E staccò il capo dal lunario, ma il lunario non si staccò da lui: come il Crocifisso, dicesi, si sconficcò dalla croce per istrignere nelle amorose sua braccia (bisogna avvertire per ogni buon rispetto ch'egli rimase sempre inchiodato nei piedi) santa Caterina da Siena, così il lunario si spastò dall'uscio per unirsi a Marcello, il quale lo rimise al posto per benino dicendo: Sta al tuo posto, che dei lunarii da qui innanzi parmi che io ne avrò da rivendere. Essendosi accorto poi di avere lasciato il cappello in camera dello zio, salì nella sua, ne prese un altro, e se ne uscì di casa, abbottonandosi il vestito fino al mento; e proponendosi di non tornarci finchè non avesse messo insieme quattordici milioni. Una voce interna si attentò obbiettargli: — O se fossero dieci non ci torneresti? — No signore, hanno da essere quattordici: cascasse un quattrino, non se ne fa nulla.

Betta, svegliatasi di soprassalto, corse nello studio di Orazio, e lo trovò sul pavimento svenuto: non si smarrì di animo la buona femmina, lo fece rinvenire, lo spogliò, lo sovvenne a coricarsi a letto, lo vegliò tutta la notte e per altre sei consecutive, finchè non si fu rimesso in piedi di cotesta batosta.

CAPITOLO TERZO Dove si fa conoscere chi fossero Orazio e Betta, non che le gravi considerazioni di Orazio sul consorzio umano in proposito del gatto Maccabruno vestito da Gesuita, e nel cane Tobia vestito da Giandarme.

Adesso che Marcello viaggia e Orazio è a letto custodito da Betta, parliamo un po' dei nostri personaggi, e cominciamo da questa, dacchè ultima ella ci cascasse dalla penna.

Bella era l'angiolo di Orazio; però voi non vi avete a figurare che Betta fosse buona come le pecore o le vitelle sono, mai no. Betta aveva conquistato valorosamente la sua bontà, aveva combattuto e aveva vinto le male passioni; i travagli della lunga contesa le si leggevano in volto: quantunque queste passioni ormai stessero rassegnate a non levare più il capo, tuttavolta Betta dal piglio risoluto e da una certa tal quale trucezza dello sguardo si mostrava pronta a riappiccare la battaglia dove occorresse. Questo tornava in massima lode di Betta, per mio avviso, imperciocchè che cosa valgano le innocenze o non tentate, o ineccitabili, o fuggitive, io non so vedere. Allora le cause del tenerci ritti paiono, e sono, poste piuttosto fuori che dentro di noi, mentre all'opposto per le virtù battagliere le cause stanno barbicate dentro l'anima nostra. Delle prime, dove il tentatore trovi modo di appoggiare le scale, novantanove su cento puoi giudicare che saranno espugnate, muraglie e cassero tutti di botto, mentre le seconde sono capaci di attendere il nemico ai merli, e, agguantatolo pel collo, scaraventarlo a capo fitto nel fosso. Insomma, quelle ti si mantengono oneste finchè la campana del furfante non le chiami a refettorio; per queste l'ora del ribaldo non viene mai, o l'orologio è scarico; per le prime tu hai il simbolo in Eva, prima che le si faccia davanti il serpente, per le seconde tu l'hai in Ercole bambino, che, trovatisi sotto mano nella culla due serpenti, senza cerimonie gli strozza. Tale è Betta, la quale essendosi condotta dagli anni primi della sua gioventù a vivere in casa del signor Orazio, mostrò possibili a stare insieme due cose dall'universale reputate contrarie, voglio dire reverenza ed affetto tra uomo e donna, e, quello che sembrerà eziandio più difficile, tra padrone e serva, anzi tra intelletto esperto in ogni maniera di sapere ed intelletto che dalla natura in fuori non pigliò mai insegnamento nè ispirazione da nessuno. I lunghi anni vissuti insieme da Betta e dal signor Orazio facevano fede che i cuori non sanno di ragguagli, non conoscono misure; e che quando essi sono coppe di oro il più o meno di oreficeria non cresce nulla al valore intrinseco della materia. Tutto questo quanto allo affetto: circa lo ingegno, Betta era la battuta che rimetteva in chiave i pensieri discordanti di Orazio; il piombino dell'archipendolo, che gli faceva ritrovare la linea retta smarrita per la copia dei pensieri o delle immagini che ribollivano nel cervello di lui: in una parola Betta era il buon senso in gonnella.

