Domani tutti il nome suo sapranno,
E morrà nel frasario d'un giornale
Questa epopëa d'un immenso affanno!

Poveretta!… La veste nuzïale
L'attendeva coll'alba!… Ella ha voluto
Mutare in epitaffio un madrigale!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Un tempo, anch'io, giovinetto inesperto,
Credea nei libri di legger la vita,
E non vedea che sterile deserto!

E rivivea la fantasia romita
In epoche lontano; in mezzo a gente
Che incancellabil orma avea scolpita.

E tutti mi diceano amaramente:
"Che noi non siam che un popol di fantasmi;
"Che i nostri affetti son ceneri spente;

"Che son svaniti amori ed entusiasmi;
"E che i lampi e i profumi eran mutati
"In fosforo volgare ed in mïasmi!"

Ed io discesi nei trivii affollati,
Non recando nè fedi nè illusioni,
Arido figlio di padri annojati.

Ma l'impeto fatal delle canzoni
Tacitamente palpitar mi fea!
Ed io, passando fra i tristi e fra i buoni,

Fra lo splendore d'una eterna idea
E le tenebre folte, il mar solcando
Degli eventi, che intorno a me fremea,