamente una riforma. Da quanto si rileva Mosè solo giudicava allora il popolo, e Ietro trovando un tale sistema faticoso per Mosè e incomodo pel popolo che doveva attendere lungamente prima di essere giudicato, gli suggerisce di dividere il popolo in migliaia, poscia suddividere queste in centinaia e le centinaia in cinquantine e in decine. Uomini segnalati per dottrina e per probità, dovevano essere posti a capo di ciascuna di queste divisioni, incaricati di rendere giustizia al popolo e di consigliarlo nelle cose meno gravi; riserbando a sè e dopo lui al capo della repubblica, la decisione dei casi più difficili. E Mosè riconoscendo la sapienza di tale consiglio lo attuò immediatamente lasciando alla nazione stessa la nomina dei suoi capi.
Noi non ci fermeremo ad esaminare quale titolo convenga [pg 184] meglio al governo instituito da Mosè: se cioè esso si debba definire per aristocratico, democratico o teocratico, perchè ci impegnerebbe in una quistione lunga, difficile e niente adattata all'indole del nostro lavoro. Infatti quale importanza può avere il nome? Badiamo piuttosto agli elementi di cui si componeva, e del modo pratico con cui funzionava e se questo esame ci persuaderà che esso fosse, come era veramente, una garanzia d'ordine e d'equità, una sicurezza per la persona, e la sostanza d'ogni cittadino, che importa che gli si debba applicare un nome piuttosto che un altro?
È probabilmente all'assemblea dei deputati della nazione che vanno attribuiti i vocaboli kaál o edà (assemblea o adunanza) che con tanta frequenza si riscontrano nel Pentateuco e i cui membri appellati keriè aedà o keriè moéd venivano sì spesso convocati da Mosè per trasmettere i suoi ordini al popolo, non potendosi ragionevolmente ammettere ch'egli s'indirizzasse a poco meno d'un milione d'uomini alla volta.