— Il Cielo ha parlato — pensò quel tristo. — Questa bella ragazza sarà mia moglie. —

VII.
La terza pubblicazione.

Parecchi giorni eran già passati dacchè Vlado avea lasciato la capanna di Yella. Ognuno può immaginarsi lo stato della povera derelitta. Che era avvenuto di lui? Dove indugiavasi? Perchè non tornava a mantenere la sua parola?

Il modo ond'era partito poteva lasciar luogo ad ogni sorte di congetture. Aveva egli tentato il colpo? Era riuscito nell'attentato, o era caduto egli stesso vittima del suo forte avversario? Era questa l'idea che tormentava la povera giovane, inchiodata pur sempre sul suo lettuccio. Si può ben pensare che la scena che abbiam raccontato non avea contribuito a renderle la salute.

Sua madre non l'abbandonava giammai: ma che poteva ella dirle per mettere in calma l'anima sua? Essa medesima avea posto quello sciagurato nella terribile alternativa colle sue dure parole e co' suoi rimproveri. Ella tacevasi dunque, ed aspettava in cupo silenzio la volontà del destino.

Ma Yella non durò lungamente in quello stato di perplessità e d'incertezza. Colse il momento che sua madre era assente, e così debole com'era, e non ancor libera dalla febbre, prese la via de' campi. La febbre più che altro la sostenne, e le die' l'energia necessaria a compiere il suo disegno.

Volle domandare alla gente che incontrava per via se sapessero nulla di Vlado: ma non osò proferire quel nome, e tirò diritto senza aprir bocca. Evitando le strade battute, andò, andò, dove il suo destino la sospingeva, senza arrestarsi, senza guardarsi intorno, fino al momento in cui la capanna di Vlado si scoprì innanzi a lei. Ella non v'era stata se non un'altra volta — quel giorno fatale che, presa da una strana vertigine, s'era abbandonata fra le braccia del suo fratello d'anima, e avea consentito ad esser la sua sposa dinanzi a Dio.

Ella bussò a quella porta, ma nessuno rispose. I vicini le dissero che Vlado era assente da molti giorni, e che probabilmente non vi sarebbe tornato che dopo celebrate le nozze. — Le nozze? — La povera Yella impallidì a quella risposta. Quali nozze eran queste di cui si parlava? Ella non poteva indovinarlo. — Sarà un pretesto — pensò la disgraziata. — Sarà per certo un rumore ch'egli stesso avrà fatto correre per celare il vero scopo del suo viaggio. Dovrò attenderlo qui, o ritornerò senza costrutto al paese? No: è necessario ch'io lo vegga: è necessario ch'io sappia che accade di lui. Andrò io stessa di là dal confine, dove forse si trattiene aspettando il momento opportuno per soddisfare all'obbligo suo, e mettersi in grazia di mia madre. Per certo l'accuso a torto: a torto sospetto di lui. Egli non osa tornare senza aver eseguita la condizione che gli fu imposta. Egli non pensa che a me, e corre i più gravi pericoli per cagion mia. —

Ella s'ingannava, la poverina, e si nutriva di nuove illusioni. Se non che quelle nozze venivano pur sempre a turbarla, come una parola di sinistro augurio, come un oscuro presagio di nuovi guai. Ella si rimise in cammino inconscia del dove dirigersi: e non so come, si ritrovò per l'appunto sulla linea di frontiera tra le provincie illiriche e il Montenegro. Ella non aveva mai passato quei limiti, ed esitò lungamente prima d'avventurarsi su quella terra infausta che le parea rosseggiare del sangue paterno.

Al momento di oltrepassar la dogana ella s'imbattè in uno de' suoi compaesani che avea veduto altre volte. Era quel milite venuto tempo fa da parte del principe a confiscare la camicia insanguinata e che, sul punto di congedarsi, le si era profferto in così strana maniera. — Conta su di me — le avea detto — se avrai bisogno d'un amico o d'un fratello. — Il milite ebbe qualche difficoltà a ravvisarla, tanto era mutata per la malattia sofferta, e per le angustie terribili ond'era oppressa. Ma appena riconosciutala, si rammentò la promessa fatta, e s'accostò per sapere ove andasse.