Marta si ricordò in quel momento dell'arme che avea portata seco nella manica del vestito: se ne ricordò quando concepì il disegno di venire alle mani colla rivale. Una specie di vertigine occupò la sua mente. Tutto ciò che v'era stato di più provocante nel dialogo corso tra lei e Federico le passò dinanzi al pensiero come un'orrenda visione. Ella perdette la coscienza di se medesima, e divenne come sonnambula. Immaginò che tutte le autorità del paese, convocate da costei, sopravvenissero là, e la traessero a forza lungi da quel luogo. Immaginò di vedersi condotta come una pazza per le contrade di quella città fra le grida e gli scherni del popolaccio. Non potè sostenere quest'idea, ed anzichè prevenir questo fatto, pensò a vendicare l'oltraggio che le parea inevitabile. Abbracciò strettamente la madre senza piangere, senza parlare, come uscita di senno. Poi spiccatasi da lei si volse tutta mansuetudine a Federico — Non aver paura, — gli disse — non aver paura di me, Federico. Se la sorte ha destinato che tu sposi un'altra, sposala pure. Ti domando perdono delle mie furie di poco fa. Separiamoci in pace, Federico, separiamoci in pace, prima che venga gente. Oh! non vorrai tu darmi nemmeno un abbraccio prima ch'io ti lasci per sempre? — E così dicendo accostavasi a lui che non sapeva rendersi ragione di un tal cambiamento, e se ne stava perplesso e balordo in fondo alla stanza.

Marta avvicinandosi a lui, senza far motto gli gettò le braccia al collo, e lo strinse fortemente come convulsa. In quel momento sentì accorrer gente alla porta della bottega. La madre che era stata fino allora attonita aspettando l'esito di quella scena, la chiamò a nome. Fu come un lampo. Senza ritirar le braccia incrocicchiate dietro al collo di Federico, Marta aveva brandito il coltello nascosto, come dissi, entro la manica sinistra dell'abito, e gridando: — traditore! — con un movimento improvviso l'avea cacciato nel cuore del suo promesso, che gettò uno strido e cadde rovescio. Era morto. Marta senza più curarsi di lui, e brandendo ancora il pugnale insanguinato, si volse alla gente che affollavasi all'uscio e cercò qualcheduno cogli occhi stralunati e furenti. La vecchia mezza morta dallo spavento afferrava invano il braccio della figliuola: questa non vi poneva mente, non la vedeva. Pallida, le gote tremanti, chiamava un'altra donna che non era presente, chiamava Giustina. — È spenta, è spenta, — gridava — una delle due candele che ardeva innanzi a Maria... una è spenta! vedo il lucignolo che fuma ancora!.. L'altra... l'altra arde ancora, ma per poco. Dove sei, scellerata donna? Oh! tu hai paura, non è vero? Non aver paura, no! Non è già la tua vita che dipende da quella candela, è la mia!.. Ella muore. — Così dicendo rivolse contro il suo petto il coltello, e due o tre volte tentò di trafiggersi: ma la stecca del corsetto deviò la punta micidiale e le impedì di finirsi. Sentendo che non riusciva nel suo disegno e vedendosi circondata, cambiò improvvisamente pensiero, e alzando il pugnale contro i più vicini si fece largo fra la folla e uscì furibonda nella contrada. Il popolo le schiamazzava dietro: — ferma, ferma, — ed ella tanto più accelerava il passo lungo la via, senza guardarsi mai dietro. La contrada metteva al mare. Un piccolo molo per uso de' pescatori stendevasi alquanto fra l'acqua. Ella l'occupò prima che alcuno potesse impedirglielo, e pigliando la rincorsa si lanciò nel mare gridando: — è spenta anche l'altra! —

Un vecchio pescatore che rattoppava le reti nella sua tartana, levandosi al tumulto e al tonfo che avea sentito nell'acqua non lontano da lui, si gettò prestamente a nuoto, e riuscì ad afferrare la veste della sciagurata giovane, la trasse a riva affatto priva di sensi, e solo dopo alcune ore, ebbero effetto i pronti soccorsi che le furono prestati. Ella si risentì vicino alla madre, nella camera stessa del pescatore che l'aveva salvata, ma non pareva serbasse alcuna memoria dell'accaduto. Vedendo sul proprio seno l'apparecchio che il chirurgo aveva applicato alle due non mortali ferite che s'era fatte, ne chiese conto alla madre, accusando un dolore a quel luogo, e credendo d'esser precipitata giù da una scala. Corsero alquanti giorni prima che riacquistasse davvero la coscienza del suo delitto....

Delitto?

Certo che fu delitto dinanzi al Codice. L'equità umana però che distribuisce con altra legge il diritto ed il torto, farà più mite giudicio di quella misera.

Il Tribunale di Trieste riconobbe anch'esso molte circostanze attenuanti, e la povera Marta non fu condannata che a qualche anno di carcere, abbreviato anch'esso da una grazia sovrana.

Credo che ai lettori basterà questo. Gli altri personaggi di questa istoria non sono tali da ispirare nessun interesse, e nessuna curiosità.

NOTE.[4] Sessola nel dialetto triestino e veneto significa una specie di pala ricurva di cui si servivano i droghieri e i fornai per tramutare lo zucchero, la farina, i grani da un recipiente all'altro, simile al bozzolo de' mugnai, e alla gottazza dei barcaiuoli.

IL BERRETTO DI PEL DI LUPO.

I.