La bevanda fu insipida—te ne chieggo perdono…
Vuoi un'altra novella?
—La leggerai fra poco.
Bada!.. Non riscaldarti!..—Ha per titolo: Fuoco!
Milano, 1875.
FUOCO
Era sera e pioveva.
—Il tremolante raggio
Delle lampade ad olio,—accese nel villaggio
Dinanzi alle Madonne,—col giallastro bagliore
Sulle pietre specchiavasi—della strada Maggiore;
Sulle pietre, cui l'acqua—rendea lucide e nere,
E alle quali imprecava—un grosso carrettiere,
Perchè il mulo a ogni passo—scivolava.
La via
Era deserta.
In alto—dicean l'avemmaria
Due fesse campanuccie.
—Di piombo il ciel parea,
E la sottil pioviggine—silenziosa cadea.
* * * * *
Le galline e i piccioni,—nascosti sui fienili,
O accovacciati agli angoli—dei luridi cortili,
Borbottavan sommessi—cercando il posto adatto.
Sulle ceneri calde—s'accoccolava il gatto.
I dindi, che non amano—dormire affratellati,
Sui carri e sulle travi—eransi sparpagliati;
Taluni dai piuoli—d'una scala sbilenca
Dominavan la scena.
—Il bove e la giovenca
Ruminavan sdraiati—nelle tiepide stalle,
Pensando forse all'erba—brucata nella valle
E alla miglior pastura—da sceglier la dimane.
Col muso fra le zampe,—dalla sua cuccia, il cane
Guardava con disprezzo—dell'oche la famiglia,
Mentre un fanciullo lacero—con una fronda in mano
Di spingerla all'asciutto—s'affaticava invano.
L'orizzonte, all'occàso,—colla sua tinta scialba
Facea dir: "Sol che guarda—indietro, pioggia all'alba!"
E con questo proverbio—le rubizze comari
Chiudevano le imposte—dei rozzi casolari.
* * * * *
Quella sera non c'era—benedizione in chiesa.
La prebenda era povera,—non potea far la spesa
D'accender tanti moccoli—tutti i giorni.
Il curato
Passava coll'ombrello—sull'umido sagrato,
Movendo a lunghi passi—verso la farmacia.