La campagna avea un'eco—di gemiti lontani.
Le foglie che stormivano—di fuori, nell'ortaglia,
Parevano il fruscio—d'un abito a gramaglia.
La lampada moriva.
—Mastro Spaghi avea detto
Ravvivandola: "È triste!—Povero giovanotto!"
E nell'olio una lagrima—al boia era caduta.
* * * * *
La fiamma scoppiettando—la stilla avea bevuta.
XII.
La fanciulla riprese:
—"Io l'amo! Io l'amo! Io l'amo!
"Io morrò s'egli muore!—Egli, povero e gramo,
"Mi pagò più di tutti!—Ei d'amor mi ha arricchita!
"Gli altri mi dan dell'oro!—Egli mi diè la vita!
"Io lo voglio!… Dovessi—dar fuoco alla borgata!
"Io pretendo di vivere—perchè mi sento amata!
"Perchè voglio adorarlo,—e coprirlo di baci!
"Lo comprendi, o carnefice?—Tu mi guardi? Tu taci?"
* * * * *
Ella facea paura.
—Agitava le braccia,
E diceva: "Lo voglio!"—con aria di minaccia.
Correva per la stanza.—Abbrancava le grate
Dell'usciuolo del carcere—con mani forsennate,
Gridando: "Spingi! Aiutami!—Aiutami, amor mio!"
* * * * *
Ei mormorò di dentro:—"Lea, non perderti!… Addio!"