Fu dopo vent'anni dalla morte di Eli che il popolo minacciato da una invasione dei Filistei, tutto tremante si rivolse a Samuele; il quale presa la direzione del Governo, certo nell'interesse della nazione, intendeva farne una dignità ereditaria nella sua propria famiglia. Ma i suoi figli amarono i regali, commisero parzialità ed ingiustizie e suscitarono nel popolo il desiderio di un re. Abbiamo accennato or ora che questo caso fu preveduto dal Legislatore, il quale lo permise sotto alcune condizioni che erano le seguenti: Il re eleggendo doveva essere di origine ebrea, doveva serbare la semplicità dei costumi, non insuperbire della sua autorità; non doveva accumulare ricchezze, non doveva avere molte donne onde il suo cuore non fosse ammollito; non doveva avere molti cavalli nè provvedersene dall'Egitto; doveva considerare i suoi sudditi come altrettanti fratelli, e finalmente doveva scriversi una copia della legge di Dio, tenerla costantemente innanzi ai suoi occhi e leggerla di continuo, onde il suo cuore non avesse ad isviare dal retto cammino in essa tracciato, e potessero così prolungarsi i giorni del regno suo e di quello dei suoi figli nel mezzo d'Israele.

Diremo di passaggio che disgraziatamente questi savissimi consigli, furono in parte lettera morta anche pei re migliori, e che un lusso immoderato sottentrò alla primitiva semplicità sino dai tempi di Davide, perchè lo storico racconta che Adonia figlio dello stesso aveva «carri e cavalieri e cinquanta uomini che correvano innanzi a lui (al suo carro)».

Ma se anche nei re Ebrei, l'amore del lusso e l'ambizione ebbero attrative invincibili, dobbiamo però convenire che essi si diportavano verso i loro sudditi, in modo ben diverso degli altri re Orientali. Questi non intesi che ai sensuali piaceri si tenevano celati ai loro sudditi, [pg 192] mentrecchè quelli giudicavano personalmente il loro popolo98, e si frammischiavano ad esso particolarmente in epoche di pubblica letizia. Il re aveva il diritto di dichiarare la guerra, di conchiudere trattati anche senza consultare il gran consiglio degli Anziani. La successione al trono toccava di diritto al suo figlio primogenito: se Davide non si uniformò a questa regola ciò fu per espresso ordine di Dio che gli impose di dichiarare erede Salomone. Trattandosi di un minorenne, la madre o l'avola del principe presuntivo governava quale reggente sotto il titolo di ghevirá. Si può però ritenere come cosa certa che la consacrazione sacerdotale non si praticava che pel capo della dinastia o per motivi affatto speciali, poichè la troviamo adoperata per soli quattro re (che furono) Saulle, Davide, Salomone perchè i suoi diritti potevano venire contestati da Adonia che era il primogenito e capo di un certo partito che lo preconizzava re d'Israele, e finalmente Gioas (unico fra i reali di Giuda) perchè abbisognava di questo prestigio onde potere con maggiori probabilità ricuperare il trono usurpatogli sette anni prima da Atalia sua avola.

La persona del re era oggetto di profondo rispetto ed inviolabile; poichè Davide si credette in diritto di mandare a morte il soldato che avea messo fine all'agonia di Saulle, da lui stesso pregato, per la sola ragione ch'egli aveva osato di porre la mano sull'unto di Dio.

I nomi adoperati dagli Ebrei per indicare il re sono: adón (signore) mélech (re) mescíahh adonai (l'unto dell'Eterno). Dovendogli dirigere il discorso lo si appellava semplicemente: o re, il re, oppure mio signore, il re. Nulla si trova nella Bibbia relativamente al trattamento [pg 193] o agli uffizi dei diversi membri della famiglia reale, tranne due passi: il primo dei quali in Samuele che appella Coaním (capi, ufficiali) i figli di Davide, e il secondo nei Paralipòmeni nel quale si legge: «che i figli di Davide erano i primi a fianco del re». Nella Bibbia non troviamo nulla di preciso sull'appanaggio del re, ma combinando tra loro certi passaggi, è facile capire che le loro rendite fossero assai considerevoli, e che derivassero dai cespiti seguenti: 1º I doni volontarii dei sudditi; 2º Le greggie e le produzioni dei campi, dei giardini, ecc. di loro esclusiva proprietà e che aumentavansi continuamente per le conquiste e per le confische nei delitti di stato; 3º Un tributo che esigevano; 4º Le spoglie più preziose dei popoli vinti e i tributi loro imposti; 5º I diritti esatti sui negozianti indigeni e stranieri.

I re portavano vestimenti particolari che li distinguevano da tutte le altre persone. Sulla mitra adattavano il loro diadema detto nézer che vale segno di distinzione, e la atarà (ornamento cingente o corona) che portavano in ogni tempo unitamente alla collana e ai braccialetti. Il trono chissé aveva precisamente la forma di un seggiolone, ma alto in modo che i piedi bisognavano di un appoggio che chiamavasi adóm (sgabello); lo scettro scéveth (verga o bastone), viene spesso adoperato dagli autori sacri per simbolo della dignità reale o dell'esercizio del potere supremo.

§ 6—
Del Senato o Sinedrio.

«Fammi radunare settanta uomini tra i più vecchi d'Israele, i quali tu conosci che potranno essere gli anziani del popolo ed i suoi soterim, disse Dio a Mosè, ed io separerò una porzione dello spirito ch'è sopra di te; e lo compartirò sopra loro, così essi correranno teco a portare il carico del popolo, e non avrai a portarlo tu solo». Al tempo dei Maccabei questo supremo tribunale della nazione sedente in Gerusalemme fu appellato Sanedrím (sinedrio) dal Greco Synedrion che significa un'assemblea di gente assisa.

[pg 194] Secondo i dottori l'assemblea eleggeva il suo membro più autorevole per innalzarlo alla presidenza. Egli rappresentava Mosè. Alla sua destra eravi l'ab-beth-din, e alla sua sinistra siedeva una specie di vice-presidente detto Ehhahham (il sapiente). Gli altri senatori si siedevano in semicircolo secondo l'ordine della loro nomina. Gli scribi o segretarii avevano i loro posti particolari.

I voti venivano raccolti talvolta dal presidente e talvolta dal membro più giovane, nell'intento che nessun senatore avesse ad influenzare sui voti che dovevano essere motivati.