Colà la vieta triade—del villaggio venia
A far tutte le sere—la solita partita.

* * * * *

"Buona notte, Teresa!"—"Salute, Margherita!"
"Dormite bene, Checca!"—"State bene, Gervasa!"

Eran le donnicciuole—che rientravano in casa.

* * * * *

I lumi scintillavano—nelle rustiche stanze;
Sui talami nuziali—scendevan le esultanze;
I vecchi accarezzavano—le coltri cogli sguardi;
I bimbi sonnecchiavano.
—Alcuni, più testardi,
Strillavan nella culla—con noiosi lamenti.
La nenia dello gocciole—dalle gronde cadenti,
Come un canto materno,—diceva lor: "Tacete!"

I desiderii inutili—colle vampe segrete
Turbavan le orazioni—delle fanciulle ed esse
Accanto al picciol letto—pensavan, genuflesse,
Dell'amante villano—all'ultima parola,
E trovavano fredde—le candide lenzuola,
E con stolidi accenti—pregavano il Signore
Perchè la santa fiamma—spegnesse a lor nel cuore!

Sovra le brune case—il silenzio scendea,
E la sottil pioviggine—lentamente cadea.

* * * * *

A un tratto, come il lampo—che le nubi rischiara,
Risuonò da lontano—un'allegra fanfara.