— Se fosse veramente tale come me la descrivi, io non mi scorderò di te nel giorno delle tue nozze. Ma vorrei conoscerla prima. Io ho buon naso, e saprò se merita la tua mano e i miei benefizii. —

Così il signor B. gittò i fondamenti della sua avventura. Federico, che conosceva l'uomo, capì bene le secrete intenzioni del suo protettore, ma dissimulò da uomo prudente, e lasciò correre la cosa senza darsi fastidio del come sarebbe andata a finire. Egli era uno di quelli che dicono: — vengano danari, e al resto ci pensi chi ci ha da pensare. —

Marta intanto avea dimenticato quello sguardo, e tutta chiusa nella sua secreta felicità, non pensava alle insidie che l'attendevano, perchè non le credeva possibili, o perchè, forte dell'amor suo, si credeva capace di resistere ad ogni tentazione d'infedeltà. Due giorni dopo però nel tornarsene a casa in compagnia della madre s'incontrò nel signor B., e per un movimento d'involontario ribrezzo, si volse da un'altra parte e finse di non vederlo. Ma egli la seguì da lontano, notò la sua casa, e ritirossi contento d'aver avviato l'affare senza il soccorso d'alcuno. Egli credeva d'esser giunto in porto, solo per aver scoperto il covo della sua preda. Ma ben presto s'accorse che non era sì innanzi come credeva: alle prime parole che s'arrischiò di rivolgere alla ragazza ebbe una di quelle risposte ferme e perentorie che lo infervorarono più che mai nella impresa. Poichè codesti signori somigliano ai cacciatori anche in questo: una facile preda non li lusinga: vogliono la difficoltà, amano l'ostacolo: per far illusione a se stessi, per aver la misera gloria di vincere, di conquistare, di rivendicare la potenza dei loro fiorini. Respinto in persona, tentò la vanità e l'avarizia di Marta per mezzo d'uno de' più accorti mediatori che corrano frugando il paese. Ma il veltro non trovò miglior trattamento del suo padrone, fu cacciato di casa come un ladro, e se non se la dava a gambe, avrebbe avuto una senseria che non s'aspettava. Tornò al signor B., dicendo che le due donne erano intrattabili come due fiere selvaggie, che egli disperava di poter trarle alla ragione, e per rendere al suo mandante men dolorosa quella sconfitta, non mancò di soggiugnere che non c'era prezzo dell'opera, e che l'oggetto non meritava l'onore che voleva farle.

Ma, come è da credere, il dilettante non s'acchetò a queste scuse: anzi pigliò fuoco ognor più, e scacciò da sè l'imbecille con un pagamento poco diverso da quello che avea ricevuto dalle due donne. Il signor B. pensò di servirsi del medesimo Federico, e rimproverò se medesimo d'aver quasi guasto l'affare per troppa fretta.

Chiamatolo a sè nuovamente, lo interrogò con molta benignità sul suo matrimonio, e volle sapere il suo stato, e a qual segno erano le sue trattative con Marta. Il Figaro che non voleva altro, si fece dal principio, e sciorinò tutta la storia del suo negozio, dei cencinquanta fiorini truffati alle due donne, (del qual tiro il signor B. fece un suo cotal risolino d'approvazione) narrò delle sue speranze tradite, dell'indiscrezione de' suoi creditori, della ingiustizia del tribunale, ecc., come i miei lettori possono figurarsi. Quanto al presente, egli avea messo da parte qualche fiorino, le due donne avrebbero dati i loro recenti risparmi, ma tuttociò non bastava nè anche a redimere i suoi mobili sequestrati, e si reputava perduto, se non trovava qualche benefattore che volesse ajutarlo, e far cauzione per lui al mercante che glieli avea venduti e al proprietario della bottega. Aggiunse che veramente ei non potea lagnarsi del suo collocamento presente, ma avvezzo ad esser padrone, era da pensare che non potea darsi pace d'esser dipendente da un altro che ne sapeva meno di lui, e lo trattava come un garzone: onde, trovato questo sussidio e questa garanzia, sarebbe tornato in Istria, avrebbe sposata la Marta, e insieme avrebbero benedetto il loro protettore e fatto ogni sforzo per ricompensare la sua bontà. Il signor B. mostrò d'esser commosso da questa eloquente perorazione, e parve non lontano dal secondare la domanda di Federico: solo avvertì che non voleva gittare i suoi danari così alla cieca, e mostrò desiderio di voler conoscere personalmente la sua futura clientela. — Mandamela qui, — soggiunse egli — mandamela qui domattina. Io le parlerò, e se la troverò meritevole del sacrificio che ho l'intenzione di fare, la incaricherò di risponderti definitivamente in proposito. — Federico gli baciò reverentemente le mani, piangendo quasi di contentezza e di gratitudine, e la sera corse dalle due donne, narrò l'accaduto, e raccomandò loro di recarsi nell'ora assegnata a fare la visita richiesta al loro benefattore.

La vecchia non sospettò di nulla; ma un secreto presentimento avvertì Marta del suo pericolo. Fece mille domande a Federico intorno a quell'uomo filantropo; e vedendo avverati i suoi sospetti, negò assolutamente di voler accettare que' benefizii, nè tampoco recarsi da lui. La madre restò sorpresa di tale dichiarazione, ma nel cuor suo l'approvò. Federico invece die' nelle furie, e non volle credere una parola di quanto gli diceva la Marta. Ella era una visionaria: il signore non era tale da far il bene con sinistre intenzioni: egli lo conosceva, era un fiore di galantuomo, una persona per bene che non si degna di far all'amore colla povera gente: ch'ella sbagliava per certo, e che doveva andare ad ogni modo, altrimenti egli si sarebbe separato per sempre da lei. Marta si lasciò sedurre da queste parole e più da questa minaccia, e, dall'altra parte sicura del fatto suo, e ferma nella sua risoluzione, promise d'andarvi, e si diedero la buona notte rappacificati del tutto.

La mattina seguente ella e sua madre si trovarono in camera del signor B., il quale si mostrò sorpreso di riconoscerle per quelle stesse da cui era stato sì male accolto pochi dì prima. Poi fece il benevolo, prese la sua solita aria di protezione, disse che aveva sentito con piacere il suo matrimonio, ed era ben lieto di averla trovata virtuosa e degna della sua stima. In una parola la volpe vecchia le lasciò edificate e sorprese della sua bontà e della sua cortesia. La gente del popolo è così facile a credere alle buone intenzioni dei ricchi! Il signor B. le assicurò di voler darsi pensiero del matrimonio e pel reintegramento di Federico nella sua bottega nell'Istria. Si mostrò pronto a garantire per esso lui presso il negoziante di mobili, e ad aggiungere quanto denaro fosse necessario per pagare il fitto arretrato al proprietario della casa presa a pigione costì — purchè, — aggiunse egli quasi sbadatamente — purchè voi rispondiate a me di questa somma...

— Noi, eccellenza, — rispose la vecchia — noi siamo povere donne, su cosa possiamo guarentire?

— Sulla vostra onestà, — soggiunse l'ipocrita. — Io vi conosco, sono bene informato de' fatti vostri, e mi fido alla vostra parola. Andate, mandatemi il giovane, e dentro la giornata tutto sarà disposto per la sua partenza.

— Per la sua partenza? — domandò Marta.