Giustina lo ascoltava con una cert'aria tra la perplessità e l'impazienza. Non sapeva ben vedere a che parasse questo bel ragionamento di Federico; ma la sua naturale accortezza le fece intravedere che l'esordio non doveva condurre nè ad un regalo nè ad altra cosa di buono per lei. Tuttavia dissimulò e lasciò che l'amico tirasse innanzi.

— Voi m'intendete — soggiunse Federico.

— Intendo, — rispose Giustina sbadatamente; come quella che non aveva inteso nulla, o non voleva intendere più in là.

— Dunque, ho contratto degli impegni. Per non mostrare, come si dice, il lato debole, bisogna che fra pochi giorni io sia in istato di pagare il semestre a quel satiro del padrone, e dare almeno un acconto a quello di Trieste, che mi ha venduto le mobiglie.

— Sicuro — soggiunse Giustina.

— Dunque, — conchiudeva sempre l'amico, — se io non trovo alcuno che mi dia la mano in questa circostanza, dovrò sfigurare.

— Eh certo!

— Mi consolo che voi stessa ne convenite, mia buona Giustina, e non dubito che....

Giustina restava immobile e alquanto imbarazzata a questa interpellazione fatta direttamente a lei.

— Già — seguiva Federico — presto o tardi noi dobbiamo fare una casa sola.... Se è vero che siate disposta a darmi la mano di sposa, i vostri interessi sono fino da questo momento una cosa comune....