— Allora, non ve ne saranno più domattina, perchè voi li avrete ridotti al dovere o gittati dalla finestra. —

Che avresti risposto, o lettore? — Io accettai di passare la notte dove avevo trovata una sì lepida cena.

La bionda fantesca, che il reverendo m'avea designata per sua nipote, a un cenno di lui si assentò, e dopo poco ricomparve con una lucerna a tre becchi offerendosi d'indicarmi la camera a me destinata.

Io strinsi la mano al mio ospite, e la seguii.

V.

Ella posò la lucerna a tre becchi sullo sgabello di noce intagliato, che stava accanto a un pulito e candido letticciuolo. E auguratami appena la buona notte, uscì rapidamente, come avesse avuto paura di qualche apparizione diabolica.... o d'altra cosa che fosse.

Le lenzuola erano di bucato, e mandavano un delizioso odore di rosa e di spigo. Sullo sgabello stava un rituale colle antiche formule cattoliche per esorcizzare gli spiriti. Dalla parete pendeva un acquasantino di Luca della Robbia, colla sua frasca indispensabile d'ulivo benedetto.

Spinsi l'imposta della finestra rotonda. Era uno stellato magnifico. Gli astri scintillavano sopra una volta di fitto azzurro, tanto che la lor luce bastava, anche senza la luna, a illuminare di un misterioso bagliore la circostante natura. Sorgeva a levante la snella e fantastica torre del palazzo di città. Nessuna voce, nessun rumore turbava quel profondo silenzio, tranne il modulato singulto dell'assiolo. Se v'era notte in cui la fantasia d'un poeta potesse evocare gli abitatori d'un mondo diverso dal nostro, certo era quella.

Ma il vino di Chianti m'aveva infuso più volontà di dormire che ispirazione per una ballata alla Goethe. Quindi richiusi la finestrina, e mi coricai senza pensare nè ai Turchi, nè ai diavoli, nè alla rossa Marsigli, sultana cattolica di Costantinopoli e legittima sposa di Solimano II. Solamente, per l'abitudine letterata che mi persegue, presi in mano il rituale, e lessi la formula degli esorcismi. La lessi a metà, poichè il sonno mi sorprese, e passai dal mondo reale a quello stato d'oblìo ch'è un'altra pagina misteriosa della nostra esistenza.

Soddisfatto al bisogno de' sensi con alcune ore di sonno tranquillo e profondo, la fantasia cominciò a risvegliarsi, ricomponendo nel mio cervello le varie idee e le varie imagini che vi avevano lasciata una più viva impressione.