— E che sai tu dei pensieri che mi galoppano per la mente? La Dio grazia, le ossa e la carne tappano meglio il cuore del pastrano abbottonato fino al mento.

— Oh! non tappano nulla, ed io glielo miro sopra la fronte, come se ce lo avesse scolpito il signor Bastiano.

— Sì eh, o indovina, via...

— Marcello!... Marcello! bisbigliò sommesso Betta, curvandosi sopra Orazio.

Mirabile contradizione umana! Orazio aveva provocato la risposta di Betta; dirò di più; egli l'aveva presagita, se fosse stata diversa l'avrebbe afflitto, ed ora invece di rallegrarsene se ne adontò, sottrasse il capo dalle mani di Betta, levossi in piedi respingendo il seggiolone con ira, e si mise a passeggiare per la stanza stizzito così, che peggio non appare un poeta ruggente, in cerca della chiusa del suo sonetto, e smanioso diceva:

— Ecco gli avanzi che l'uomo fa, quando si addomestica troppo i suoi servitori: questi finiscono con lo stimarlo meno di un truciuolo; io le aveva detto e ripetuto non so quante volte, che al mio nepote io non voleva pensarci più; epperò non ci pensava mai; ora se Betta avesse saputo l'obbligo suo, doveva credere alle mie parole, e non levarmi il rispetto, dandomi una mentita sopra la faccia, e venirmi a sostenere così di punto in bianco che io penso sempre a cui io ordino che si creda che non penso mai.

Betta non rispose nulla, se non che alla sesta giravolta agguantò Orazio per un braccio, e lo ricondusse soavemente a sedere: allora Orazio, quasi in tacito pegno di pace, mise la sua dentro la mano di Betta, la quale, sentendola madida di sudore e tremante, fu commossa da un struggimento interno da non potersi dire, e gli occhi le si gonfiarono di lacrime: provò a trattenerle, ma e' non fu nulla, che le stavano lì lì per uscire fuora, e dall'altro canto non le volea piangere; imperciocchè se con le sue lacrime fosse venuta a crescere il fascio dell'afflizione di Orazio, povera a lei! che le sarebbe parso di commettere un peccato, e grosso. Di botto die' in uno strido, ed esclamò subito:

— Il mio occhio! Mi è entrato un bruscolo dentro l'occhio. Signore Orazio, per carità, mi soffi dentro l'occhio.

E Orazio subito rizzato in piedi, intanto che Betta, tirando in su in giù la pelle delle palpebre, scopriva quanto più poteva della congiuntiva dell'occhio, ci soffiava dentro come un mantice, di ora in ora osservando:

— Misericordia! Quante lagrime! ti deve angosciare davvero questo maledetto bruscolo?