E siccome Bastiano s'impazientiva, Orazio si affrettò ad aggiungere:
— Parlo della prigione in genere e dei penitenziarii in specie. La civiltà gli ha ai giorni nostri ordinati in modo, che il popolo, se vuole essere tenuto per carne battezzata, per creatura di Dio, per fratello degli altri fratelli del genere umano, per anima insomma, bisogna che si risolva ad ammazzare una mezza dozzina dei suoi simili, senza premeditazione s'intende, o per lo meno a sfondare un magazzino. Ecco il figlio del popolo onesto; cammina la notte co' piedi nella neve, e sopra il capo ha neve, nè alcuno lo ricovra sotto il suo tetto; ha le mani crispate dal freddo, i piedi dolorosi dai pedignoni, e non trova chi gli faccia luogo al caldano. Chi lo ricopre ignudo? Chi lo sfama? Chi lo disseta? Chi...? Certo, certo qualche cuore che non sia di pietra il poverino così di tratto in tratto lo trova... Diavolo! non siamo mica tutte bestie. Ma nota la diversità che passa tra il ladro e l'onesto, il ladro, che ignudo e assiderato dal freddo rubò nel bel mezzo di un giorno di gennaio, venuto in mano dei giandarmi, veri angioli custodi della società per evitare scandali si trova prima di tutto ad essere messo in carrozza dandogli il posto di dietro, e questo è già un diletto che in vita sua il meschino non aveva provato mai; condotto al penitenziario, cominciano a ficcarlo nel bagno caldo, ed anco questo gli giunge insolito piacere; poi lo puliscono, e questo pure gli avveniva fare da sè di rado per opera altrui giammai; gli tagliano i capelli; quando era onesto, per non avere di che pagare il barbiere gli toccava andarsene zazzerone; lo rivestono, ed ecco la veste, che non gli avevano mai dato la carità e il lavoro, gliela dà il delitto: ha stanza, ha letto ed oh maraviglia! strapunto ancora e lenzuoli e coperte; all'ora debita pane, minestra, carne e vino. Ch'è questo mai? Pargli sognare, si frega gli occhi, e torna a guardare; sì signore, egli non s'è punto ingannato; cotesti sono veri e vivi, pane, minestra, carne e vino. Allora piglia al cuore del disgraziato un pensiero molesto: che avesse proprio sbagliato a dare retta fin lì ai ricordi di sua madre, ai rimproveri del padre ed agli ammonimenti del parroco? Il cammino del galantuomo fosse quello appunto che menava dritto dritto alla rovina? Sente la contrizione, che gli si abbriva addosso, e cascando giù di sfascio recita il confiteor, e al mea culpa si dà botte nel petto da spaccare un muro maestro per avere resistito fin lì alla vocazione che lo tirava al ladro. E dopo il primo giorno le facende vanno di bene in meglio; da un lato pigliano a educarlo nella lettura, nella scrittura, nell'abbaco, e se più ne vuole e più gliene versano; in qualche bella arte l'istruiscono ancora, dandogli agio di perfezionarsi col non curare il guasto che si mena della roba sul principio, però che chi non fa non falla, e dove onesto e libero gli avrebbero rotto il regolo sciupato sul capo, e dato un calcio che lo spingesse a ruzzolare in mezzo alla strada, adesso che è ladro gli mettono in mano un altro scorcio di tavola, e lo correggono con carità. Anche i suoi buoni maestri di morale non mancano, veramente e' stanno lì per rammentare il proverbio: chiudere la stalla quando sono fuggiti i bovi; ma non fa caso, tanto glieli danno; nè basta ancora; letterati di conto, e insignis pietatis viri, come sarebbe a dire preti e frati, che incontratolo onesto per la strada lo avrebbero fuggito come il bufalo che cozza, adesso si degnano trattenersi in geniali colloquii con essolui, sostenendo l'assalto così delle cimici come delle pulci annidiate dentro le celle dei ritenuti; quanto granatieri della vecchia guardia la mitraglia di un ridotto; e non si fermano nè anco qui; chè uscito di carcere il nefario è messo sotto la protezione di qualche valent'uomo, il quale lo accomoda presso operai di sua conoscenza, perchè apprenda utili mestieri, e col vigilarlo, ammonirlo, soccorrerlo e persuadere i maestri a tenerlo con garbo, s'industria a farlo diventare persona agiata. Che se i padroni non riescono, non si può dire, senza ingiustizia, che la colpa sia loro. Dunque cessa di arrovellarti, e vedi come la migliore strada anco tra noi per diventare qualche cosa nel consorzio civile (per dirla co' Dottori) sia appunto il passare per la trafila della prigione; di tanto poi mi piacque chiarirti, Bastiano, come per chiosa a quel detto del santo evangelio, che non bisogna montare su i trampoli per isbeffare il fratello che ha il bruscolo nell'occhio, mentre nel suo ci sopporta una trave maestra: il meglio, Bastiano, che possano fare gli uomini consiste nell'adoperare carità gli uni verso gli altri, e pregare Dio che ci renda tutti più buoni, o per lo manco meno tristi.
