Ahimè! I bei giorni passarono presto. Vlado non fu degno a lungo della sua confidenza. Il Vladica era molto mortificato di dovermelo confessare. Egli avrebbe voluto citarmi un miglior esempio dei costumi montenegrini, e provarmi col fatto che l'antica fraterna amicizia di Niso e d'Eurialo, d'Oreste e di Pilade, non era spenta nel mondo, e che sussisteva ancora nel Montenegro, anche tra fratello e sorella adottiva.
Io partecipo al dolore del buon prelato e vorrei poter sopprimere questa pagina della mia storia: ma la verità ha i suoi diritti, ed io intendo di rispettarli, per quanto mi costi. Del rimanente: non tutti i pobratimi somigliano a Vlado, e l'eccezione non distrugge la regola.
Vlado dimenticò dunque assai presto che la sua posestrima doveva essere tanto sacra ed inviolabile per lui, quanto una sorella carnale. Ella era giovane, bella, confidente fin troppo. Il vincolo contratto permetteva loro di vedersi, di parlarsi sovente, e in casa, e fuori in mezzo ai boschi ed ai campi impregnati delle vive fragranze di quelle valli. Questa dolce consuetudine prese a poco a poco un altro carattere. Si amarono non come fratelli, ma come fidanzati, e come sposi prima d'aver consultato e i parenti, e il sacerdote. — Non fu già la bianca colomba — disse il Vladica, — che palesò i loro amori; fu il nero corvo dalle male nuove che ne die' l'annunzio al villaggio. —
Sulle prime non si prestò piena fede alla dicerìa. Yella era sì buona e sì modesta che avrebbero sospettato di tutt'altri che di lei. Ma l'invidia e la gelosia hanno gli occhi aguzzi, e, non che scoprire l'altrui difetto, se lo figurano dove non è. Una ragazza del paese men bella delle altre, e forse anche meno pudica, fu lieta di poter confermare la voce corsa, e denunciò la povera Yella alla indignazione e alla vendetta delle altre. — Udrete un uso crudele che vige ancora fra noi — disse il Vladica. — Io vorrei poterlo abolire, come quello della camicia di sangue; ma la cosa è d'un'indole più dilicata, e temo far peggio! —
IV.
Il berretto rosso.
Parlo di quello che le vergini slave sogliono portare fino al dì delle nozze.
Questo berretto, guernito di monete d'oro, non è per esse un semplice ornamento. È un distintivo d'onore, ad un tempo, e una dote. Chi vuol trovare gli ultimi zecchini di San Marco, non ha che a recarsi nel Montenegro, e li vedrà ancora infilzati intorno al collo, o intorno al berretto rosso delle giovani da marito.
La Montenegrina è altera del suo berretto, e lo considera come sacro. Guai a quella che continuasse a portarlo, quando ne ha perduto il diritto! Sarebbe un'usurpazione, un sacrilegio.
Yella era pur troppo in questo caso. Quel berretto le pesava sulla fronte, e avrebbe voluto deporlo, quando i maligni sorrisi delle compagne l'avvertirono, come avvenne alla Margherita del Faust, che il corvo avea fatto sentire il suo grido sinistro, e che il suo fallo non era più un secreto per il paese.
Povera Yella! Ella non osava gittare uno sguardo nel suo avvenire. Amava Vlado: ma una voce secreta le aveva già detto che non era riamata con pari affetto. Dopo quel giorno in cui gli avea dato l'ultima prova dell'amor suo, ella non lo vedeva già più come innanzi. Sulle prime ei cercava una ragione, un pretesto per giustificare l'indugio. Ora non si dava più pensiero di questo: e le settimane e i mesi passavano, e la sventurata sentiva avvicinarsi la fatale epoca in cui le sorde voci che circolavano non si potrebbero più smentire, in cui la sua povera madre avrebbe conosciuto il suo fallo e la sua vergogna.