— Si andava appunto in uno de' nostri piroscafi fino alla Spezia: una gita di piacere e non altro, costeggiando la bella riviera. Una vera delizia finchè il mare fu piano e tranquillo. Si passeggiava sulla tolda a braccetto, cianciando, canterellando a due a due, a tre a tre senza pensare al futuro. Era fra noi una coppia d'innamorati, proprio nella luna di miele, a quel che pareva. Nel loro egoismo collettivo, non ponevano attenzione a cosa veruna, non pensavano forse che all'aria del Bellini: vieni cerchiam pe' mari, al nostro amore un porto.... con quel che segue. Come colombe dal desìo portate, pareva non dovessero mai disunirsi, e passar la vita nella più stretta comunione delle gioje e de' guai....
— Ebbene! mi sembra che la storia sia favorevole alla mia causa.
— Sin qui sì: ma adesso viene il bello.... cioè il brutto. Soffiò un po' di vento da scilocco: non mica grande da metterci in pericolo di naufragio, ma quanto bastò per torci la voglia di passeggiare sulla coperta. I più coraggiosi tennero duro, ma cominciarono a camminare a zig zag, come si dipingono le saette: le ciere diventarono pallide pallide: il capo girava a tutti, lo stomaco si disponeva a fare la sua resa di conti col mare. — Io cercavo cogli occhi i due teneri ed amorosi colombi. Che cosa credete voi che facessero?
— Oh bella! si saranno soccorsi scambievolmente....
— Voi lo credete, voi Claudina, che avete una forza di spirito e una tenerezza di cuore veramente esemplare. Ma invece que' due inseparabili s'erano separati: uno chinavasi a destra, l'altro a sinistra. Straniere mani cercavano di apprestar loro un qualche ajuto: ma essi erano divenuti affatto stranieri l'un all'altro.
— Voi siete bravissimo da inventare storielle: io non ho mai posta in dubbio la vostra facoltà poetica: ma non per questo recedo dal mio caro e vagheggiato disegno.
— Ah! Claudina, se tutt'ad un tratto voi doveste ritirarvi da un canto ed io da un altro; proprio la notte de' nostri sponsali, proprio nella nostra desiderata luna del miele, io ne sarei disperato, Claudina, e voi potreste pentirvi ma troppo tardi di non aver dato retta alle mie parole. —
Giorgio finì così la sua eloquente perorazione: guardò la sua amabile fidanzata spiando se apparisse ne' suoi sguardi un raggio di speranza: ma invano. Ella fu irremovibile. Le nozze dovevano seguire fra tre giorni, di buon mattino: una carrozza doveva aspettarli alla porta della chiesa: la sera a Genova senza indugio per imbarcarsi sopra il vapore.
II.
Claudina e Giorgio.
Da questo dialogo voi sapete presso a poco quali erano i miei personaggi.