E il Signore chiama a sè Samaele, l'angelo della distruzione e della morte, e gli dice: «Va e porta in cielo l'anima di Mosè».

L'angelo della morte esultante di una gioia che non sa nascondere si veste d'ira, e tutto chiuso nelle sue armi sanguigne piomba ratto qual folgore innanzi all'uomo santo e trovandolo coll'ineffabile nome divino sotto la penna trema in tutta la persona. Lo guarda, e il raggio di divina luce che sfavilla sul volto di Mosè lo abbarbaglia, e gli fa torcere il guardo truce. Ei pensa tra sè: «È un angelo costui, e niuno degli angeli potrà dargli la morte».

Intanto Mosè si accorse di aversi un testimonio innanzi e a lui rivolgendosi gli grida: «Che vuoi tu, che cosa cerchi qui?»

«Io son mandato per darti la morte, risponde l'angelo ancora tutto tremante. Tutti i mortali sono soggetti al mio impero».

«Tutti gli altri mortali sì, risponde Mosè sicuro di se stesso, ma non io. Consacrato prima di nascere, ministro [pg 212] dei portenti celesti, banditore a tutta la terra della legge della verità, io non affiderò mai a te l'anima mia».

Samaele tutto confuso rivolò in cielo.

Ma una voce misteriosa allora suono dall'alto, e diceva: «Mosè, Mosè; la tua ora è giunta, tu devi morire».

«Signore! Signore! gridava Mosè piangendo, io fui accolto nelle celesti sfere da te, io fui altre volte ammesso al tuo bacio divino, perchè vorrai affidare l'anima mia all'angelo della morte?»

E la voce, gli rispose: «Datti pace, io stesso adempierò all'ufficio della tua morte e della tua sepoltura».

E allora Mosè si prepara a morire puro come un Serafino, e il Signore scende dagli altissimi cieli, e tre angeli, Michele, Gabriele, Zagaele, gli fanno corona.