Vi è un momento di transizione nei quale nessuno può comandare; è là che si sperimenta il vero uomo di Stato per sapere uscire dall'imbarazzo in cui si trova e per assicurare la società che nulla è caduto e che tutti gli interessi sono rispettati coi nuovo regime.
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Il primo scopo di Garibaldi era di gettare le basi dell'unità italiana con Vittorio Emanuele, re; il mezzo era l'ordinamento delle forze nazionali per distruggere il nemico, il quale era di ostacolo al conseguimento dell'unità. A questo scopo il 13 maggio 1860 furono fatti i decreti di Salemi. Ma ciò non bastava.
Era necessario rendere impossibile ai Borboni di governare, ed organizzare intanto l'amministrazione nostra. Tanto fu stabilito coi decreti di Alcamo. Il governo politico, l'ordinamento dei municipii, le finanze furono materia di varii decreti allora publicati. [pg!37]
E per le finanze fu principale intendimento di alleviare le classi non abbienti, e così fu abolita la tassa sul macinato e la tassa di importazione sui cereali. (Sensazione)
Al tempo stesso, fu ordinato alle popolazioni di rifiutare il tributo al governo illegittimo, avvisandoli che da quel giorno tutto apparteneva alla nazione.
Voi comprendete che la difficoltà maggiore non era nel consigliare il rifiuto dell'imposta al nemico, ma nel persuadere i contribuenti di pagare al governo che nasceva. Al tempo stesso bisognava persuadere i cittadini che il governo che nasceva non era nè avido nè dissipatore, e però Garibaldi ordinò che i suoi compagni non fossero trattati che colla razione da soldato.
E ciò non bastava.
Il 18 maggio, quando fummo a Partinico, trovammo i principali edifizi della città arsi dalle truppe borboniche.
Garibaldi comprese quale guerra selvaggia si faceva in quei momenti dal nemico, e senti che bisognava incoraggiare il popolo e assicurarlo dell'avvenire. A tale scopo fu fatto il decreto che ordinava il risarcimento dei danni di guerra dallo Stato, e più tardi, a non aggravare [pg!38] della fortissima spesa l'erario nazionale, furono invertite a cotesto beneficio tutte le rendite di quelle Opere Pie di stato incerto—e ve ne sono ancora molte in Italia e non si sa chi le mangia (Ilarità, applausi)—escluse le rendite destinate agli Ospedali, all'indigenza, al publico insegnamento, e a tutto ciò che veramente dovrebbe essere la provvidenza dei governi.