La ipocrisia aveva virtù non solo di voltarlo sottosopra nel morale, ma gli cagionava le convulsioni: pietoso era e magnanimo, aborrente dal sangue; pure senza tema di aggravarmi la coscienza affermo che se la ipocrisia avesse avuto persona, egli per finirla a un tratto, l'avrebbe appostata al cantone, e quivi ammazzatala di una coltellata nel cuore; ma poichè la ipocrisia non vestiva persona, e di lei solo apparivano i portati, egli sgomento di poterli sperperare si rimaneva; imperciocchè se si fosse trattato unicamente dei tartufi neri, col tempo e la pazienza avrebbe sperato di metterci buon sesto: ora poi che pullulavano su a miriadi anco i tartufi bianchi, che a paragone degli altri pizzicavano due volte tanto, gli erano cascate le braccia e si era dato per vinto. Soleva rammentare sovente come il padre suo gli avesse lasciato per ricordi, primo di non avere che fare con gli uomini, co' cavallini e con tutta la robuccia piccina; secondo: se hai da comprare, compra giovane; perchè gli anni non fanno cascare solamente i denti e i capelli, bensì ancora le virtù; il diavolo appunto è cattivo perchè vecchio. In obbedienza al primo ricordo fuggiva come peste ogni luogo frequentato da insetti, ed una volta che gli accadde di passare accosto ad una botte di vino guasto, si cavò il cappello salutando rispettosamente i moscerini, e a cui sorridendo lo domandò che cosa intendesse con cotesta burla di significare, egli con volto scuro e vista paurosa rispose:
— Terribile è la potenza del piccino. Fra le fatiche di Ercole tu non ci trovi quella dei moscerini; guai a lui se l'avesse tentata, egli ne sarebbe uscito a capo rotto!
E fu creduto dai più ch'egli intendesse accennare ai mediocri in lettere, ai moderati in politica, alla turba dei giornalisti ebrei battezzati e cristiani circoncisi, i quali al mestiere antico di tosare le monete avevano aggiunto quello moderno di tosare le reputazioni dei galantuomini.
Si dilettava di arti; amò la poesia, ma più d'abaco, per modo ch'ei stava dietro ad una scrittura, con la quale intendeva dimostrare per via di operazioni aritmetiche, piane, facili e da stamparsi nei lunarii a luogo dove mettono i numeri del gioco del lotto, che i delitti rispondevano ad altrettante somme sbagliate. Ma se i modi suoi apparvero bizzarri, bisogna dire che per la favella si era ridotto a tale, che chiamare pane il pane, e sassi i sassi, ormai non sapeva più nè poteva.
Cotesto suo spirito, che ritraeva alquanto dello Sterne e moltissimo del Montaigne, un po' per imitazione dei begli umori italiani dei secoli decimoquinto e decimosesto, un po' per naturale propensione, si era fabbricato un linguaggio grottesco, a riboboli, che non immeritamente si potrebbe paragonare a quella maniera di pittura che si chiama raffaelesca, e nondimanco è più antica di Raffaelo assai: per essa in cima di uno stelo lunghissimo miri uscire da un fiore leggiadro a mo' di insetto anche più leggiadro una ninfa; più sotto un amorino che avendo alle spalle invece di ale un nicchio di chiocciola striscia su di melo granato e ride; là di mezzo a un canestro di fichi e di mele sbuca la testa barbuta di un filosofo; qui ai manichi di un candelabro stanno appese a guisa di spegnitoi due sfingi con la coda mezzo squame di serpe, mezzo foglie di acanto; in altra si corrono dietro sistri e crotali, lire e nacchere in compagnia di uccelli, di farfalle, di rose, vero stravizio di cervello ebbro di bellezza; ma forse il linguaggio di Orazio talora ritraeva piuttosto la follia del quadro di sant'Antonio dipinto dal Callotta, dove i diavoli fanno da artiglieri e da artiglierie, le quali accese alla bocca sparano tentazioni da un'altra parte, che non importa dire quale, contro il povero santo, e più spesso altresì rammentavano i dipinti di cotesta scimmia delle stranezza umane Hogarth: nè basta; vi era dei giorni che Orazio adoperava costantemente per esprimere i suoi concetti immagini e vocaboli desunti dall'architettura: così quella tua proposta gli pareva fuori di squadra; — questo discorso strapiombava, l'altro era cubo come un piedistallo, un ragionamento mancava di base, un concetto di capitello, qui