I libri, che Orazio stampò, furono mai sempre volti ad accendere i petti degl'Italiani allo amore della Patria e della Libertà, e in questo meritavano lode non fosse altro per la intenzione; gl'incresceva avere a mescer l'odio nei suoi inchiostri, e più nell'anima sua; ma con Vienna e con Roma e con certi amici suoi peggiori di Vienna e di Roma messi assieme, e fattone tutto un pesto, non sapeva quali spedienti, oltre quelli suggeriti dall'odio, potessero giovare, però picchiava e picchiava forte, quale incudine sul martello, e certo non era stato per lui se, all'ora che faceva, Vienna e Roma non si trovavano ridotte in cenere; quanto ai nemici suoi avrebbe desiderato vivessero e si pentissero, ma non ci vedeva verso; però gli raccomandava a Dio o al Diavolo secondo il merito; comecchè andasse più che persuaso che quanto a raccomandarli a Dio gli era fiato perso. A parte il concetto, furono celebrati sopra modo i suoi libri per la vaghezza dello stile colorito, e per la lingua a quando a quando popolesca e vispa, o curiale e solenne, e anch'egli dalla corrente fu portato al Campidoglio, e salutato anch'egli da plauso infinito, e davvero tanto ei fu sciaguattato, che se non dette la volta e diventò aceto fu miracolo, e fece prova di essere vino di Chianti, ma non di Broglio, chè questo è fumoso e sfonda lo stomaco. — Non si ha però da credere che in questo suo trionfo mancassero le scede i vituperii come nei trionfi romani, ma tanto non sapevano o non potevano dire in biasimo suo, che egli non ne dicesse due volte più da sè.
«O povera, povera Patria, egli sclamava talora smorto in viso e con voce piagnolosa, a quali stremi condotta! Ora conosco sì che tu se' prossima al fallimento, e in procinto proprio di dare del sedere sul lastrone, se ti tocca mettere fuori questi fondi di magazzino pel tuo meglio! E dove prima ponevi in mostra nelle tue bacheche broccati d'oro, velluti finissimi o per lo meno damaschi, ora hai di catti e sporci bigelli e frustagni.» Ciò non pertanto aveva in uggia i critici, anco i buoni; perchè aveva visto di rado che non patissero tutti il vizio del mestiere, ch'era la saccenteria; o non si poteva capacitare come cervelli, che alla prova del fare riuscivano male e poco, presumessero insegnare altrui le ragioni del far bene. Se poi il critico, oltre al mostrarsi benevolo spettava alla specie di Brunellesco, che, sfidato da Donatello a scolpire meglio il Cristo, glielo lavorò tale da fargli cascare per istupore le uova dal grembiale, allora gli si cavava di berretta e gli baciava la mano.
Però, giudiziose o no gli apparissero le censure, benevole o maligne, non se ne tormentava mai: se ci era di cavarne costrutto le notava, se no, lasciava correre tre pani per coppia; quanto poi alle presuntuose, alle gaglioffe o alle maligne, una volta gli vidi pigliare con le molle del caminetto cento fogli della Gazzetta Piemontese, e, buttatigli sul fuoco, non disse altro che questo: — Scorpione! —
Potrei aggiungere molte cose sul conto del signore Orazio, ma se non giudico male, quelle che ho dette penso le abbiano a parere anche troppe e fo punto.
CAPITOLO QUARTO Vita e miracoli del Romanzo: della morte ne parleremo più tardi.
Miei amabili lettori — prima di mettere un altro passo protesto che nel nome di lettori intendo e voglio comprese anche, ed anzi principalmente, le leggitrici, tanto più che trattandosi di lettori maschi soltanto non si sarebbe potuto assegnare a tutti l'addiettivo amabili, almeno senza le debite riserve. Perchè poi adoperi così vorrei tacerle, ma sforzato dirò che lo faccio, perchè, secondo lo insegnamento antico, tutto quello che occorre nel mondo di savio e di gagliardo hassi a distinguere con nome maschile...
— E chi sono questi barbari, i quali si concedono commettere siffatte enormezze?
— La non m'interrompa, madama; veda, i romani costumavano così e non erano barbari; questi usavano la parola auctor a modo dello indovino Tiresia, ch'ella come sa, fu maschio e femmina, da bosco e da riviera; e noti ancora, Virgilio, che fu l'elegantissimo dei poeti latini, disse ducente Deo, e parlava di Venere; scrisse Deus impare gaudet, ed accennava a Proserpina....