Herbert Spencer ha ragione: «la musica è linguaggio Universale.» Ed è perciò, che, dacchè l'umanità tende ad un ravvicinamento, ad un raggruppamento di tutte le sue forze verso quell'alta armonia di perfezione, che consiste nel maggior dominio possibile della materia (vale a dire nella maggior possibile felicità derivante da giustizia), la musica, presso le società antiche negletta, desta un'attrazione sempre più viva. Nessuna arte, adunque, più della musica,—più di questo linguaggio universale, che ha la magìa di commovere del pari facilmente uomini di disparatissimi paesi,—è meglio adatta a sposare l'idea universale che ispira il mio poema. Pensiero e linguaggio, allora, troveranno la loro completa forma artistica.
Certamente un poema non può essere un trattato, un volume di dati statistici. Trattati e dati statistici avranno il lor posto, del resto, nella Collezione. Ora è un'opera d'arte soltanto; ed essendo tale, mira, come il Proximus tuus di A. D'Orsi, più che a risolvere una quistione, a tenerla viva, a chiamar a raccolta tutti coloro nei quali sta il germe della risoluzione.
«La strofa d'oggi sarà un'articolo di codice domani» scriveva A. Ghislanzoni.
Sicchè l'opera mia,—per quel che vale,—avrà raggiunto il proprio scopo, se susciterà, almeno in un solo dei suoi lettori e ascoltatori, il desiderio di passare, eccitato dalla strofa, al campo del codice,—dal sentimentale al positivo;—il desiderio, cioè, di studiare gli scritti, che uomini eminenti, come il Siccardi, dedicarono a questa nobilissima causa.
ALLA MIA PALMIRA
IL POEMA
PERSONAGGI
IL PROLOGO
NABUCO
DAÌRA
ARGIASP
ZALA
JEROBOÀM, Esseno
AFRAISAB, gigante
KUNAREND |
BÈRHAM |
DARAB |
GHEV | Capitani
BALTAZÀR |
FASKUN |
LORASP |
TOGHRUL |
GURGHIN | Cortigiani