Quinci si tolse e lavò col sangue glorioso delle battaglie il sangue scellerato delle proscrizioni civili; gli piacquero il fuoco, il ferro, lo stridore e il fumo, esultò nei gaudii della strage; con la spada nella destra e la bandiera della Libertà nella manca si fece a urtare di corsa il ridotto, che lo aspettava con bocca aperta de' suoi cannoni, quasi tigri in atto di sbranarlo; tutte codeste bocche balenarono, tonarono, e intorno si diffuse una procella di morte; ogni vista disparve così dalla terra come dal cielo, e Tersicore dal Parnaso non sapeva nè manco lei a qual santo raccomandarlo, tanta era la confusione degli Dei che le mulinava per la testa... quando di un tratto, sgombrato l'aere, ella lo rivide in cima al parapetto drappellare la bandiera della Libertà, col piè calcante un uomo ucciso, più radioso per avventura che non fu Dio quando soffiò la vita nell'uomo. In seguito avendo meditato i cari versi di Tommaso Grossi intorno alla gloria, si fa pacifico,
E vede come alfine ella le incresce
Se una imagin di amor non vi si mesce.
Però ridottosi a vivere in città, si rese frate: se i monasteri fossero di maschi o di femmine non distinse, o piuttosto non volle distinguere; entrò in tutti; e quivi egli legò amicizia con Abelardo ed Eloisa, eterno sospiro dei veraci amanti; anzi fu proprio lui il primo che vide il sepolto amante levare le braccia, quando gli scoperchiavano il sepolcro per mettergli a riposare allato la sua Eloisa. Uscendo di lì col cuore chiuso, occorse nella Teologia, e per sollevarsi, le trasse la parrucca di capo e gliela buttò nella Dora; capitatagli fra i piedi la Politica, la ghermì per la coda, e mulinatala un pezzo, la frombolò come un gatto morto in piazza Castello; allo svoltare dal canto della Università, trovatasi innanzi la Metafisica che s'incamminava co' suoi arnesi a mettere al tormento i cervelli dei poveri giovani, non potè resistere alla tentazione di darle a mano aperta un solennissimo picchio sul berettone e ingozzarglielo fino al mento: la Metafisica poi non fece sembianza di accorgersene, anzi non tentò nè anco di tirarselo in su, nè parve che col berettone sugli occhi vedesse meno; al contrario taluni avvisarono ch'ella a quel modo vedesse di più e più chiaro, ed anco a lei parve così; rallegratosi il cuore, il Romanzo fu preso da immenso affetto del popolo, e di botto lo andò a visitare nelle soffitte dei palazzi, dov'egli abita forse per trovarsi sottomano il paradiso, a cui lo accostano ogni giorno più i patimenti che dura.
Colà pose amore alla fanciulla di madre sempre viva e di padre sempre morto in battaglia o sul mare, la incoraggì, la sostenne, le cinse il capo di una ghirlanda di fiori immortali, colti nei giardini dello amore e dell'allegria; egli le ornò la stanza, egli insegnò al suo canarino i bei versi che chiamarono sul tetto uno stormo di pennuti amatori a plaudirgli col canto, egli gli mutò l'acqua, gli riempì la cassetta di pannico e lo ricompensò della dolce canzone col pinolo; ma soprattutto fu pei conforti del Romanzo; che la fanciulla si sentì rafforzata le dita al lavoro, e diventò zuava del cucito; egli la fece valorosa da tenere sempre fuori della porta la miseria, la quale di ora in ora si provava stendere la minaccia trista per arraffarle la mamma, e portargliela all'ospedale. La fanciulla, sovvenuta dal Romanzo, sostenne le querimonie della vecchia, le durezze, le male parole, i rinfacci; studiò le mancasse mai nulla; ella talora digiunò un giorno, affinchè nella scatola della madre non mancasse tabacco, e avesse a masticare il suo bravo zucchero candito; ringraziata, ne rimase lieta, pagata d'ingratitudine pianse, ma raddoppiò le sue cure; quando per ultimo la vecchia venne a morte, il Romanzo andò pei casigliani perchè salissero su, o scendessero a vestirla e vegliarla, andò a trovare il falegname, il quale per carità fece la cassa, ed egli ce la ripose dentro, e ci dipinse sopra la sua brava croce col pennello imprestatogli dal pittore accanto, e con la filiggine stemperata nell'acqua: chiamò eziandio quattro giovanotti della contrada, ognuno dei quali si mise in ispalla una stanga della barella, ed egli precedendo con la croce, portarono il cadavere al camposanto, dove lo sepellirono implorando alla defunta, che Dio nel giudicarla guardasse meno ai suoi peccati, che alle angoscie patite nei suoi giorni brevi ed infelici.
