Accettai la cena per desiderio della leggenda. Ci siam divisi una dozzina d'allodole egregiamente arrostite, primizia del paretaio canonicale, e le seppellimmo cristianamente, inaffiandole con abbondanti libazioni di squisitissimo vino di Chianti.
— Codesto — diss'egli — non viene dalla cantina del governatore generale della Toscana, barone Bettino Ricasoli, miglior enologo che politico — aggiunse argutamente il calonaco: — ma benchè rosso, non arrossisce per la vergogna. Assaggiatelo e pronunciate. —
Io riunii le dita sul labbro, e manifestai con un bacio la mia opinione sul vino, senza pronunciarmi sulla politica del fiero castellano di Brolio.
III.
Vuotato il fiasco, si venne alla storia della rossa Marsigli. La fantesca faceva capolino tratto tratto dall'uscio, sospettando forse da quell'epiteto che si parlasse di lei: ma forse era una semplice curiosità femminina, molto scusabile in lei, se io che non ho i capelli rossi e non vesto gonnella, avevo pur mostrato tanta vaghezza di saper quella storia.
Il canonico si asterse le labbra e la faccia rubiconda, e prese a parlare.
— Che i Turchi nemici acerrimi del nome cristiano, fossero a poche miglia di qua, nei secoli andati, non credo necessario di rammentarlo ad un uomo erudito, come è senza dubbio la Signoria Vostra. —
Io chinai la testa, col doppio intendimento di mostrarmi informato delle incursioni ottomane, e ringraziare il canonico del complimento.
— Se Siena — riprese egli — fu illesa da quella pestifera irruzione, lo deve senz'altro ad una grazia speciale della sua divina patrona, che la coperse una seconda volta del suo virginale paludamento. Senza questo, la malevola interpretazione data dai libertini senesi alla moneta etrusca che vi ho mostrato testè, sarebbe stata pur troppo una verità. Non sarebbe stata la prima volta che gl'infedeli ottomani levassero quell'osceno tributo dai paesi infestati dalla loro impura presenza.
Viveva in quel tempo nella città di Siena una famiglia Marsigli, della quale era decoro grandissimo una fanciulla conosciuta nella città e ne' dintorni col soprannome di rossa. Era un colore di capelli assai pregiato in quel tempo, come apparisce nei quadri dell'epoca, ove ricorre assai di frequente. Il Pinturicchio ha di molte rosse ne' suoi dipinti, e noi abbiamo nella scuola senese molti angeli e molte immagini di Nostra Donna colla capigliatura più fulva che bionda.