Successe un altro momento di silenzio, finchè la giovane simulando una grande tranquillità ed un tuono di voce amorevole, rivolse all'attonito barbiere queste parole: — Federico, tu mi dimandi che vengo a far qui? Io non saprei risponderti bene. Io non lo so. Ma tu devi dirmi se sono vere le voci che corrono. M'hanno fatto credere che tu ti mariti presto, che sono già fatte le pubblicazioni, e che la sposa si chiama Giustina, non Marta; ch'ella è stata finora la serva o altro d'un signore di questa città, non l'onesta operaja che viveva a fianco della sua vecchia madre a Trieste. Sono vere, Federico, queste novelle?

— Io non devo render conto ad alcuno de' fatti miei....

— T'inganni. Tu devi render conto ad una persona che non intende rinunciare ai propri diritti. Sappi ch'io sono venuta per questo.

— Tutto è finito fra voi e me: non ve l'ha già detto il signor B.?

— Il signor B.? Io non ho a fare nulla col signor B. Io voglio sapere dalle tue labbra medesime se tu hai dimenticato, non dico i tuoi doveri verso la mia povera madre, ma i tuoi giuramenti verso di me. Ah! tu credi ch'io sia per soffrire che un'altra donna si chiami tua moglie? No! Federico. La tua moglie son io.

— Voi? In qual chiesa vi ho dato la mano? — chiese lo sfrontato parrucchiere con ironia.

— Tu mi chiedi in qual chiesa? Iddio ha forse bisogno di chiese per ascoltare le promesse e i giuramenti delle sue creature? Io sono tua moglie, Federico, io porto meco un documento irrefragabile de' nostri legami: io son madre! — Ella proferì quest'ultima frase con voce bassa e soffocata. Federico impallidì nell'ascoltarla, ma si ricompose tosto, e si sforzò di fare un cotal riso beffardo e bestiale che mostrò tutta l'abbiettezza dell'anima sua. — Madre? — egli disse. — Me ne consolo assai! Così non vi mancherà un appoggio nel padre del vostro figliuolo, qualunque egli sia.... Il signor B. v'aiuterà a ritrovarlo. —

Le due donne inorridirono. Marta non potè parlare, chè la rabbia e l'angoscia le soffocò la parola. Ma la vecchia che avea taciuto fin allora, s'avventò come una furia sul barbiere, e lo fece indietreggiare verso un angolo della stanza. — Infame — gridò. — Ricorreresti tu alla calunnia? Chi ci ha fatto conoscere, dì, quel tuo signor B. degno complice delle tue scelleraggini?

— Se ve l'ho fatto conoscere, non v'ho mica ordinato che vostra figlia dovesse frequentar la sua casa. Però io non voglio ora farvene carico. Ognuno è padrone di fare ciò che gli aggrada. Vuol dire che voi ci avrete trovato il tornaconto.

— Taci, vile calunniatore! — saltò su Marta che s'era riavuta. — Taci! Non inventare dei torti che rendano meno infame la tua condotta. Tu sai bene che menti! tu sai bene che non sei degno di guardarmi in faccia!