Il carnefice—torceva nelle mani
Un superbo lacciuolo.—Splendeva alla sua destra,
Su un tavolo, una lampada.
—La vicina finestra
Tormentava il lucignolo—con buffi violenti,
Di profumi campestri—söavemente olenti.
Mastro Spaghi annasava—le odorose zaffate
Come un fanciul che sogna—le libere giornate
Nella scuola rinchiuso,—e il cui sguardo si perde
Alle cime dei pioppi—che si pingon di verde,
E al cielo azzurro, mentre—il professor di greco
Gli spiega la grammatica.
—Non la più debol eco
Il silenzio turbava.
—S'erano i borghigiani
Coricati assai presto,—per poter l'indomani
Svegliarsi di buon'ora,—e gustar per intero
La festa della forca.
* * * * *
—Dormiva il prigioniero?
Io l'ignoro.
Chi veglia—è mastro Spaghi.
E questi
Faceva a bassa voce—dei monologhi mesti:
V.
"Questo è quel dei dugento—che in vent'anni suonati
"Spaccierò sulla forca.—I primi che ho spacciati
"Mi costarono lagrime—di compassione! Io penso
"Con vergogna a quei tempi!-Non avevo buon senso!
"Cos'è strozzare un uomo?—Mandarlo all'altro mondo!
"E questo (almen mi pare)—è un beneficio, in fondo!
"Forse, che in questo qui—si sta meglio? Che bazza!
"Chi non vi nasce ricco,—o di nobile razza,
"O vigliacco del tutto,—o forte, o scaltro, od empio,
"Ci viene per soffrire,—o per fare, ad esempio
"Di me, la bella parte—di carnefice!"
* * * * *
Un grillo
Lungi nella campagna,—turbò il sonno tranquillo
Alle cicale, sopra—le piante addormentate,
Con note così allegre—che parevan risate.
* * * * *
"Oh!… Le note dei grilli,—umili creature,
"Piccioletti filosofi—desti nell'ore oscure,
"Come son liete!" disse—il boia sospirando.
"Essi vivono poco;—e col profumo blando
"Delle erbette si innebriano;—son vestiti di nero
"Per darsi fra gli insetti—un tal piglio severo,
"Ma in cuor ridon di tutto!—Dormono la giornata,
"Poi di notte nei campi—corrono all'impazzata!…