Quella lettera ferì gravemente il cuore di Garibaldi. La coincidenza di quelle parole col contemporaneo decreto, che investiva Pallavicino dei supremi poteri dello Stato, avrebbe potuto suscitar dubbii che Garibaldi voleva dissipati. Volle veder Mazzini per potersi spiegare con lui, e Mazzini venne a Caserta la sera del 4 ottobre.
Garibaldi era nel letto, e i due, appena furon vicini, si strinsero cordialmente la mano, come amici che si vedono la prima volta dopo lunga e penosa lontananza. Garibaldi fu il primo a parlare:
—Spero che non vorrete lasciar Napoli dopo i consigli che vi furono dati. La lettera di Pallavicino è un'aberrazione e capirete, che io non posso diffidare di voi, nè supporre che la vostra presenza in Napoli sia d'imbarazzo al trionfo della [pg!17] causa nazionale, per la quale ambedue abbiamo lavorato.
—Generale, io era sicuro dell'animo vostro; ma la lettera ha fatto profonda impressione nel paese, perchè scritta dal vostro prodittatore.
—Pallavicino è da poche ore prodittatore, e quello che egli ha scritto è di sua competenza, e non può essere un atto di governo. Comunque sia, io domando che non vi moviate, e vi assicuro che nissuno oserà portarvi molestia.—
Mazzini e Garibaldi, dopo questo incidente personale, scambiarono poche altre parole sulle condizioni d'Italia, sulla necessità di compiere l'opera nazionale. Verso le 8 pomeridiane l'antico triumviro si levò, e, congedatosi, riprese la via di Napoli.
Questo episodio, ignoto a molti, compie il ritratto del nostro eroe.
Il dottor Riboli, il quale nella sua permanenza a Caprera nel 1861, studiò fisicamente Garibaldi, scriveva che la craniologia della di lui testa presentava un fenomeno originale dei più rari, anzi, senza precedenti: l'armonia di tutti gli organi perfetta, e la risultante matematica del loro insieme, la quale, indicava: [pg!18] l'abnegazione anzitutto, e ovunque la prudenza, il sangue freddo, l'austerità naturale dei costumi, la meditazione quasi continua, l'eloquenza grave ed esatta, la lealtà dominante. [pg!19]
DISCORSO
improvvisato al Teatro Brunetti di Bologna, per invito del Circolo Universitario Vittorio Emanuele il 1º Giugno 1884