— E va in regola, ti ho cavato di prigione per menarti al patibolo.

Io vorrei porre qui una similitudine, ma pendo in sospeso se la metto o non la metto, però che dubiti forte di sentirmi sgridato dai maestri miei, i quali mi appunteranno di certo che male si accorderebbe con la semplicità dello argomento: ora però che ho pagato la gabella al giudizio dei maestri miei mi avventuro a porla.

Come l'ape immersa nel calice dei fiori attende alla dolce fatica, immemore del sole che si leva o che tramonta, così questi miei personaggi, chiusi negli affetti domestici, per un tempo non curarono sapere, anzi non pensarono nè anco se il mondo durasse tuttavia fuori di loro. E' fu una vita tutta baci, tutta risi, e se piansero, ell'erano lacrime di celeste voluttà; rugiada divina, che raddoppia il profumo delle gioie dell'anima! Taluno ripiglia l'uomo felice di avaro perchè nasconde il tesoro della sua contentezza: veramente così l'uomo quando è infelice espone indarno agli sguardi altrui il fascio delle proprie miserie, che non è giusto accusarlo di serbare la sua gioia per sè. E bisogna anco dire che il felice accomunerebbe le più volte invano le caste gioie dell'anima; imperciocchè un cuore non senta dolcezza di altro cuore che sia, se prima di tutto non si disponga alla grazia di Dio, allora egli vi sparge con mano benefica il seme della pace, e ne lascia intera la messe ai suoi figliuoli in caparra di quella infinita che serba loro nei cieli.

Due anni trascorsero, e non si vedeva comparire frutto da cotesto matrimonio; per quanto un volto umano può prendere la somiglianza di un punto interrogativo, la faccia di Orazio domandava ora a questo, ora a quell'altro sposo: ed ora che figure sono queste? La faccia sola però interrogava, che quanto a lingua, anzichè farla parlare, se la sarebbe svelta. Ma anco qui vennero consolati, ed un bel giorno Isabella gittandosi in grembo allo zio, e nascondendo la faccia nel seno di lui, gli susurrò sommesso nelle sue viscere agitarsi una creatura. Orazio le cinse con mani tremanti il capo e lo baciò attorno attorno, esclamando:

