— Veda signor Orazio, questa creatura ha da essere proprio il bastone della sua vecchiaia. —
— Lo credo anch'io, rispondeva, rimane a vedersi però se su le spalle o nelle mani. Ora tu sai, Marcello, che a patirti bastone sopra le spalle quasi quasi mi ci era addattato, ma tu, per Dio, mi hai dato un picchio sul capo; questo non aveva presagito, ed a questo non mi posso adattare. —
E qui il povero uomo si asciugava il sudore; quindi riprese: — Ti ho fatto educare in ogni maniera di lettere e di scienze; e mi ci sono adoperato io stesso: dei classici tu mi hai fatto galletti, le grammatiche vendesti per comperarti tanta polvere da botta, la libreria convertisti in campo di battaglia; un giorno e' stette a un pelo che tu non mi mandassi all'aria la casa. Dopo tanto tempo perduto e tanto danaro speso mi fai il piacere di dirmi che cosa tu abbia imparato? Niente, nè meno a conoscerti un solennissimo ciuco ed a vergognartene. Un giorno mi dicesti:
— Che vuole ella, zio, io mi sento l'argento vivo nelle ossa; le parole, che leggo, dopo mezza ora mi pare che mi ballino il valzer davanti gli occhi, vorrei movermi.
— E così sia, ti risposi: vuoi milizia?
— No.
— Vuoi marineria?
— Nè meno.
— L'agricoltura ti garberebbe?
— Villano mi sento abbastanza senza bisogno di studio.