ACQUA E FUOCO

A FELICE UDA

ACQUA
I.

Chi conosce Mercallo?
È un povero paese
Tra i monti che sepárano—il lago di Varese
Dal Verbano.

Fa in tutto—un seicento abitanti,

Quando i bachi e le vigne—dan raccolti abbondanti,
I villani, alla festa,—cantano all'osteria
E giuocando alla mora—bevon la malvasia.
Quando il raccolto è scarso—e il pallido digiuno
Entra nelle capanne,—e siede, come un bruno
Fantasima, dappresso—ai freddi focolari,
La taverna è deserta;—la nenia dei rosari
Esce fuor dalle porte—dei meschini abituri
(Dove spiccan le teste—sovra dei fondi oscuri),
Come fuor da una chiesa—esce l'odor d'incenso.

Oh! La chiesa! La chiesa!—Ecco il tripudio immenso
Dei villani!
I beoni—frequentano la chiesa
Anch'essi!.. Almeno là—possono alla distesa
Metter fuori la voce,—quando l'economia
Nei dì grami li tiene—lungi dall'osteria!

* * * * *

Or nel mille ottocento—e cinquanta, a Mercallo,
Nell'unica taverna—all'insegna del Gallo,
Abitava un vecchietto—con una figlia, bionda,
Bella, diciassett'anni,—ben tornita e gioconda.