La disperazione e l'abbattimento in cui cadde la povera giovane quando si vide spogliata di quella bellezza ch'era suo unico vanto, non mancò di aggravare la sua malattia, e render più incerta e più tarda la guarigione. Ella s'era chiusa in abituale silenzio, che interrompeva soltanto quando era sola prorompendo in dirotte lagrime. Ai conforti del medico, ai gioviali colloquii delle compagne, che pur talora venivano a visitarla, mai non fu vista sorridere. Riprese a poco a poco i suoi lavori, e li eseguiva indefessa quasi coll'opera assidua volesse assopire il doloroso pensiero che la pungeva. Ella non era più bella! Nessuno l'avrebbe più guardata se non per compiangerla! Condannata ad essere spettatrice dei trionfi delle amiche sue, già tanto inferiori a lei per bellezza! — Ogni donna comprenderà facilmente più ch'io non dico, la qualità del suo cruccio.
Ma qui non doveva limitarsi la sua sventura. Richiamandosi alla mente i passati trionfi, l'imagine del giovane Filippo le si presentava sempre più cara: comprese la differenza che correva tra l'affetto di lui e quello che gli altri le dimostravano: le parve ch'egli solo l'avesse amata davvero, e a poco a poco si pentì di averlo sprezzato, e l'amò! L'amò in un momento in cui reputava impossibile averne ricambio. Avrebbe desiderato vederlo, e nello stesso tempo paventava l'effetto che le sue fattezze alterate doveano produrre sopra di lui. Egli dal canto suo non osava ritornare da lei, perchè non sapeva trovar parole valevoli a consolarla. D'altronde che cosa avrebbe più amato in quella donna, che avea perduto il solo pregio che possedesse? Ma la onesta cortesia ch'ei non cessava di usarle aumentava intanto l'amore e il martirio della sventurata Fanny. Ella perdeva lunghe ore dinanzi allo specchio tentando tutti i mezzi per riparare coll'arte ai guasti che il suo volto delicato aveva sofferti, e illudevasi, la meschina, e sperava! Spesso per ore ed ore ella accomodava i suoi capelli, unico tesoro che le fosse restato pressochè illeso; e disponendoli quando ad un modo quando ad un altro, tormentava se stessa e la sua immaginazione, finchè malcontenta dell'esito e indispettita, vi cacciava dentro le mani, scompigliava l'opera lunga, e dava in lagrime di sconforto e di vera disperazione.
Erano passati due mesi dacchè il medico le avea concesso d'uscire, ed ella non s'era mai risolta ad affrontare la vista degli uomini. Alfine dopo una lunga lotta parve superasse la sua avversione. Si ornò nella più squisita maniera che seppe. Due folte ciocche di biondi ricci cadenti dissimulavano in modo elegante metà della guancia. Un denso velo gittato sopra il grazioso cappello adombrava i suoi lineamenti. Consultò per oltre a mezz'ora lo specchio, si pentì dieci volte della sua risoluzione, poi facendo un ultimo sforzo, uscì di casa per recarsi alla chiesa, e quindi al suo negozio di mode.
Passò, come ognuno può credere, dinanzi alla farmacia. Vide Filippo senza ch'egli mostrasse vederla. Egli non l'avea di fatti riconosciuta; ma come persuadere alla poverina ch'egli non l'avesse fatto a bello studio per toglierle ogni speranza? Seguitò la sua via frettolosa con l'inferno nell'animo: giunse al negozio, ricevette le accoglienze ambigue e crudelmente gentili delle compagne, le quali si vendicarono in cinque minuti dei cinque anni anteriori durante i quali ella le avea tenute, per dir così, sotto a' piedi. Fece tutti i suoi sforzi per conservare un contegno apparentemente tranquillo, ma le pareva mille anni di trovarsi sola nella sua stanza fuori di quegli sguardi perfidamente pietosi. Giunta a casa, respirò nella solitudine; pianse, si gettò in ginocchio, pregò il Cielo a darle la forza di vincersi e ad ispirarle il partito migliore.
