"Ma ti ricorda degli accenti miei,
"Ed agli astanti, quel dì, li ripeti….
"Se tu prima morissi, io li vorrei
"Ripetere fra i mille sepolcreti.

"E là, dove la Morte i ricchi accoglie
"E i poveri del par, tutti eguagliando,
"Mi parria che dovrebber le tue spoglie
"Ascoltare i miei versi giubilando!"

…………………………

Quest'oggi, in cui la legge di Natura
Te primo, Emilio, al dì fatal condusse,
D'ogni giogo servil la mente pura,
Pieno il cor delle mie fedi inconcusse,

Io vengo a replicar su questa bara
Le tue parole; io compio il tuo desìo….
E sento, amico, che mi è meno amara
L'ultima volta che ti dico: Addio!

[1] Questi versi vennero letti dall'autore il giorno 28 dicembre 1875 sul feretro del poeta delle Penombre.

ANACREONTE

Fra le colonne—d'un bianco tempio
Sacro a Minerva,—la Dea propizia
Ai savî, austera Dea,
Pensieroso sedea

Anacrëonte,—cantor dei fervidi
Baci e degli inni—nati fra i calici
E delle porporine
Rose allacciate al crine.

Sedea pensoso,—stringendo l'abile
Stil nella destra,—la intatta tavola
Sulle gambe giacente
Guardando avidamente.