Tornato a casa per consolare la ragazza, si accorse com'ella il consolatore se lo fosse bello e trovato nel giovane pittore, che andato per ripigliare il suo pennello e' ci era rimasto a piangere; e poichè piangere non si può sempre, i giovani si misero a leggere, e il Romanzo, niente impermalito, stette lì aperto in mezzo a loro per dilettarli, ed anco un pocolino per istruirli, ma leggi, leggi, anche questo viene a noia, onde un bel giorno chiusero il Romanzo, ed egli non vide più nulla; quando ei rimase chiuso, il Romanzo non sa, chè gli avevano rubato l'orologio alla fiera di Novara, ma ci deve essere stato un pezzo, perchè ruzzolando certa volta per terra, si aperse e vide... che vide? La povera fanciulla con gli occhi gonfi, le chiome sciolte, dimagrata da per tutto, meno nei fianchi, affaticarsi a soffiare dentro un caldano pieno di carboni. Il Romanzo innanzi tutto spalancò la finestra, che non si sentiva punto voglia di rimanere soffocato per compagnia, poi si accostò alla fanciulla e pianamente le disse: «Matta, che fai? Ci capita così presto addosso la morte, che a fè di Dio non vale il pregio affrettarla con le nostre mani; ti par'egli colpa di morte dare la vita ad un'altra creatura? Matta; e non vedi che questo egli è come un rubare il mestiere al Creatore? Quanto ai rispetti umani, pensi che sarà lodato dagli uomini chi si va a rimpiattare col suo errore dentro una fossa, o non piuttosto chi resta valorosamente ad espiarlo? Il fallo cara mia, è un debito come gli altri, che va saldato, e la morte rassomiglia alla bancarotta; la virtù poi di madre la è spugna, che basta a cancellare qualunque trascorso di donzella; rimanti, rimanti, e ti conforta col pensiero, che dove voce di femmina non arriva più, aggiuntata con la voce del pargolo, arriva sempre o quasi: io poi che mi trovai pei mezzi, ed ho bisogno di rimettermi in credito, veglierò per te.»
E il buon Romanzo attenne la promessa, poichè entrò in casa al pittore diventato famoso, e chiappatolo a frutto, gli narrò un giorno la sua storia, con tinte messe a chiaroscuro così a pennello, che il pittore si sentì tutto scombussolato dentro; e poichè conduceva allora su la tela il quadro dell'Assunta, ed aveva lasciato in bianco il capo di un angiolino, non gli essendo occorso modello capace di stare a confronto co' tanti che ci aveva di già disegnato, gli parve la provvidenza lo avesse fatto a posta, perch'ei ci mettesse la immagine del suo figliuolino, che doveva nascere bellissimo, perchè la mamma sua era molto arcibellissima, ed egli non si poteva chiamare brutto — qui si guardò allo specchio lisciandosi i baffi; — onde di punto in bianco scese tre piani, ne salì sette, entrò nella soffitta della desolata, chiese perdono, e, figurarsi! l'ebbe; abbracciò, fu abbracciato, eccetera...
Correva appunto un giovedì quando tutte queste cose accadevano, e nella domenica prossima in casa al pittore cascò, stò per dire, un diavolìo di sacramenti, perchè la donna fu confessata, l'uomo comunicato, ed amendue congiunti in matrimonio: nè basta; che usciti appena di chiesa la sposa, a cui per allegrezza si erano commosse le viscere, partorì; però ebbero a tornare in chiesa da capo, affinchè battezzassero il bambino, e il prete lo battezzò; se non che, mentre si metteva gli occhiali sul naso per registrarlo sul libro delle anime, ammonì lo sposo che non pigliasse di coteste rincorse, altramente egli si esponeva a rischio di condurre ai fonti battesimali la sua discendenza in gregge, come il profeta Giacobbe spingeva le sue pecore a pascere nel paese di Canaan.
È fama che il Romanzo in cotesto giorno, entrando e uscendo di chiesa, correndo pel parrucchiare, per la balia, pei convitati, per le provviste et reliqua, tutto rosso in viso ed affannoso, mentre si asciugava il sudore, esclamasse: «Quando faceva il Figaro figuro era un mestiere cane, ma fare il Figaro galantuomo è un cane mestiere.»
Avendo preso amore pei luoghi alti come il Dio Moloc, il Romanzo quinci spiccando un salto si recò sul campanile della Madonna di Parigi, e colà assistè allo amore del prete che piglia il filo su la pietra stessa dove arrotano i rasoi, conobbe i baci sacrileghi, i quali dove toccano lasciano il livido, descrisse gli abbracciamenti satanici, che stringono una creatura vivente, e la lasciano cadavere, ed un bel giorno consigliò Quasimodo e lo sovvenne a scaraventare Claudio Frollo di sotto al campanile.