Ella aveva una vecchia zia in un convento vicino, alla quale, per dire il vero, non avea pensato a' giorni della sua gloria: ma nella presente umiliazione la buona parente e la solitudine in cui viveva si associarono alle tristi sue idee, e per la prima volta la vita secreta e monotona d'un chiostro le parve cosa invidiabile. Pensò di scrivere alla zia, poichè non s'attentava a farle una visita così improvvisa: ma come scriverle? chi scegliere per confidente di questa nuova risoluzione? Nessuno meglio di Filippo. Lo fece pregare a voler recarsi da lei ad un'ora determinata e l'aspettò — non senza aver prima quasi per consuetudine, ed ora per necessità, curato la sua toilette. Non già ch'ella avesse alcuna seconda intenzione. L'anima sua s'era già rassegnata; se pure nello sceglierlo a depositario de' suoi progetti era stata mossa da un secreto pensiero, non era che il desiderio di vedere quale impressione avrebbe egli ricevuto dal passo ch'ella intendeva di fare.
Egli venne premuroso, e procurò co' suoi modi affettuosi darle quella consolazione che parevagli più delicata: ma ella rimase fredda e severa. Gli spiegò la ragione perchè avea desiderato vederlo; notò, non senza piacere, la meraviglia ch'ei ne mostrò. — Caro amico — diss'ella — il mondo non è più per me: questa malattia mi fece veder le cose sotto un aspetto molto diverso: io non potrei più sperare un collocamento..... no, non m'illudo, Filippo..... io non potrei far più felice un compagno. Voglio ritirarmi colla mia buona parente. In quella solitudine imparerò a leggere, a scrivere, a disegnare, a sopportare pazientemente la mia disgrazia. Scrivete ciò che credete opportuno; voi non avete bisogno d'altre parole. — Filippo le scrisse la lettera. Egli volea sulle prime stornarla dal suo proposito: ma soddisfatto a ciò che riteneva fosse obbligo di cortesia, lasciò correre. Pensò anch'egli che una tale risoluzione poteva tornar utile per ogni conto alla disgraziata fanciulla, e risparmiarle molte amarezze che non le sarebbero risparmiate nel mondo. Sicchè Fanny rimase nella prima incertezza; anzi ne trasse la conseguenza che nella gentilezza del giovane non entrasse oggimai più nulla del primo affetto. Lo ringraziò del servigio prestato, e si congedò con brevi e secche parole da lui. Ah! la poveretta avea perduto un'ultima secreta speranza che avea conservata nel cuore!
Dopo otto giorni venne a cercarla una vecchia pinzochera da parte della zia, e le disse in nome di lei ch'ella era molto contenta della sua risoluzione, che l'aspettava al convento dove le avrebbe tenuta compagnia e cominciato subito il suo noviziato. Aggiunse che ella stessa l'avrebbe accompagnata, perchè non s'indugiasse aspettando una buona occasione. La fanciulla non fu troppo sodisfatta di un così pronto adempimento alla sua domanda. Avrebbe voluto guadagnar tempo.... ma non l'osò. Presa alle strette fece uno sforzo per far tacere tutti i suoi dubbi; e il giorno dopo partì colla vecchia. Quando vide la città che fuggiva, una tetra malinconia s'impadronì del suo cuore. I bei giorni passati le ricorrevano alla memoria; i castelli in aria sfumati come la nebbia al vento; gli amori offerti, provocati, respinti. Le pareva che ogni svolta della strada allontanandola dal campo delle sue glorie e delle sue speranze, l'allontanasse da tutto ciò che la vita aveva di più desiderabile e caro. Il guardar fuori dallo sportello le divenne insopportabile angoscia. Si chiuse il viso fra i lembi dello scialle, e mentre la sua compagna girava fra le dita i grani del suo rosario, ella piangeva tacitamente, in tale amaro alternarsi di pensieri e di imagini che lasceremo indovinare a quelli che si sono fatti un'idea del suo carattere e della situazione in cui si trovava il cuore di Fanny.
Nei primi giorni il convento le parve veramente un luogo d'asilo contro le amarezze paventate nel mondo. Accolta dalla buona parente con non infinta pietà, faceva nella sua mente il confronto tra quest'accoglienza e quella che avea ricevuta dalle compagne. Quivi almeno non v'era chi l'avesse veduta prima della sua malattia. I lavori, i discorsi, le pratiche religiose che si tenevano là dentro, impedivano al suo pensiero di fisarsi sopra il suo stato. Passava la sua giornata in compagnia di suor Angela, ed insegnava alcuni punti, alcuni ricami a parecchie fanciullette educande, le quali cominciarono ad amarla teneramente, sentendosi amate da lei. Depose i suoi vestiti galanti, e ne prese uno semplice e modesto; onde perdute le abitudini antiche, si venne facendo di giorno in giorno men trista.
