Uscendo dalla casa di Yella, irritato dalle parole della suocera, e commosso dallo stato in cui sapeva di aver posto la sua fidanzata, prese il cammino del suo villaggio, entrò nella sua casuccia, si armò delle pistole e del cangiaro, e valicò a gran passi quella specie di landa, irta di cespugli e di roveti che separa il Montenegro dal territorio soggetto all'Austria.
Dove andava costui?
Era chiaro che si dirigeva verso la casa maladetta: ma difficile a prevedere con quali intenzioni vi andasse. La sua mente era più confusa e più incerta che mai. Abitava quella casa un uomo ch'egli avea giurato di uccidere; e una bella fanciulla che ve lo attirava colle sue pericolose lusinghe. Non era già questa la lotta consueta fra il bene e il male: era una lotta fra due impulsi, fra due ordini d'idee che mettevano da un lato e dall'altro a un'azione colpevole. Poichè se l'omicidio era un delitto, l'abbandono di Yella e i suoi amori coll'altra non erano una virtù.
Ei s'assise sopra un tronco d'albero rovesciato dall'uragano, alla vista di quella casa, a cui lo spingevano due cause così diverse.
Egli era stanco non tanto del lungo cammino, quanto della lotta interna che scuoteva la sua coscienza. Dopo un lungo ruminare ed almanaccare così fra sè, trasse di tasca una picciola moneta di rame già fuor di corso, e ch'egli serbava evidentemente ad altr'uso che a quello di spenderla. Era un quattrinello dei tempi della repubblica, che allora denominavasi un marcolino, per il leone di San Marco che portava rozzamente impresso da una faccia, mentre dall'altra mostrava l'immagine di Nostra Donna: Marco e Madonna, come sta scritto in fronte a questo capitolo. I monelli, e spesse volte anche gli adulti, se ne servivano per un giuoco che prese il nome da quelle due impronte. Era una variante de' dadi antichi e moderni: uno dei mille modi d'interrogare e tentar la fortuna.
Ma Vlado era solo. Ei guardava con occhio torvo quella moneta; la scuoteva fra le due palme sovrapposte l'una all'altra prima di lanciarla in aria e spiare l'impronta che avrebbe mostrato ricadendo sulla sua palma aperta a riceverla.
Il disgraziato stava per giuocare a Marco e Madonna la vita d'un uomo e l'onor d'una povera giovane che l'amava. Egli non aveva trovato un mezzo migliore per illuminare la sua coscienza. — Se verrà Marco — diceva — egli sarà la morte: il leone non perdona. Se sarà la Santa Vergine, allora sarà tutt'altro. Ella non vuol la morte del peccatore: io sposerò Mariska, e tutto sarà finito. Yella non potrà pigliarsela che colla Provvidenza, che avrà deciso della sua sorte. —
Ma parve che la Provvidenza non volesse prestarsi a simile prova. La moneta lanciata in aria cadde a terra e si smarrì in una profonda fenditura del suolo. Vlado avrebbe potuto ricercarla, o rinnovare il giuoco con altra moneta: ma egli era superstizioso, e prese l'accidente per un avviso del Cielo che non volea farsi complice di una simile alternativa.
— Tanto peggio! — sclamò Vlado alzandosi. — Me ne andrò difilato alla casa: la prima persona che incontrerò farà piegar la bilancia. Se sarà il vecchio, l'ucciderò; se sarà la ragazza, l'abbraccerò, e quello che farò sarà fatto. —
Presa questa risoluzione, si mosse, e senza guardare nè a dritta nè a sinistra giunse alla porta. Bussò: Mariska venne ad aprire, e accolse il giovanotto colle solite moine.