tu mettevi l'architrave prima del cornicione e via discorrendo; un altro giorno dalla pittura; un terzo dalla chimica: in somma egli era cosa da farne strabiliare i cani, e ciò che riusciva giocondo egli era ch'ei si stizziva co' servi se non lo capivano di colta. Tu puoi ben credere che questo aere di bizzaria, diffondendosi intorno a lui, aveva a lungo andare viziato tutta la famiglia, tranne Betta, puritana settatrice delle cose semplici semplicemente significate; sicchè i suoi domestici si mostravano tutti uomini nuovi favellanti per via di traslati, d'iperboli e di metafore nelle più bizzarre maniere del mondo; le guali cose o per contradizione o per altro avevano abilità di rallegrare mediocremente Orazio, e qualche volta lo affliggevano, come accadde un dì, che uscendo di casa in compagnia del signor Bastiano gli si pararono su l'uscio acculattati il gallo Maccabruno e il cane Tobia, dei quali quello i domestici avevano vestito da gesuita, questo da giandarme. Orazio si fermò a guardarli tutto arruffato, e al signor Bastiano che ne sghignazzava disse severo:
— I miei servi mi hanno oltraggiato, perchè mi credono capace di aprire canova di civiltà, avendomene messo la insegna su l'uscio. — I poli della civiltà, almeno per ora, sono il gesuita e il giandarme.
Egli aveva composto parecchi libri, e quasi tutti o scritti o meditati in prigione, cui egli levava a cielo e metteva in cima di ogni altro istituto letterario; affermava, che messere Francesco Berni, nel suo capitolo del Debito, non era giunto a dire nè manco mezzo dei mezzi i grandi beni, che ci si trovavano dentro, e questo non per difetto d'ingegno, che il dabbene uomo aveva sortito dalla natura pari al cuore, bensì perchè ai tempi suoi la prigione non era arrivata al perfezionamento che tocca oggi. E poichè la materia lo merita, non fia grave udire come un tratto sponesse questo suo concetto. Accadde un dì che il signor Bastiano gli portasse a casa un diario inglese dove occorreva narrato il fatto seguente: in Londra la pubblica carità aveva istituito certa consorteria, di cui lo scopo consiste sovvenire alle fanciulle traviate; preside di questa una gentildonna, proprio di quelle che hanno la prima tacca sul mille, alla quale certa volta si presentava una meschina che con le lacrime agli occhi e il viso rosso espose: lei e la madre sua trovarsi ridotte a miserie estreme; fin lì essersi schermita lavorando giorno e notte; adesso, mancato il lavoro, non avanzarle altro scampo che accettare il prezzo della vergogna, la quale con insistenza diabolica le veniva offerendo una rea femmina: quanto a sè avrebbe preferito annegarsi nel Tamigi, ma la tratteneva il pensiero della madre inferma e vecchia... deh! per lo amore di Cristo la salvasse dalla disperazione. La gentildonna, continuava il diario, avere ascoltato la desolata con uno stringimento di cuore da non potersi dire, ma osservando le regole dello istituto averle dovuto rispondere: figliuola mia, a me non è concesso soccorrere altro che le pericolate, e tu sei pericolanda; fa una cosa, va prima a pericolare e poi torna, e credi che non ci sarà aiuto, che tu non possa sperare da me; tanto mi hanno tocco la tua modestia, la tua verecondia! — E qui Bastiano non rifiniva di pestare mani e piedi imprecando alla stravaganza inglese, alla pedantesca ipocrisia, alla crudeltà dei cuori saccenti e a un flagello di cose peggiori, se peggiori tu puoi immaginarle. Ora pensa com'egli avesse a rimanere, quando al termine della sua filippica, e giusto nel punto in che si asciugava il sudore, sentì esclamare Orazio:
— Grullerie! grullerie!
— Come grullerie! urlò il Signor Bastiano fuori dei gangheri.
— Ma sicuro, grullerie, perchè, Bastiano mio, se intendi crepare arrabbiato, non hai mestieri di uscire di casa: tu avresti dovuto arrabbiare già da un pezzo e per cose domestiche: questa sarebbe stata almeno rabbia patriotica. Dà retta, che io ti vo' chiarire, a patto che tu cessi di farmi gli occhiacci e ti ponga a sedere. Conosci tu il giardino dove la Filantropia coltiva i suoi fiori con lo studio, che altra volta mettevano gli Olandesi a educare i tulipani? Lo conosci?