Non pensate però che anche qui non avesse qualche momento amaro. Doveva udire di tratto in tratto i consigli della zia e di qualche altra religiosa, le quali s'erano fitte in pensiero di compiere, come dicevano, la sua conversione, e ritenerla definitivamente là dentro. Volevano persuaderle, le pie monache, come ella dovesse ringraziare il Signore d'averla tolta dalla strada della vanità e della perdizione. — Che cosa è la bellezza del corpo, dicevano, appetto alla bellezza dell'anima? Questa dovesse apprezzare, questa accrescere più che potesse. Con quella poteva piacere agli uomini: con questa avrebbe piaciuto a Dio. V'erano state molte sante che s'erano svisate a bella posta per togliersi ad ogni pericolo: perciò le religiose facevano il sacrificio de' loro capelli; sacrificio ch'ella stessa avrebbe dovuto fare. — Erano buoni e santi consigli, ma ancora intempestivi per la giovane crestaia. Ella non n'era punto capacitata nel suo interno, benchè si guardasse bene dall'opporvisi apertamente. Quanto a' suoi capelli li avrebbe recisi quando fosse appieno sicura di restar lì. E la priora ch'era donna erudita, osservando l'ingegno pronto della novizia, prese ad ammaestrarla nelle lettere, nelle quali fece progressi sì rapidi da trasecolar quelle religiose donne, che cominciarono a trovar pascolo alla loro innocente vanità nell'insegnare a Fanny tutti quei lavori e quelle galanterie da convento che fanno ammirar la pazienza di chi le fa. La giovane che avea l'istinto della grazia e del buon gusto in poco tempo superava le maestre, e cominciò ad imitar colla seta e colle carte i più bei fiori che raccogliesse nell'orto. Quelle occupazioni, quegli studii spandevano una quiete ineffabile nel suo cuore. Le parole delle buone suore facevano maggior presa nell'animo preparato. Cominciava a pregare con maggior raccoglimento. Quella vita operosa e monotona cominciava a piacerle. Le monache non dubitavano più ch'ella avesse a proferire i suoi voti. Ma la buona parente, già vecchia e infermiccia, trascorsi appena dieci mesi dalla venuta di lei, passava a vita migliore, lasciando la povera giovane orfana e straniera in quel luogo. Chiamatala al suo letto di morte, le replicò i consigli che cento volte le aveva dati, e si fece dar parola dinanzi ad alcuna di quelle madri, che non avrebbe pensato ad abbandonare il convento. La povera Fanny versando larghe lagrime promise tutto, e la vecchia benedicendola spirò consolata.
La nipote però non tardò molto a pentirsi della promessa, o per dir meglio, non si tenne più obbligata ad adempierla. La zia sentiva per essa un affetto vero, e sapeva cogliere il momento opportuno per far breccia co' suoi consigli nell'animo suo. Codesta discrezione, codesto discernimento mancava alle altre, e pressandola ad ogni ora, le fecero venir in uggia uno stato, che a poco a poco avrebbe forse abbracciato spontaneamente. Cominciò a indispettirsi di quel fervore. Cominciò a dubitare del disinteresse di quelle donne; e convivendo con esse, vide anche là molti interessi e molte cure mondane. Educata in questi mesi di ritiro, imaginò un metodo di vita ch'ella poteva condurre anche al secolo, senza essere men virtuosa e meno tranquilla. Gli scherni delle compagne, la noncuranza del mondo le facevano meno paura. — Io mi renderò amabile, diceva fra sè, colla coltura del mio spirito, colle mie maniere, con mille modi indipendenti dalla bellezza. — Questi pensieri e i consigli importuni che riceveva, non mancarono di produrre il loro effetto. La giovane, quando manco se l'aspettavano, dichiarò alle monache e al padre direttore ch'ella non si sentiva alcuna vocazione per lo stato monastico; e che pensava di ritornarsene al secolo. Potete imaginare che ne seguisse! I consigli raddoppiarono, e men dolci di prima. La vita del convento fin allora indifferente, e sulle prime piacevole, le divenne un'orribile prigionia. Contava i giorni e l'ore che terminasse l'anno di prova, e appena terminato, fece il suo fardello ed uscì.