Il 15 maggio abbiamo vinto i Borboni a Calatafimi, il 21 ci siamo battuti presso Monreale e S. Martino, il 27 siamo entrati in Palermo, il 3 giugno abbiamo ricostituito il Governo con la nomina dei segretari di Stato pei varii rami della publica amministrazione. Prima di giungere a Palermo, un solo segretario di Stato era agli ordini del generale.

La dittatura liberò la Sicilia e le provincie napolitane, e fondò l'unità della patria italiana. Nessuno dirà, che con tanta autorità esercitata da un sol uomo la libertà ne rimanesse offesa. Quantunque non aiutato dalle assemblee, Garibaldi [pg!14] governando seppe interpretare il pensiero del popolo.

Nessuno avrebbe detto che quello fosse un regime militare, perchè in nissun caso fu vista la spada dominatrice e tiranna. Garibaldi era accessibile a tutti, poveri e ricchi, plebei e borghesi; ed il diritto di stampa e quel di riunione non furono frenati da legge alcuna. In tutta la Sicilia non vennero eseguite che tre sentenze di morte: un ribaldo fu fucilato perchè, durante la guerra, aveva messo a sacco e fuoco alcuni Comuni della provincia di Palermo; altri due furono fucilati nella provincia di Trapani, colpevoli di assassinii e di rapine.

Garibaldi non trovò ostacoli nell'esercizio delle sue funzioni. Appena nel giugno 1860, i borbonici ebbero lasciato Palermo tutto procedette come nei tempi normali, le imposte furon riscosse senza difficoltà, i commerci ripresero il loro movimento, i cittadini ritornarono alle loro abituali occupazioni. Quello che meravigliò gli uomini d'affari, fu il pagamento delle cedole del debito publico, ordinato sin dai primi giorni del nuovo Governo e regolarmente eseguito.

I siciliani, i quali ricordavano il governo parlamentare del 1848, i disordini [pg!15] di allora, le difficoltà finanziarie e politiche, non sapevano darsi ragione come da Garibaldi si fosse mantenuto tanto ordine con tanta libertà. Era la Dittatura con tutti i beneficii, senza i suoi vizii, l'unità del potere illuminata dalla publica opinione, la sovranità della ragione, senza violenze e senza i traviamenti della passione.

Fin qui, l'uomo di Stato ed il Capitano.

Ma non sento aver compiuto il debito mio, senza inoltrarmi nei penetrali del gabinetto, e senza aver detto quello che era Garibaldi tra le quattro mura.

La reggia di Palermo e quella di Napoli non turbarono la mente sua, ed a Palermo e a Napoli egli aveva scelto una modesta cameretta, e dormiva in un letticciuolo non dissimile da quello nel quale ultimamente giaceva nella sua Caprera.

Ed in tanta potenza egli non dimenticò gli amici, non i compagni de' suoi primi anni, non i patrioti coi quali aveva comunanza di aspirazioni e di affetti.

Il 3 ottobre 1860 Giorgio Pallavicino fu nominato prodittatore nelle provincie napoletane. Prima che ricevesse il decreto—egli l'ebbe da me nel pomeriggio del [pg!16] giorno 4—aveva fatto stampare nei giornali una lettera a Mazzini, nella quale lo consigliava ad allontanarsi dalle provincie meridionali, dicendogli che la sua presenza creava imbarazzi e metteva a repentaglio quella concordia che tanto era necessaria al trionfo della causa italiana.