Io non conosco dell'assiuolo che la voce, la quale non s'inalza che al chiaro della luna e nel più alto silenzio della notte, specialmente lungo la salita di Poggio imperiale, ovvero dagli ombrosi declivi di pian de' Giullari.
Vi sono di quelli che lo confondono col rauco grido della civetta e del barbagianni. Tanto varrebbe confondere il flauto col clarino. Vi sono a questo mondo organizzazioni così infelici, che sono condannate a preferire lo squittire del pappagallo ai melodiosi accordi dell'usignuolo.
Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
Ed io infatti passavo, passavo innanzi. Quando tutt'ad un tratto mi trovai circondato da un'atmosfera di fragranze indistinte e soavi, come quelle che annunziavano ai poeti antichi la presenza di un nume.
Era un odore di olea fragrans. Pensai a Minerva o a Venere Urania; e queste soavi fragranze e le fantasie greche che mi svegliarono nella mente, mi allontanarono come per incanto delle tetre visioni de' negromanti, e mi levarono gli occhi e il pensiero agli spazi sereni del cielo.
V.
Le stelle.
Non c'è che dire. Quando la notte errando per le vie di Firenze, tu ti trovi in mezzo ad una di codeste nuvole olezzanti, dimentichi le memorie e le impressioni diverse e sgradite, per salutarla regina dei fiori. E quando inalzi lo sguardo e lo affisi sul suo cielo azzurro e sereno, riconosci la patria di Galileo, e ti rendi ragione delle meravigliose scoperte ch'ei fece nei campi dell'aria.
Compresi allora quanto io fossi male avvisato, pensando di evocare gli spiriti dal fondo della terra.
Essi devono essersi ricoverati nel centro di qualche stella o di qualche pianeta, inaccessibili all'umana curiosità.
Una volta entrato in questo pensiero, compresi ch'io dovevo rivolgermi all'alto. D'altronde nella mia qualità di poeta, si sa ch'io devo esser più abituato a guardare le stelle del cielo, che quelle della terra. Quel verso d'Ovidio: Os homini sublime dedit, cœlumque tueri Jussit, mi sta sempre impresso nella memoria; e quando non ho a far meglio, guardo il cielo e mi gratto il capo col dito mignolo.