Di Marcello toccai abbastanza: importerà meglio dire dello zio, uomo proprio nato apposta per essere a suo tempo impagliato e messo nel museo di Storia naturale; egli nasceva di padre generoso, per colpa degli avi ridotto al verde di ogni bene di Dio; tuttavolta questo uomo per virtù di pertinacia trasse la famiglia della miseria con istento ineffabile, talchè il cavare la pietra dal pozzo non gli sembrava paragone bastevole ai travagli sofferti: quando, il forte uomo morì, se avesse lasciato ai suoi figliuoli retaggio così ricco di facultà come di esempii lodevoli, i figliuoli avrieno potuto condurre i Rotscildi per mozzi di stalla; ma dall'accurata educazione e dalla benedizione in fuori, più poco essi poterono raccogliere della eredità del padre, che non per questo venerarono meno come santa memoria.

Quando la disdetta piglia a perseguitare vogli popolo, vogli famiglia o individuo, tu ti potrai accorgere ch'ella procede a modo delle tempeste di mare, le quali non cessano mica da un punto all'altro; bensì, calato il vento, continuano a nabissare le onde, che a mano a mano scemano il mareggio e per ultimo quetano: pertanto, giusto a quel modo, la sventura, che infuriò nel padre, rallentava nei figli, ma non troppo, i quali per maggiore stroppio morirono tutti immaturi, eccetto Orazio, e senza lasciare altra discendenza da Marcello in fuori. Orazio, quando accadde l'accidente infelice, contava ventiquattro anni, ed era di corpo ottimamente composto e di aspetto gentile; adesso lo vediamo arrivato a cotesta età, che si può dire che stia a cavallo al fosso della morte e della vita, come sarebbe la cinquantina, con forse qualche altro anno per giunta, e nonostante ciò, a guardarlo bene, si sarebbe giudicato subilo che la bellezza doveva essere passata di costà: ma ciò poco rileva. Orazio, al pari del padre suo, era stato da madre natura scolpito nel porfido; rimasto solo superstite della famiglia, come la colonna del tempio della Concordia in Roma, si ficcò in testa rilevare la sua casa: veramente, pensandoci sopra, parve anco a lui una faccenda seria e difficile a un dipresso quanto pretendere che cotesta colonna unica, ritta, intendesse sollevare su la base le gemelle rovesciate e ricostruir il tempio: tuttavolta avendo sbandito dall'anima sua ogni altra passione ne commise il governo a due amori, o piuttosto ad un amore solo applicato a due cose distinte. Patria e famiglia. Una senza dell'altra egli tenne che non potessero stare; che questa venerò come il tempio, l'altra come la divinità. A che allevare figliuoli, educarli, tirarli su nello esercizio delle buone arti, ammaestrarli negli esempii magnanimi, eccitarli alla pratica della virtù, se poi avessero solo a limitarsi nei traffici o a perigliare sui campi? Ei tornerebbe lo stesso che mandare cappelli nell'isola (alcuni opinano che sia terra ferma e giaccia da queste parti), dove gli uomini per testimonianza di santo Agostino nascono senza testa. E per altra parte qual pro travagliarci nei negozii pubblici, sostenere contese, affrontare odii, patire di ogni ragione disagi, rilevare ferite, dalla stessa morte non rifuggire, se la lode e l'utile di tali fatti noi non potessimo, se superstiti, goderceli in casa co' nostri consanguinei e defunti lasciarli ai posteri pegno perenne di riverenza e di affetto? E' sarebbe lo stesso che sonare il violino dentro un campo santo. Orazio trovò la Patria serva, e più dei tiranni assai gli increbbero i popoli servi della propria viltà; oscuro e solo dapprima, poi con pochi eletti cominciò la terribile iliade di odio, da un lato barattato in tanto odio a misura di carbone; di amore dell'altro non ricambiato da amore se non che tardo e scarso; ond'egli, quando lo assaliva l'umore nero, diceva, ripeteva e tornava a ripetere il verso:

— Ho servito a signor crudele e scarso, —

ma s'egli apponesse cotesto verso, come fece messere Francesco Petrarca, all'amore, o se piuttosto a qualche altra cosa, come sarebbe il popolo, non lo lasciava capire.

Pari allo Anteo della favola, quante volte egli picchiò di uno stramazzone in terra, tante si rilevò più gagliardo di prima; e più destro di lui ei procurò di non farsi sollevare per morire soffocato nelle braccia di Ercole. Sembrava fatto dalla natura di panno di lana il quale per mantenersi immune dalle tignuole ha mestiere di essere battuto almeno una volta la settimana: nelle prigioni studiava quanto un benedettino, e ritemprava i ferri ed altri ne fabbricava, per tornare subito più infesto alla guerra sì dell'odio e della pietà; ma di ciò basta, che di Orazio a noi preme discorrere come privato.