— Fate voi.

Così il figliuolo d'Isabella fu chiamato al fonte battesimale Omobono e Orazio.


Orazio e Marcello di ritorno a casa entrarono soli in compagnia del pargolo in camera della Isabella, che rivide loro e il suo figliuoletto con tali dimostrazioni di gioia, che se fossero stati reduci da lunghi viaggi o scampati da pericoli formidabili, ella non avrebbe potuto fare minori.

— Ecco qua il tuo bimbo; guarda se te lo rendo come me lo confidasti: guardalo bene, veh! perchè consegnato che io lo abbia, non garantisco più nulla.

— È tutto sano, tutto vispo, tutto amoroso il mio Oraziuccio.

— Oh! senti, Isabella, ti ho da confessare una cosa.... il tuo bimbo non si chiama Orazio.

— Non si chiama Orazio? Oh! allora come si chiama?

— Si chiama Omobono.

— Signore! e come può essere accaduto questo?