Sul principio le cose si presentavano nel più prospero aspetto. Federico, collocato presso uno de' più accreditati barbieri, pratico dell'arte sua, e piacevole delle maniere, della persona, giunse a cattivarsi il favore di tutti, fu preferito a' suoi pari e ricompensato più largamente. Memore di dovere alle due donne questa picciola fortuna, e uscito appunto dalle angustie che lo stringevano, tra per gratitudine, tra per amore, passava presso di Marta le poche ore di libertà che gli erano date, e rispondeva colle più tenere dimostrazioni allo schietto e profondo amore della fanciulla. Qualche volta sulla sera, terminate le giornaliere occupazioni d'entrambi e rassettati alla meglio, si trovavano insieme, e in compagnia della madre, o soli, che già risguardavansi come sposi, s'incamminavano verso il Boschetto, o alcun altro dei passeggi suburbani, contenti l'un dell'altro, senza bisticciarsi, e terminavano all'osteria, nella quale Federico beveva per due, e Marta lo stava guardando, mal contenta di quell'abitudine e di quello spendio, ma ben lontana da lasciar trasparire il suo malumore. — Col tempo, — diceva ella a se stessa — col tempo egli lascerà questi vizi, e troverà nella sua casa, vicino a me, qualche cosa che lo farà più felice. — Qual è quella donna che ami veramente, e non s'abbandoni a siffatta illusione? Ella misura l'anima dell'amante col proprio modulo, e crede tanto più facili quei sacrifizi, quanto sarebbe disposta a farne di simili e di maggiori, senza difficoltà e senza venirne richiesta, pur che fossero accetti.

Era una di queste sere. I due promessi s'avviavano verso la barriera vecchia, intertenendosi quietamente dei loro progetti avvenire. Fabbricavano la loro casa, l'addobbavano con quel modesto lusso che convenisse alla loro condizione, e ci vivevano in dolce armonia, colla madre, e coi loro figli nascituri, a cui la Provvidenza si sarebbe incaricata di fornire il pan cotidiano, mercè le loro comuni fatiche. Marta che in questi piacevoli sogni poneva più fiducia, e se li dipingeva al pensiero con più verità, mostrava sul viso l'interna compiacenza ond'era compresa. I suoi occhi raggiavano, il suo pallido volto tingevasi allora di un lieve color di rosa, che la rendeva più bella che mai. Camminava al fianco di Federico appoggiata mollemente al braccio di lui, con quella gentil superbia d'una fanciulla che si mostra la prima volta al mondo sostenuta da quello che può dir suo, contenta d'esser veduta dagli altri, e nel medesimo tempo non di altro occupata che dell'uomo che le sta presso.

Io credo che poche situazioni concorrano più di questa a imprimere sui lineamenti di una giovane donna quella ineffabile armonia che è la bellezza dell'anima propagata al di fuori.

In questi momenti ella fu occhiata dal signor B., uno dei ricchi avventori di Federico, il quale per aver agio a contemplare la ragazza, si degnò, con una discretezza da grande, dirigere un saluto al suo parrucchiere e dargli non so qual commissione per l'indomani. Egli parlava a Federico, ma nel medesimo tempo fissò la fanciulla con tale un'occhiata che le fece abbassar le pupille tra imbarazzata e vergognosa dell'altrui inverecondia.

Il signor B. era un destro ed assiduo cacciatore di quella selvaggina umana, che va per le vie vestita in gonnella, e sembra men curante dell'altra di schermirsi dalle insidie e dai lacciuoli de' dilettanti. Vi sono uomini che vivono di siffatta caccia, e profondono in essa più denari e più tempo che gli antichi castellani non solevano in altre. Hanno i loro falchi, i loro veltri, che cercano la preda desiderata nelle tane e nei covi più secreti, e sanno snidarnela o in un modo o nell'altro, quand'anche fosse custodita dall'argo più vigilante e da' Cerberi più susurroni che esistano al mondo.

Il signor B. non si fidava però tanto a codesta genìa, che non tentasse qualche colpo felice da sè medesimo; anzi in questo ei metteva più interesse e più gusto, tanto più se l'animale fosse ritroso, e recalcitrasse alle lusinghe e alle promesse dell'amatore. Già m'intendete. È una razza privilegiata che non venne mai meno nel mondo; e se alcuno osasse diriger loro qualche rimostranza, hanno una risposta che val per tutte: — per qualche cosa si è ricchi! — Infatti essi credono far del bene all'umanità, gettando per un piacere frivolo e passeggiero i loro fiorini. È un lusso come tutti gli altri, è un contratto di compra e vendita, dei più nobili e più disinteressati che mai. E se alcuno avverte come il mercato è simoniaco, e' dicono che l'anima è un accessorio, una regalìa affatto incalcolabile nell'affare. Su di che, vi prego o lettori, qual dubbio vorreste muovere? Se avete qualche cosa a soggiungere, rivolgetevi al sullodato signor B. e fate voi.

La mattina susseguente Federico, all'ora assegnata, non mancò di trovarsi al convegno. Introdotto nella camera del suo ricco avventore, si pose col miglior garbo del mondo a raderlo, a pettinarlo e trasformarlo in Adone, intertenendolo intanto delle novelle più recenti che correvano per la città. Il signor B. le ascoltava per compiacenza, mostrando coll'aria del viso d'esserne già informato, e che sapeva la cosa meglio di Figaro. Pareva che volesse cantargli il falsetto: Un viglietto? Eccolo qua!

Quando gli parve tempo di poter arrischiare la domanda senza compromettersi, interpellò Federico sulla sua compagna della sera antecedente.

— È un'istriana? — disse con un tuono tra il negativo e l'affermativo.

— No, signore. È una forestiera.... che dimora a Trieste da qualche tempo.