L'esser poi tali rappresentazioni quasi esclusivamente fatte appunto dai migliori attori, dimostrerebbe che esse richiedono maggior ingegno e maggior studio; cioè, che sono, in linea d'arte, d'una lega superiore alle ordinarie; sicchè sarebbe ignobile cosa, non solo il prestar ajuto al pregiudizio che le avversa, ma il non affrontarlo.
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Dato adunque quest'evidente temperamento lirico-teatrale del popolo al quale io volevo rivolgermi, e del quale io sono parte, dovetti convincermi che avrei fatto opera disonesta—e di fronte ad esso e di fronte a me medesimo—col lasciarmi vincere da quel pregiudizio, il quale, nel rendermi dimentico delle tradizioni sue, avrebbe tolto a me la più preziosa e proficua dote d'un'artista: la lealtà; quanto dire: la franchezza di fare quel che si sente.
E, d'altronde, la forma del Poema drammatico—schiudendomi l'adito ad uno dei mezzi più efficaci di volgarizzamento qual è il teatro drammatico,—mi lasciava aperte anche, in pari tempo, le altre vie letterarie: cioè il libro, la conferenza e la scena melodrammatica.
Nulla infatti impedisce ad un poema (fosse pure il mio)—anzi gli può giovare—di esser letto e ponderato: vale a dire di poter ottenere il giudicio anche di quel pubblico più ristretto, è vero, ma più esigente, che non frequenta il teatro, ma si occupa di cose letterarie.—Quanto al servir di conferenza, G. Giacosa, colla sua Challant, ha dimostrato che in Italia non manca il pubblico da ciò.
Circa la possibile rappresentazione del mio poema le migliori assicurazioni mi furono date da eminenti attori:¹ e A. Ghislanzoni e molti musicisti mi tolsero ogni dubbio riguardo la sua possibile riduzione a melodramma, e alcuni maestri di musica, anzi, mi espressero già il desiderio di mettersi al lavoro.
¹ Giovanni Emanuel mi scriveva: «Non solo credo Nabuco rappresentabile, ma, se messo in scena come si deve, d'esito certissimo. Figurati con che cuore io te lo farei se stessi in Italia, ma debbo ripartire per l'estero…. e tu sai perchè! In Italia, pur non essendo degli ultimi, ed essendo, in ogni caso, fra gli studiosi e coscienziosi artisti, non riesco a…. E dire che ci starei tanto volentieri in questa Italia bellissima!… Il mio sogno era di far quattrini in America per poi tornar quì a dedicarvi all'arte nostra tutta la mia vitalità e la mia esperienza… Ma…. è un sogno ancora!… Basta…. lasciamo le geremiadi. Ti auguro un gran successo».
Mi permetto soggiungere che Nabuco verrà rappresentato dalla nuova compagnia di L. Pilotto e di E. Zaccone.
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Non tacerò che, oltre le tradizioni del temperamento del popolo al quale io dovevo rivolgermi; oltre l'onestà mia di scrittore, che mi obbligava (anche per il mio meglio) a seguire la forma che sentivo dippiù; oltre lo scopo, non ignobile, parmi, d'andar contro ad un pregiudizio; oltre il criterio, che la forma del poema poteva darmi adito all'opinione pubblica per mezzo di ogni esplicazione letteraria—libro, conferenza, dramma, melodramma;— specialmente questo pensiero «di poter sposare alla musica l'opera mia» mi decise e determinò.