Filosofando, io le cammino allato
E vo pensando a chi dentro vi giace,
E, spesso, mi do pace
Se per caso quel dì non ho pranzato!

La colomba che sopra v'è scolpita
Par che dica, mandandomi un saluto:
"Che giova esser vissuto!
"Che giova il darci pena della vita!"

Or, quella sera, deposte le bare,
Il negro carro era diggià partito,
Ed io, come impietrito,
Restai del camposanto al limitare.

Là m'inchiodava una visione strana,
Di quelle che sa far soltanto il Vero,
E che vede il pensiero
Sol di chi studia la Commedia Umana.

Una vecchia magrissima e grinzosa
S'era posta a seder sovra le bare,
Ed io l'udìa cantare
Una canzon con voce cavernosa.

La solinga megera, gravemente,
S'accompagnava nelle note basse
Battendo sulle casse
Coll'ossa delle gambe macilente.

Elia diceva: "Io son la portinaja,
"E sono vecchia, e di pessimo umore….
"Ma quando ero sul fiore
"Degli anni, allora, ero leggiadra e gaja!

"Quanti baci, quand'ero ancor fanciulla,
"Su queste spalle secche e questa bocca
"Ora, bazza a chi tocca!
"Io vo' morir, che non son buona a nulla!

"Forse, qui dentro, in queste casse bianche
"Han chiuso qualche giovane d'allora,
"Che si tolse all'aurora
"Dalle mie braccia, colle membra stanche!

"Forse, a quel tempo, egli m'avrà adorata
"Come a ventanni un'illusion si adora!
"Il giovane d'allora
"Amore, arte, piacer m'avrà chiamata!