— Dunque faccia una cosa, scriva al conte Scotti; questi mi pare che non lo abbiano a tenere tanti rispetti.
— Per questo poi tu ti sei apposta, egli è una perla, ma che vuoi tu? La stagione mi corre nemica: ogni anno di carnovale il conte perde la testa a cagione dei piedi di qualche ballerina.
— Dunque ci mandi un uomo a posta che frughi, e rovisti per ogni angolo tanto che le riporti notizia di Marcello.
— Tu l'hai detto! Per poco che il mio messaggiero si mostrasse curioso o impacciato, correrebbe rischio di essere spedito in Moravia per sospetto di spia, e forse dietro a lui Marcello a fargli riscontro; perchè gli Austriaci hanno in corpo il diavolo della simmetria; tanto è vero questo, che qui in Italia non impiccano mai un Italiano solo. Queste sono faccende delicate, Betta mia, adagio ai ma' passi. Se vuoi vai, e se non vuoi manda, egli è un proverbio d'oro... e bisogna finirla.
Questo dicendo, Orazio prese un candelliere e se n'entrò in camera, dove Betta non lo seguitò, pensando che andasse per qualche suo agio, ma ella ebbe a restare trasecolata quando lo vide comparire indi a poco vestito di tutto punto abbottonato fino al mento, il fascettone di lana intorno al collo, guanti e bastone.
— E ora in cotesto arnese dove va, che sia benedetto?
— Vado a Milano.
— A Milano! esclamò Betta spaventata; e subito dopo, quasi per mettere un travicello in mezzo alle gambe della costanza di Orazio, e farlo stramazzare alla traditora, soggiunse: il passaporto?
— Da parecchi giorni io l'ho in tasca.
— Col visto del console austriaco? soggiunse Betta pallida in faccia pel presagio della disfatta.