Il padre direttore, uomo di rara discrezione che s'era adoperato perchè non fosse fatta violenza alcuna a' suoi desiderii, le trovò una buona occasione per tornare alla patria, e la raccomandò ad un'ottima donna che l'avrebbe ricevuta in sua casa. Fanny baciò, piangendo, la mano al buon sacerdote, e l'indomani, dopo un anno d'assenza rivide la città che le parve più bella che mai e sorridente quasi d'amore. Quell'anno di reclusione, le non poche letture fatte, l'educazione interna che meditando s'era in lei compiuta, tuttociò le aveva aperto gli occhi ed ampliata l'immaginazione. La vista del mare non mai l'era parsa così bella, così imponente. Lo salutò come imagine della sua libertà, e questo momento fu il primo di vera gioia ch'ella provasse dopo la sua guarigione: perchè non era nata per quelle ascetiche e solitarie aspirazioni del chiostro. Ella era nata per amar qualcheduno nel mondo.

E finchè visse la sua buona parente, l'amava di cuore, e questo affetto bastava all'animo suo. E se avesse potuto sperare pur un ricambio di sentimenti da Filippo, se avesse portato nel convento la persuasione d'esserne amata, io credo che quella solitudine le sarebbe parsa men dura. Amare non basta per una donna. Bisogna ch'ella creda, o almeno s'illuda d'essere amata: bisogna ch'ella abbia provato almeno un momento nell'animo quello stato d'intima soddisfazione che vien da un affetto reciproco. Questo secreto, indistinto desiderio ora la riconduceva nel mondo, la riconduceva a soffrire.

Quella prima battaglia, la battaglia della vanità e dell'orgoglio mortificato, non la spaventava più. Oggimai aveva rinunciato al titolo di bella per sempre: aveva imparato a scherzare con grazia sulle sue fisiche imperfezioni. Ella non lasciava tempo agli altri di dirigerle un frizzo: si canzonava da sè, senza affettazione, e senza il secreto desiderio d'essere smentita dagli altri: sciocca abitudine di molte donne di fare certi atti di umiltà per provocare un alimento alla celata superbia che le divora. Fanny non diceva d'essere brutta, perchè l'altrui gentilezza dicesse il contrario: ma tutte le volte che ella era posta ad un confronto pericoloso, sapeva con un tratto di spirito richiamar l'attenzione di chi era presente a qualche cosa di più nobile della materiale bellezza. Così lasciando alle sue rivali gli effimeri trionfi di quella, si facea perdonare il vantaggio ch'ella aveva sopra di loro.

Per alcun tratto di tempo le cose procedettero bene. Rassegnata, dolce, insinuante, destra in ogni genere di lavori, ornata lo spirito di non poche cognizioni che le sue letture le procuravano, era giunta a guadagnare da un lato quella superiorità che avea perduto dall'altro. Ma non le bastava. Tutte le volte che era testimonio alle facili adorazioni che i giovani profondono alla più bella, tutte le volte che alcuna delle compagne le teneva discorso de' propri amori, uno sconforto amaro, una secreta e invincibile invidia la sorprendeva. Buona com'era, non avrebbe già tolto alle compagne l'ambita felicità: ma non le pareva giustizia che mentre era a tutte sì facile amare ed essere amate, non ci fosse un cuor solo che battesse per lei, un cuor solo che sapesse comprendere il suo! Talora gli uomini le parevano portenti di stoltezza e di crudeltà. Prodigavano le loro idolatrie alla materia incapace d'intenderli, e lei lasciavano sola, negletta, come un paria, come un essere degradato e privo di sentimento e di affetto. Eppure, con quali tesori d'affezione, con quai liberi sacrifizi la povera Fanny avrebbe ricompensato uno sguardo cortese, un cordiale saluto, una stretta di mano! Nessuno forse ha letto questa pagina degli umani dolori, questa continua violenza per reprimere dentro al cuore le ricchezze d'un affetto che non ha una metà a cui consacrarsi! Per queste anime desolate non c'è che la fede nella vita futura: ma se non riescono sante, c'è molta probabilità che convertano in odio quell'amore che non fu da nessuno curato.

Ma Fanny non era destinata a bere fino al fondo questo calice amaro. Ella non si credeva amata dal giovane farmacista: ma e' l'amava davvero. E reduce a que' giorni dall'Università, dove era stato matricolato, non mancò di chieder conto di lei, e seppe con sorpresa e con vero piacere il suo ritorno.

Era una bella sera di maggio. Egli l'aspettò nell'ora in cui usciva dal suo negozio, e le propose di accompagnarla fino a casa. Ella conosceva sì bene i costumi del giovane, aveva tanto desiderato di rivederlo, che senza alcuna opposizione passò il suo braccio sotto quello di lui, e tutti e due poco parlando, ma dolcemente commossi, s'incamminarono verso l'abitazione della fanciulla; e lì dovevano separarsi. Ma troppe cose lor rimanevano a dire, e il desiderio d'espandersi reciprocamente si faceva maggiore ad ogni momento. Onde una buona mezz'ora restarono appoggiati agli stipiti della porta, colle mani congiunte, perduti in uno di quei colloquii deliziosi che sono una felicità per tutti — e che si può pensare se erano una beatitudine per Fanny. Povera fanciulla! Ella aveva per anni ed anni desiderato un momento simile a quello, e quando meno se l'aspettava, Iddio glielo aveva concesso! Senza dirselo, senza pensarlo, invece di salire le scale, essi staccaronsi dalla porta e ripresero il sentiero della collina. E su, e su, senza guardarsi d'attorno, senz'accorgersi dell'andare, senza far attenzione alle magnifiche scene del cielo stellato, del mare immenso che lo rifletteva da lungi, degli alberi che spandevano in seno alla notte i loro divini profumi. Forse il loro cuore sentiva queste armonie della natura; forse nell'estasi loro, negli affettuosi colloquii c'entrava tutto codesto: ma erano troppo profondamente commossi per avvertirlo e per dirselo.

Quando furono ad una svolta del sentiero che taglia a sghembo il declivio della collina, sedettero sotto una quercia, e stettero muti sempre colle mani strette a vicenda. Molte cose s'erano dette, ma più assai che la parola non può definire, spiegava quel delicato e cordiale contatto. E nessuno avea fino allora parlato d'amore; nessuno di matrimonio. Filippo fu il primo a dare una tale direzione alle idee, e confidò alla fanciulla come a Padova gli era stato offerto un partito assai vantaggioso: una giovane avvenente, che aveva mostrata una decisa inclinazione per lui. Aggiunse ch'egli avea pigliato tempo a risolvere, ma ora....

— Ma ora.... che volete voi dire? — domandava Fanny.

— Ora — diss'egli — sarei meno che prima disposto ad accettare l'offerta. Voi sapete da quanto tempo ho consecrato i miei affetti ad un'altra persona. Molte cose sono avvenute dappoi....

— Oh sì molte cose! — rispose rapidamente Fanny. — Per carità, Filippo, non pigliate sopra di me la crudele vendetta di lusingarmi! Voi ricordate un tempo molto diverso: una persona che è già tanto mutata! Uditemi: uno dei miei più vivi desiderii era quello di rivedervi, era quello.... di udire dalla vostra bocca che voi sentite per me qualche cosa più che una sterile compassione. Ora io sono contenta.... voi potreste offerirmi la vostra mano: io mi sentirei, Filippo, il coraggio di rinunciarvi.