— Ora basta; ma, zio, non mi vuole dare altro, mentre sto in procinto di separarmi forse per sempre da lei? Ella pure mi ha detto che mi fu padre e madre; ora che fanno eglino i genitori quando i figliuoli vanno lontano da casa?

E tale favellando Marcello s'inginocchiò davanti allo zio; questi con una mano tenendosi sempre forte al tavolino, e l'altra abbassando sul capo di Marcello, disse:

— I fabbricanti di drammi pei teatri diurni tanto non hanno potuto sciupare le benedizioni, che non sieno sempre atti solenni; ecco io ti benedico per conto di tuo padre e di tua madre, ed anco per conto mio ricevi questa benedizione con la religione con la quale io te la do; la virtù, mi giova sperarlo, è come una miniera dentro al tuo cuore, scava di notte e di giorno e forse tu la troverai.

— Farò quello che potrò, zio: ma mi conservi intiero il suo cuore, me lo difenda, sa, dagli assalti dei miei nemici, che ora sapendomi disgraziato stanno come di regola per moltiplicare. La separazione nuoce sempre, sia che si parta, sia che si rimanga; infatti Agamennone tornando a casa trovò che la moglie, mentr'egli attendeva a coronarsi il capo di allori su lo Scamandro, ella glielo aveva inghirlandato di bene altre frasche in Argo; e per giunta Egisto lo ammazzò; e quella povera fanciulla ebrea, che non si sa nè manco come si chiamasse e fa piangere tanto, per essere corsa verso il padre reduce dalla battaglia, dopo aver pianto la sua verginità su i colli (allora le ragazze piangevano la verginità su i colli, adesso non ci è più pericolo che la piangano nè su i colli nè pei piani), ebbe a sentirsi segata la gola da quel malanno d'Jefte.

— O Marcello, tu mi rammenti cose tanto fuori di squadra, che io non ho mai saputo accordare con la idea dello eterno Architetto. Io non so se veramente Dio ci abbia fatto a similitudine sua; questo altro so bene, che gli uomini hanno fatto Dio a similitudine di loro e lo hanno conciato pel dì delle feste. Quando l'Angiolo scese dalla parte di Dio a comandare ad Abramo di ammazzargli il suo figliuolo Isacco, Abramo doveva mandare pei gendarmi e fare mettere l'Angiolo in prigione; e quando Jefte si presentò al gran sacerdote dicendogli: — ho fatto voto a Dio di segare la gola della mia figliuola, costui doveva rispondergli: — sega la tua, matto da catena; — ma qual sacerdote dissuase mai un galantuomo da commettere qualche bestialità? — Però ora non corre tempo di queste novelle... alzati e pulisciti i ginocchi....

— Il nostro Redentore, continuò Orazio, mandando gli apostoli a bandire la divina parola pel mondo disse loro: — picchiate e vi sarà aperto: oggi bisogna confessare che i tempi sono mutati; perchè se tu andassi a picchiare agli usci altrui, saresti sicuro che non ti sarebbe aperto, bensì ti rovinerebbero addosso cose più o meno solide con pronta tua edificazione; onde io ti munisco del debito viatico — e qui, tratto dalla cantera un portafogli, lo porse al nipote, che voleva schermirsi dall'accettarlo, se non che Orazio insistendo favella:

— Piglia, Marcello, e fa conto di vedere redivivo in me uno degli antichi Narbonesi, i quali prestavano il danaro per riaverlo nell'altro mondo; solo procura risparmiarli, perchè questi ti do volentieri, ma ti avviso che quando me ne chiederai degli altri, sarà lo stesso che chiederli al Conte Verde su la piazza del Municipio.

E tacquero: da una parte e dall'altra si erano detto tutto quello che avevano voluto dirsi; e pure stavano fermi uno di faccia all'altro senza osare guardarsi; due tazze colme fino all'orlo poste sopra uno zoccolo di granito, per tempo che volga, non traboccheranno mai; ed essi non erano diversi da queste. Marcello si attentò muovere un passo a ritroso. Sperava o no lo richiamasse lo zio? Questo non possiamo dire; certo è però che egli si trattenne alquanto sul primo, più risoluti impresse gli altri, a mezza stanza voltò le spalle e corse via a precipizio.

Corse e saltò gli scalini a quattro a quattro, ma giusto nello aprire l'uscio di casa si accorse di due cose, ch'ei giudicò nella diversa loro importanza ugualmente necessarie, pigliare il cappello e dire addio a Betta. Però da storici fedeli qui dobbiamo narrare come innanzi tratto egli pensò a Betta; ond'egli accostossi alla cucina, aperse piano piano l'uscio e sporgendo il capo vide Betta, la quale, malgrado la buona volontà, era stata vinta dal sonno, e con la faccia abbandonata sopra le spalle dormiva. Marcello si peritò svegliarla ed ebbe ragione, perchè sarebbe stato proprio peccato; tanto appariva piena di beatitudine; pareva che, come il patriarca Giacobbe, ella nei suoi sogni contemplasse gli angioli andare su e giù per la scala, che dalla terra arrivava fino alla botola del paradiso, a mo' di guardie del fuoco, che si affrettino a spegnere lo incendio; e se il signor Bersezio criticando osservasse che Betta non poteva rassomigliare il patriarca Giacobbe, perchè questi portava la barba e Betta no, gli risponderei, la si dia pace, caro signor Bersezio, che anche Betta la sua brava barba l'aveva, e se non se la faceva radere, non era certo per obbedire al divieto della legge delle dodici tavole, che probabilmente Betta non aveva letto mai e il signor Bersezio nemmeno[2]. Pertanto Marcello richiuse l'uscio, ed appoggiò il capo al pannello, giusto in mezzo al lunario che Betta ci aveva impastato sopra. In cotesto atto esclamò:

— O Betta, a te non correva debito amarmi, e pure mi amasti come madre; tu nel tuo cuore di donna hai trovato sempre una parola di conforto pei miei dolori, e nelle tasche del tuo grembiale uno scudo alle mie matte spese; tu benefica come il sole, senza curarti se ti avessi preso in uggia, tutti i giorni ti sei levata per me, mi hai schiarito e mi hai riscaldato. Quando ti sveglierai e mi saprai partito, tu certo mi accuserai di cuore sconoscente, e pure non è così; non potendoti fare adesso, come non ti ho fatto mai, verun bene, non mi è bastato l'animo di torti la pace del sonno! O Betta, ecco io piango per te, io, che non ho pianto nello staccarmi dallo zio; ma tu queste lacrime non vedi e non le crederai. O Santi, che formate tutto questo lunario su cui appoggio il capo, se durate in paradiso ad essere quei fiori di virtù che già foste in terra, deh! siatemi testimoni voi presso Betta della sincerità delle mie lacrime nel separarmi da lei.