Noi non oseremo commentare nè quello sguardo, nè quelle lagrime. La compassione d'un'anima delicata e gentile è così vicina all'amore! Ma se nello stato di tensione magnetica, le anime si comunicano mutuamente i lor sentimenti, Cosimo dovette aver avuto in quel momento, se non la certezza, almeno una consolante speranza d'essere amato. Checchè ne fosse, la posizione di Angela cominciava ad essere imbarazzante. Non ci avea pensato fino a quel punto, ma dopo i singolari vaneggiamenti del giovanetto, il natural pudore della buona fanciulla cominciava a colorar le sue gote e a renderla più perplessa che mai.
Fortunatamente il dottore sopraggiunse, accompagnato dal signor Lanzoni e dal conte Alberto. Cosimo, benchè assopito, se ne accorse, prima ancora che Angela udisse i lor passi sopra le scale. Entrati che furono nella stanza, chiesero ad Angela come avesse riposato l'infermo. — Da oltre un'ora — rispose — è assopito a quel modo. Ma non è un sonno tranquillo. Delira sovente e parla fra sè. —
Il medico lo guardò attentamente, gli sentì la fronte, gli tastò il polso, senza che l'infermo aprisse gli occhi o facesse il più piccolo movimento. Era una vera catalessi. Senza essere soverchiamente credulo alle meraviglie del magnetismo animale, il dottore aveva avuto sovente occasione di esaminarne i fenomeni, e li avea creduti degni di studio coscienzioso e profondo. Era stato informato dal conte Alberto dello stato di esaltazione in cui l'avea posto il colloquio della mattina: e benchè ignorasse i particolari del fatto, non durò fatica a farsi una diagnosi esatta della condizione dell'ammalato. Gli fece respirare dell'etere, e ben presto lo scosse da quel morboso assopimento in cui lo vedeva.
Risentitosi il poveretto girò intorno gli occhi spaventati come colui che fino allora non aveva avuta coscienza di sè, nè del luogo dove giaceva, nè delle persone che avea dattorno. Domandò che ora fosse, e veduto il sole alto, ebbe un'idea di aver dormito e sognato fino dalla sera antecedente. Ma la presenza del conte Alberto lo rassicurò. Gli tese la mano, che quegli strinse affettuosamente nella sua. Ma entrato nella realtà della vita, sentì più forte il suo male, e i sintomi della febbre cerebrale si mostrarono sì manifesti, che il medico ordinò tosto un'emissione di sangue.
Cosimo si prestò a questo e agli altri trattamenti energici a cui fu sottoposto con una rassegnazione affatto indolente e passiva. Si sarebbe detto, ch'ei fosse già preparato a soccombere al morbo improvviso che l'avea colto.
XX.
Abbrevieremo più che si possa questa parte dolorosa del nostro racconto. Che giova insistere sui particolari di un'agonia di cui tutti oggimai possono prevedere lo scioglimento!
Il nostro povero amico rappresenta in se stesso la lotta di quei due principj che continueremo a nominare lo spirito e la materia. Questa misteriosa antinomìa che si manifesta più o meno in tutti gli esseri senzienti, era giunta in lui al massimo grado di tensione e di violenza.
Seguendo a chiamare le cose coi nomi che tutti intendono, la battaglia dell'anima e del corpo era in esso una trista ed ereditaria fatalità. Svolgete in un organismo difettoso e viziato la forza morale: questa, non potendo giugnere a crearsi organi nuovi, o frangerà il suo vaso d'argilla, o imprigionata, suo malgrado, ritorcerà la sua energia sopra se stessa, esagererà il suo principio, e proromperà in delirio e in pazzia.
Se quella fatal lettera non fosse mai caduta nelle mani di Angela, e Cosimo avesse continuato ad ignorar la sua nascita, egli sarebbe rimasto contento nell'umile sua condizione, o forse, a forza d'ingegno, di studio e d'amore, sarebbe giunto a crearsi un'esistenza poetica in cui la stessa singolarità avrebbe avuto le sue gioje e le sue secrete consolazioni.