— Fossero stelle io te le darei del pari, e del pari te le meriteresti, figliuola mia. Grazia del cielo e tua mercede, hai messo il colmo alla tua perfezione di donna: perchè che cosa è mai una donna senza prole? Per leggiadra ch'ella sia, e di costumi santi e amorosa, parrà sempre un fiore senza odore. La donna senza prole somiglia alla camelia; questa superbisce nella pompa delle sue foglie bianche, o vermiglie, o incarnate, o variegate; si profferisce a tutt'uomo, bazzica le liete brigate, frequenta i festini, folleggia e muore senza compianto come senza memoria; fiore di baccanale! fiore da femmina senza vergogna come senza figliuoli! Perano le camelie! Ma la donna giocondata di figliuoli è pari alla rosa, che lieta dura su la spina nativa quivi educando i suoi bottoncini, e allorchè il tempo l'avvizzisce, lascia le sue foglie rimedio ai mali, sollievo ai sensi ottusi, sicchè sovente, quanto più il verno si discosta dalla dolce stagione la rosa ti manda all'improvviso un saluto di odore, che ti ricrea il corpo e ravviva l'anima richiamandola ai dì della primavera, a quelli della gioventù, primavera anch'essa, ma che passata una volta, non si rinnova più! Non importa, purchè si rinnovi nei figli o discendenti nostri, ben venga la memoria della irrevocabile primavera. Vi ha chi rinfaccia lo studio di procreare nipoti, e lo calunnia come istinto di animo vanitoso o superbo; le sono grullerie, per non dire peggio, Isabella. Innanzi tratto la creatura umana propagandosi salda il debito di riconoscenza a cui le dette la vita; inoltre esercita a benefizio dei figli le cure di nutrirli e allevarli, che i genitori esercitarono in pro suo, e come chi si versa in cose male diventa iniquo, all'opposto chi si trattiene fra cose buone riesce buono; il cuore nostro, Isabella mia, vedovo di affetti è una lira senza corde, uno anello senza pietre, e comecchè si possa amare scevri del fine di procacciarsi figliuoli, questo amore, come ispirato più dalla Venere terrena che dalla celeste, o dietro sè lascia amaro, o per lo manco passa senza traccia di dolcezza; perchè se amore non si trasforma muore; egli dura immortale, se a mano a mano ch'ei muda le penne terrene si circonda di raggi attinti alla fiamma dell'anima. Tu come donna leggiadra potrai scadere affaticandoti nelle cure materne, nel desiderio del tuo marito; non isgomentarti; per dieci che tu perda a questo modo, acquisterai cento di riverenza e di adorazione come madre. Per ultimo la creatura umana riproducendosi risponde allo scopo della creazione: vuol'egli sedere a mensa e non contribuire alla spesa? Non vanità nè superbia ci hanno a movere nello studio di procreare figliuoli, bensì la idea di non morire intieri. La vita è una battaglia: da secoli e secoli noi combattiamo la tirannide e l'errore; non cessarono i giorni delle prove, succederanno altre contenzioni, altri patimenti; ora se in cotesti tempi che io vedo con gli occhi della mente, il mio nome sarà chiamato come quello di un soldato, che non mancai mai alle battaglie della umanità, e se un uomo uscito dal mio sangue risponderà gridando: presente! scavatemi quanto volete profonda la fossa, copritemi di terra quanto vi piace, io non morirò intero. La vita è un cammino verso la perfezione: ogni nome porta la sua pietra per la fabbrica di questo tempio; certo la opera si conosce lunga; la calce che lo mura spesso è spenta col sangue del popolo; talvolta eziandio la opera rimane interrotta, o pare, ma io credo fermamente che un dì sarà compita, e vedo in cotesto tempio raccolta la umanità a lodare Dio padre: sciolta dalla servitù e dell'errore si riconosceranno intero padre e figliuoli e cuore palpiterà su cuore senza prete fra mezzo. In quel giorno, se una voce che sia del mio sangue si aggiungerà al coro delle laudi dell'Eterno; se un raggio della benedizione celeste si poserà sul capo di uno dei miei discendenti, esulteranno le mie ceneri, e non potendo in altro modo manifestare il proprio compiacimento, io penso che lo faranno rendendo più verde l'erba che le copre. La presenza dei figli rende i buoni migliori, rispettivi i tristi, che anco il demonio si periterebbe a guastare questi fiori d'innocenza. Cristo amò i fanciulli; non senza consiglio i pittori cristiani rappresentano i santi e le sante circondati da pargoletti, poichè come presso i gentili l'olezzo dell'ambrosia dava indizio della presenza del Nume, presso di un nembo di angioletti annunziano prossimo Dio. Grande ed arcana è la gioia di considerare come l'intelletto nei sensi dello infante, massime negli occhi, si riveli a mo' del giorno per il cielo sereno in un mattino di estate; prima da oriente appare un grigio perlato, di subito si muta in bianco, quindi a breve in rosso, in rancio, in croco: all'improvviso spunta il sole e in un attimo la gloria dei suoi raggi si diffonde per lo emisfero, che di lui s'innamora; ma non sono questi unici i diletti che reca un pargolo; ce ne ha altri ancora; che io vo' pur dire, e questi spettano affatto alla materia: io confesso sentirmi gratamente commosso dal lato della seta finissima dei capelli di oro, dal calore pregno di vita di coteste rosse guancie, dalle carezze di quelle manine più morbide della piuma del cigno; renunzio a descrivere la delizia un po' troppo acuta, che suscita il riso del pargolo quando la mamma in un estro di amore materno lo leva in alto come per accostarlo meglio a Dio, o quando il babbo lievemente vellicandolo nel mento, gli procura il piacere, che l'uomo forse unico gusta senza scontarlo in rimorso o in dolore.

E questo Orazio disse tutto di un fiato, con tanta efficacia di gesti che Isabella, Marcello e Betta ne rimasero attoniti e commossi; anzi quel benedetto Marcello pure piangendo, per nascondere il pianto, si fece in furia a pigliare il cappello mostrando uscire, e siccome il zio gli corse dietro gridando:

— E ora dove vai?

— Mi lasci andare, che io vo a pregare l'arcivescovo che non impegni il pulpito della cattedrale per questa quaresima.

E Orazio stringendosi nelle spalle soggiunse:

— Non date il santo ai cani e le margherite... ecc.: però Isabella, piglia tutto il mio discorso per te.