— E la mia figliuola non aprirà bocca in occasione tanto solenne?

— Sono una reietta da casa mia; poichè mio padre non vuole accettare me nè il figliuolo mio, è ragione che io ed egli siamo tutti e unicamente vostri.

— E noi non ti respingeremo mai, se tu non respingi noi, stanne sicura, Isabella: solo dimmi se ti rincresce o no che il tuo figliuolo porti il mio nome. Su, parla franca...

— Come vuole che mi rincresca? Solo avrei desiderato ne portasse un altro, o almeno due... mi compatisca, sa!... ma adesso che mio padre lo rifiuta... lo vedo ancora io... non è possibile...

Orazio considerando che il colloquio affliggeva Isabella, reputò opportuno troncarlo, ed uscì per andare in chiesa con la balia, il pargolo e Marcello.

Forse potevano avere scorso metà della contrada, quando videro venirsi incontro un'altra carrozza tirata da quattro cavalli stimolati a correre dallo strepito delle fruste dei postiglioni; allora il signore Orazio, divenuto timido peggio di una femminuccia, cavò il capo fuori dello sportello per avvertire il cocchiere di scansarsi, ma il cocchiere non ebbe bisogno di farlo, imperciocchè si udì dall'altra carrozza una voce che disse:

— Ferma!

E subito dopo si aperse, uscendone a precipizio un gentiluomo vestito di nero. Orazio lo riconobbe, e a posta sua fatta fermare la carrozza, ne scese pure egli. Il sopraggiunto gli mosse incontro dicendo:

— Signore Orazio, eccomi presente ad accettare lo invito....

— Signore Omobono, è troppo tardi. Gl'idi di marzo sono venuti....